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Gas liquefatto, ora anche l’Europa respinge carichi dagli Usa

di Sissi Bellomo

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(Afp)


2' di lettura

L’Europa fino a poco tempo fa sembrava in grado di assorbire ogni eccesso di gas liquefatto. Ora non più. Alcune società spagnole – tra cui Endesa, l’unica a confermare le indiscrezioni – hanno respinto metaniere che sarebbero dovute arrivare in primavera dagli Stati Uniti, accettando di perdere del denaro pur di non ricevere il combustibile.

Si tratta di un evento inedito, che segnala una condizione di estrema debolezza del mercato del gas.

Il fornitore coinvolto, secondo i rumor, è Cheniere Energy, la società che ha fatto da apripista alle esportazioni di gas dagli Usa, ottenendo la prima licenza nel 2016. L’acquirente sarebbe invece Naturgy (la ex Gas Natural Fenosa), che avrebbe respinto carichi per conto di due clienti: Endesa per l’appunto e secondo fonti Bloomberg anche Repsol.

Nei contratti di Cheniere la rinuncia a consegne di Gnl è consentita, purché sia dato un preavviso di 45-60 giorni, ma è comunque dovuta una tariffa fissa, la cosiddetta “tolling fee”: 3,50 dollari per milione di British thermal units nel caso di forniture dall’impianto texano di Corpus Christi e 2,49 $/MMBtu per quello di Sabine Pass in Louisiana, secondo una recente presentazione della società.

Cercare di rivendere il carico ad altri – opzione sempre possibile con il gas «made in Usa» – non vale la pena: oggi in qualunque area del mondo, anche a causa del coronavirus, c’è troppa offerta e i prezzi sono troppo bassi, addirittura ai minimi storici in Asia.

Anche lo stoccaggio, grande risorsa del Vecchio continente, non è più allettante: dopo un inverno mite e caratterizzato da flussi di gas abbondanti, le possibilità di accumulo sono ormai limitate. E a maggior ragione lo saranno tra aprile e maggio, quando il Gnl di Cheniere sarebbe dovuto sbarcare in Spagna.

Il Gnl americano, secondo la testata specializzata Montel, si vende per circa 5 $/MMBtu, equivalenti a 15,81 euro per Megawattora. Sul mercato spot asiatico i prezzi sono addirittura sprofondati sotto 3 $/MMBtu (circa 9,50 €/MWh), mentre al Ttf, il principale hub europeo, sono ai minimi da oltre un decennio, dopo essere quasi dimezzati l’anno scorso e calati di oltre il 20% quest’anno. Il gas per aprile-maggio al Ttf vale 9,30 €/MWh.

Anche negli Usa il mercato è debolissimo, tanto che in molti ormai si aspettano un rallentamento della produzione, fosse anche solo per manutenzioni anticipate. All’Henry Hub il gas scambia scambia intorno a 2 $/MMBtu all’Henry Hub, su livelli che non toccava dal 1998, e in alcune aree di shale addirittura si registrano prezzi negativi.

I frackers, che non possono evitare di estrarre gas insieme al petrolio, in pratica dovrebbero pagare per farselo portare via. In realtà in molti casi lo bruciano, con la pratica super-inquinante del flaring, o lo disperdono in atmosfera, con impatti altrettanto devastanti sull’ambiente.

Per approfondire:
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