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Gas, il governo abbassa da 12 a 9 miglia marine il divieto di estrazione

Se si volesse sfruttare l’intero capitale minerario dell’Alto Adriatico l’investimento potrebbe aggirarsi sui 2-3 miliardi di euro

di Jacopo Giliberto

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3' di lettura

Dei 30-40 miliardi di metri cubi di metano nascosti in profondità sotto l’intoccabile fondale del golfo di Venezia potrebbero essere estratti circa 15 miliardi di metri cubi, la metà, da solamente un paio di giacimenti. Potrebbero essere estratti con la consueta gradualità mineraria, ovviamente; circa 700 milioni di metri cubi l’anno. Non si riesce a estrarre quel metano tutto insieme, e deve trafilare lentamente per oltre una dozzina d’anni dalle rocce profonde che ne sono impregnate. Se invece si volesse sfruttare l’intero capitale minerario dell’Alto Adriatico l’investimento complessivo potrebbe aggirarsi sui 2-3 miliardi di euro.

La disponibilità di 10-15 miliardi di metri cubi dall’Alto Adriatico è una delle stime degli effetti del decreto Aiuti quater, il quale ha riaperto all’utilizzo dei giacimenti nazionali in sostituzione di pari quantità di gas estratto in Paesi remoti, liquefatto, caricato sulle navi metaniere e rigassficato in Italia.

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Trent’anni di blocco

In particolare, il Governo ha tolto due vincoli. Ha cancellato il bando totale a due dei molti giacimenti del golfo di Venezia e dell’Alto Adriatico, bloccati per legge da più 30 anni per paura che estrarre il metano dalle profondità dell’Adriatico possa avere effetti anche sull’equilibro di Venezia. Il divieto sacrale riguardava i giacimenti a nord del parallelo di Goro; sono stati liberati dal vincolo quelli davanti al delta del Po fino al 45° parallelo ma restano vietati i 9 giacimenti davanti a Venezia.

Inoltre il decreto Aiuti quater potrebbe liberare i giacimenti in tutta Italia alla distanza superiore di 9 miglia dalla costa (16,6 chilometri), invece delle 12 miglia (22,2 chilometri) che costituiscono il limite delle acque territoriali e del divieto alle perforazioni.
Per l’Alto Adriatico, verrebbe tolto il divieto totale su due giacimenti di fronte al Veneto e di fronte a Comacchio (Ferrara). Ma l’aggiustamento della distanza a 9 miglia potrebbe riaprire un giacimento al largo di Brindisi e alle grandi riserve del Canale di Sicilia come le aree Argo e Cassiopea ma anche al giacimento Panda che potrebbe dare 1,7 miliardi di metri cubi.

Il grande giacimento sottocosta

Perché dei 30-40 miliardi di metri cubi dell’Alto Adriatico se ne possono usare solamente alcuni? La risposta è semplice. Rimangono alcuni divieti.

Per esempio, il decreto Aiuti Quater ha escluso i giacimenti troppo piccoli per essere competitivi. Inoltre molte delle riserve dell’Alto Adriatico restano sopra il 45° parallelo. Per esempio un’area mineraria, la più grande del grappolo di giacimenti dell’Alto Adriatico, è troppo vicina a Venezia, nel mare proprio di fronte all’isola di Pellestrina e davanti alla frazione San Pietro in Volta. La precauzione dice che è bene lasciare là quel gas.
Ma altri giacimenti sono remoti, in tanta malora, e un abbassamento eventuale di alcuni centimetri del fondale immediatamente sopra ai pozzi in mezzo al mare non avrebbe alcuna conseguenza per nessuno, pesci compresi.

Dove sono le riserve

I pescatori di Chioggia e Pellestrina conoscono al largo in mezzo al mare i Tre Pali del giacimento abbandonato Ada. Sono tre piattaforme a stelo, piantate nel fondo del mare e alte sopra le onde; ci sono le segnalazioni alla navigazione e nelle giornate di nebbia riempiono l’aria con il suono lugubre di una cupissima sirena di segnalazione. Non sarà utilizzato.
Più a sud, di fronte a Comacchio e Porto Garibaldi, ci sono i vecchi giacimenti Naomi Pandora e Irma Carola. Il giacimento Irma Carola, a circa 1.500 metri di profondità sotto il fondo del mare, è stato ribattezzato Teodorico e la compagnia australiana Po Valley ne ha ottenuto un anno e mezzo fa il via libera ambientale. Il progetto prevede una piattaforma (non abitata) per estrarne 850 milioni di metri cubi di metano in circa 16 anni.
Di Teodorico è stato studiato che effetto potrebbe avere alla superficie del fondo del mare l’estrazione di metano dalla profondità del sottosuolo. I modelli dicono che, al termine dei 16 anni di estrazioni di gas, sopra al pozzo dovrebbe essere rilevato un abbassamento del fondale di circa 2 centimetri nel raggio di un paio di chilometri attorno alla piattaforma.
Il giacimento Teodorico non è attivo, per cui il modello è una stima sul futuro, ma il paio di centimetri è la misura rilevata nella realtà dai giacimenti attivi da 30-40 anni nel resto dell’Adriatico.

Riproduzione riservata ©
  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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