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Gas lanciato verso prezzi negativi in Europa. Il Qatar: da noi mai tagli

Se il petrolio si è ripreso, non c’è fine ai ribassi per il gas. In Europa il valore del combustibile è sceso di altri due terzi nell’ultimo mese, arrivando vicino a 2 €/MWh sul principale hub, il Ttf

di Sissi Bellomo

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(XINHUA)

Se il petrolio si è ripreso, non c’è fine ai ribassi per il gas. In Europa il valore del combustibile è sceso di altri due terzi nell’ultimo mese, arrivando vicino a 2 €/MWh sul principale hub, il Ttf


3' di lettura

Un crollo del gas a prezzi sotto zero potrebbe essere imminente in Europa. La fine della paralisi da coronavirus e il calo delle forniture non sono serviti a risollevare il mercato, che anzi continua ad indebolirsi al punto che sul principale hub – il Ttf olandese – il combustibile è arrivato a scambiare vicino a 2 euro per Megawattora al Ttf, perdendo due terzi del valore rispetto ai livelli già molto depressi di un mese fa.

Di questo passo ci vuole davvero poco per spingerlo in terreno negativo: un giorno festivo assolato e ventoso ad esempio, in cui i consumi ridotti si abbinano a un boom di generazione da rinnovabili.

Sono proprio le condizioni che si annunciano per questo weekend in diverse regioni europee, tra cui la Germania, prima economia e primo mercato del gas nella Ue. La produzione tedesca di energia eolica in particolare dovrebbe spingersi a 25,8 GW domenica 24, ossia 15,2 GW oltre la norma, scrive la pubblicazione specializzata Montel.

Sullo sfondo aleggia anche la possibilità, sia pure ancora remota, di una guerra dei prezzi. Quasi tutti i grandi fornitori stanno chiudendo i rubinetti, addirittura si annuncia un crollo delle esportazioni di gas liquefatto dagli Stati Uniti, con oltre metà dei carichi in spedizione a luglio cancellati dai clienti di tutto il mondo. Ma il Qatar venerdì 22 ha lanciato messaggi di sfida.

«Nemmeno per idea ridurremo la produzione, siamo i produttori di Gnl con i costi più bassi», ha dichiarato Saad al-Kaabi, ministro dell’Energia e ceo di Qatar Petroleum, aggiungendo che uno sconto sui prezzi per difendere la quota di mercato è «qualcosa che si potrebbe fare».

Il gas a valori sotto zero non sarebbe una novità assoluta nel Vecchio continente: era successo all’Nbp in Gran Bretagna nel 2006, con l’entrata in funzione del gasdotto Langeled dalla Norvegia in un periodo in cui gli stoccaggi erano quasi del tutto pieni.

Anche oggi le scorte, in tutta Europa, sono a livelli critici: quasi il 70% della capacità è già utilizzata, un livello altissimo per questa stagione e le iniezioni sono proseguite a ritmi da primato anche ad aprile, stimolate proprio dai prezzi bassi e dall’eccesso di offerta.

Per il petrolio si è dovuta attendere l’emergenza Covid-19 per vedere quotazioni negative, ma la situazione si è capovolta in fretta: il Wti, che un mese fa era scivolato fino a -40 dollari al barile , oggi sfiora 33 $. Il riferimento europeo, il Brent, è più che raddoppiato di valore rispetto ai minimi e ora scambia intorno a 35 $.

Il rally ha lasciato indifferente il mercato del gas, che pure un tempo veniva influenzato dai corsi del petrolio. I ribassi sono anzi addirittura accelerati, nonostante l’uscita dal lockdown e ai tagli di produzione, che stanno arrivando (benché in misura moderata, in confronto al greggio). In Norvegia Equinor ha dichiarato di volersi focalizzare «ora più che mai sul valore piuttosto che sui volumi», i flussi dalla Russia sono ridotti da mesi.

Quanto agli Stati Uniti, ora si prospetta un vero e proprio crollo delle forniture di Gnl. I clienti, agevolati da contratti molto flessibili, hanno revocato l’ordine di circa 45 carichi in spedizione a luglio, secondo fonti di S&P Global Platts. Le cancellazioni sono il doppio di quelle registrate a giugno ed equivalgono a quasi due terzi del gas che gli Usa avevano liquefatto a gennaio, prima della pandemia. Anche la produzione oltre Oceano inizia a scendere: l’alimentazione dei terminal di liquefazione è ai minimi da 7 mesi.

Cancellazioni a parte, non c’è più convenienza ad esportare. Oggi in Europa il gas vale circa la metà rispetto all’Henry Hub, riferimento Usa. In base ai prezzi forward BloombergNEF stima che i fornitori a stelle e strisce perdano 0,7 dollari per milione di Btu (MBtu) sul Gnl in esportazione a luglio dal Golfo del Messico a Rotterdam e prevede che le cancellazioni proseguiranno fino a ottobre. In Asia non va molto meglio: il “rosso” è di oltre 0,40 $/MBtu per le metaniere destinate a Tokyo.

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