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Gas, lo sciopero in Norvegia mette a rischio il 60% delle esportazioni

La protesta dei lavoratori del settore rischia di compromettere il 60% delle esportazioni. Possibili ripercussioni anche sulla produzione di petrolio

Aggiornato il 5 luglio alle 16:41

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2' di lettura

Uno sciopero dei lavoratori del settore petrolifero e del gas minaccia di tagliare le esportazioni di gas dalla Norvegia di quasi il 60 per cento: lo fa sapere il gruppo imprenditoriale Norwegian Oil and Gas Association, precisando di essere stato costretto a chiudere già tre giacimenti e che, se lo sciopero continuerà, le esportazioni di gas della Norvegia dovrebbero essere ridotte di oltre la metà entro sabato e di più di 340.000 barili di petrolio grezzo. L’impatto della mobilitazione ha avuto effetti pesanti sul prezzo del gas che martedì ha raggiunto prezzi record, superando i 170 euro al megawattora sulla piattaforma Ttf per poi ritracciare.

Lo scontro sui salari

«Quasi il 60% delle esportazioni di gas dalla piattaforma continentale norvegese sarà influenzato dall’azione di sciopero se sarà ulteriormente intensificata», afferma il gruppo.

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Lo sciopero degli addetti alle piattaforme petrolifere e del gas norvegesi nel Mare del Nord potrebbe avere conseguenze anche per l’approvvigionamento di altri Paesi europei. Fallite le trattative sui salari, riportano media internazionali, inizialmente hanno incrociato le braccia 74 tra impiegati e tecnici, ha spiegato il presidente del sindacato Audun Ingvartsen alla stampa tedesca.

Da domani altri 117 lavoratori hanno minacciato di interrompere la produzione in altri tre siti, che rischiano la chiusura. I sindacati - ha riferito Ingvartsen - speravano in un rapido avvio delle trattative. Ora affermano che in mancanza di negoziati, altri 191 dipendenti di tre grandi piattaforme potrebbero entrare in sciopero dal 9 luglio.

L’impatto sulla produzione di gas e petrolio

Secondo l’organizzazione dei datori di lavoro Norsk olje og gass, se lo sciopero si estendesse, il 13% della produzione totale di gas della Norvegia potrebbe risentirne. «Lo sciopero comporterà una perdita di produzione di petrolio di 130.000 barili al giorno e una perdita di produzione di gas di 292.000 barili di petrolio equivalente al giorno», ha affermato l’organizzazione.

Lo sciopero rischia di creare problemi a diversi Paesi dell’Ue che, non ricevendo più forniture di petrolio e gas russi a causa dell’invasione dell’ Ucraina, hanno aumentato gli acquisti dalla Norvegia. Quest’ultima ha già aumentato la sua produzione di gas e ha annunciato che quest’anno avrebbe aumentato le sue vendite dell’8%. Finora la Ue ha importato circa il 20% del suo gas dalla Norvegia.

La situazione stoccaggi

Proseguono gli stoccaggi di gas naturale pur con i prezzi elevati registrati dal metano per le consegne in agosto. Con importazioni totali per 242,256 milioni di metri cubi e 9,09 milioni di produzione nazionale, in crescita rispetto a una media giornaliera poco sopra gli 8 milioni, vengono iniettati oggi nei depositi 88,505 milioni di metri cubi di metano.

Quanto ai Paesi da cui importiamo, si conferma in testa l’Algeria (64,26 milioni di metri cubi), seguita dalla Russia (47,01 milioni), dal Nord Europa (43,139 milioni) e dall’Azerbaijan (28,84 milioni). Seguono i rigassificatori di Cavarzere (Rovigo), con 26,8 milioni, Livorno, con 14,26 milioni e Panigaglia (La Spezia) con 9,29 milioni di metri cubi. I consumi stimati per oggi sono di 139,76 milioni di metri cubi, mentre la quota destinata alle esportazioni e alle reti di terzi è di 23,07 milioni.

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