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Gas, Gazprom sfida Eni sui contratti: aperto arbitrato

La procedura è stata avviata il 10 gennaio scorso, è emerso da un report della società russa, e verte su «divergenze di interpretazione» relative ai contratti di fornitura

di Sissi Bellomo

Stop megabollette, prescrizione per gas, luce, acqua

La procedura è stata avviata il 10 gennaio scorso, è emerso da un report della società russa, e verte su «divergenze di interpretazione» relative ai contratti di fornitura


3' di lettura

La storica relazione che lega Eni e Gazprom sembra essersi incrinata. Il colosso russo del gas ha avviato un arbitrato contro la compagnia di San Donato – uno dei suoi maggiori clienti in Europa – per risolvere «divergenze di interpretazione» sui contratti di fornitura di lungo termine. La notizia è emersa a sorpresa da un report finanziario di Gazprom Export, diffuso per il momento solo in lingua russa e ripreso – in termini molto scarni – da alcuni media locali. Rimbalzata in Italia, non ha ricevuto smentite da parte del Cane a sei zampe.

L’apertura del contenzioso risale al 10 gennaio, dunque non è legata al crollo dei consumi di gas provocato dal coronavirus. Gazprom era comunque già da tempo alle prese con un rallentamento delle vendite e un declino dei prezzi sul mercato europeo, legato in parte all’arrivo di quantità crescenti di Gnl dagli Stati Uniti.

Il 10 gennaio, si apprende dall’agenzia Tass, l’avvio del procedimento è stato notificato all’Eni e quest’ultima ha risposto a Gazprom l’11 febbraio. Attualmente si starebbe discutendo su chi dovrà dirimere la controversia. Potrebbe essere il Tribunale arbitrale di Stoccolma, o magari la Camera di commercio internazionale di Parigi, alla quale si era rivolta Saipem dopo che i russi avevano rescisso il contratto per la posa dei tubi del gasdotto South Stream. La disputa , avviata nel 2014, si è risolta solo l’anno scorso con un accordo amichevole che ha riconosciuto un indennizzo alla società guidata da Stefano Cao.

La prima disputa non risolta con una trattativa

Eni e Gazprom finora non hanno mai avuto dispute sui contratti che non potessero essere superate con la trattativa. I russi in passato si sono sempre mostrati molto flessibili nell’applicazione dei contratti e la compagnia italiana in qualche caso è riuscita a strappare concessioni importanti.

Nel 2014, quando aveva rinegoziato l’attuale contratto di fornitura, Eni aveva fatto sapere di aver ottenuto un maggiore allineamento con i prezzi di mercato del gas (piuttosto che un’indicizzazione piena al petrolio, come in precedenza) e una maggiore flessibilità delle clausole take-or-pay.

Il contenuto dei contratti è top secret. Ma secondo indiscrezioni Mosca aveva adottato all’epoca una nuova formula, molto complessa, per calcolare il prezzo delle forniture di gas all’Eni: una «soluzione astuta», l’aveva definita all’epoca il segretario generale di Cedigaz Geoffroy Hureau, che avrebbe consentito di «offrire all’Eni prezzi legati al mercato, consentendo allo stesso tempo a Gazprom di mantenere l’impegno di indicizzazione al petrolio».

Proprio da questa complessità potrebbero essere nate le «divergenze di interpretazione», oggi che il mercato presenta gravi difficoltà per i produttori di gas.

Sui principali hub del Vecchio continente il combustibile – che era già sceso ai minimi storici nel 2019 – ha continuato a deprezzarsi fino a scendere di recente sotto 2 euro per Megawattora e far temere la possibilità di una discesa sotto zero, come era accaduto brevemente ad aprile al petrolio Wti.

Tutti i fornitori di gas sono in sofferenza, compresi gli Usa, che hanno dovuto rallentare l’attività degli impianti di Gnl. Nel caso della Russia, le estrazioni di gas nei primi 5 mesi di quest’anno sono diminuite del 9% (ossia di circa 30 miliardi di metri cubi) secondo l’Agenzia internazionale dell’energia.

La causa principale sono le minori esportazioni via gasdotto: quelle di Gazprom tra gennaio e maggio si sono ridotte addirittura di un quarto, stima l’Aie, una contrazione simile a quella dei flussi dal Nord Africa. La Norvegia invece nello stesso periodo ha perso solo il 4%, nonostante Equinor abbia dichiarato di voler privilegiare i ricavi piuttosto che i volumi di vendita.

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