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Gas dall’Algeria, anche Enel rinnova il contratto ma con volumi dimezzati

di Sissi Bellomo


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3' di lettura

Dopo Eni , anche Enel ha rinnovato il contratto per l’importazione di gas dall’Algeria, mettendo ulteriormente al sicuro gli scenari di approvvigionamento dell’Italia. Anche questo accordo – come quelli siglati di recente dal gruppo di San Donato e da altri clienti europei – è comunque di durata inferiore rispetto a quello in scadenza e riguarda forniture decisamente ridotte, a conferma del progressivo declino del Paese nordafricano come esportatore.

Enel non ha precisato i volumi, ma l’ha fatto il ceo di Sonatrach, Rachid Hachichi, dichiarando che si tratta di 3 miliardi di metri cubi (bcm) l’anno. Il contratto precedente, che scadrà a dicembre, prevedeva la possibilità di acquistare fino a 7 bcm l’anno. Inoltre aveva una durata ventennale, mentre stavolta l’impegno è per otto anni a partire dal 1°gennaio 2020, con la possibilità di proroga per ulteriori due anni.

Anche sulle condizioni di vendita Enel non ha offerto dettagli, limitandosi ad affermare che i nuovi termini contrattuali «riflettono l’evoluzione del mercato italiano del gas» e rendono il suo portafoglio di fornitura di gas «più diversificato, competitivo e flessibile»: parole che lasciano intendere che vi sia stata qualche concessione rispetto al passato, quando gli algerini difendevano a spada tratta prezzi indicizzati al petrolio e rigide clausole take-or-pay, che imponevano il pagamento di buona parte delle forniture anche in caso di mancato ritiro.

Il mercato è in effetti cambiato. L’Italia si avvia a ricevere gas anche dal Mar Caspio, attraverso il Tap. Ma soprattutto c’è un eccesso di offerta di gas liquefatto (Gnl), che gli Stati Uniti in particolare stanno proponendo con uno stile commerciale aggressivo, costringendo i fornitori tradizionali – compresi quelli via tubo – a offrire condizioni più favorevoli ai consumatori.

Anche a causa dell’accresciuta concorrenza, il prezzo del gas sui principali hub europei è crollato e in questi giorni al Ttf olandese e all’Nbp britannico è addirittura ai minimi da dieci anni.

Cambiamenti profondi sono però intervenuti anche sul fronte algerino. Il Paese nordafricano è in una situazione politica ed economica precaria, che di recente ha portato alle dimissioni forzate del presidente Abdelaziz Bouteflika dopo vent’anni al potere: rinnovare i contratti di esportazione del gas è di cruciale importanza per rimpinguare le casse dello Stato.

Allo stesso tempo l’Algeria è sempre più debole come fornitore di idrocarburi, tanto che in futuro rischia di non riuscire più a soddisfare le richieste dei clienti. Da un lato la sua produzione di gas è in declino, dall’altro i suoi consumi interni crescono a ritmi intorno al 10% l’anno, una dinamica che ha spinto l’ex ministro dell’Energia Mustapha Guitouni a lanciare un allarme lo scorso dicembre: «Se non cambia nulla, dal 2022 non saremo più in grado di esportare gas».

Enel non è l’unico cliente europeo ad aver rinnovato il contratto per il gas algerino con durata e volumi più che dimezzati. Il ceo di Sonatrach ieri ha ricordato che le forniture annuali riservate a Eni sono scese a 9 bcm, mentre la spagnola Naturgy avrà 8 bcm, la turca Botas 5 bcm e la portoghese Galp 2,5 bcm.

Il ridimensionamento degli impegni non sorprende. L’Algeria l’anno scorso ha esportato 51,5 bcm di gas (di cui un quarto sotto forma di Gnl), il 4,6% in meno rispetto al 2017 e circa il 15% in meno rispetto a una decina d’anni fa. Anche i tre gasdotti dal Paese (il Transmed verso l’Italia è il più grande) oggi appaiono sovradimensionati: la capacità nominale complessiva è di 52 bcm l’anno.

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