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Gas, la Russia chiude i rubinetti all’Italia: azzerati i flussi a Tarvisio

L’interruzione delle forniture è ufficialmente dovuto ad un problema tecnico, ma è diffuso il sospetto che si tratti di una ritorsione di Mosca contro le iniziative dell’Europa per nuove sanzioni e per il tetto al prezzo del gas

Cingolani: "Price cap sul gas russo non ridurrebbe i prezzi, sarebbe solo una sanzione"

3' di lettura

La Russia chiude i rubinetti del gas all’Italia. L’interruzione delle forniture è ufficialmente dovuto ad un problema tecnico, ma è diffuso il sospetto che si tratti di una ritorsione di Mosca contro le iniziative dell’Europa per nuove sanzioni e per il tetto al prezzo del gas.

Da Sofia, in occasione dell’inaugurazione del gasdotto Igb che collega la Grecia alla Bulgaria, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen fa sentire la sua voce e ricorda che «l’Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per liberarsi dalla dipendenza dalla Russia. È una questione di volontà politica».

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La spiegazione di Gazprom

L’azzeramento delle forniture all’Italia, a pochi giorni dalle esplosioni che hanno provocato quattro falle nel gasdotto Nord Stream, è stato ufficializzato da Gazprom all’Eni, con il colosso dell’energia russo che afferma di non «essere in grado di ottemperare agli obblighi necessari per ottenere il servizio di dispacciamento di gas in Austria», dove dovrebbe consegnarlo.

Il problema sembra quindi nell’attraversamento del paese confinante con l’Italia, visto che all’Eni, come sottolinea un portavoce, risulta che «l’Austria sta continuando a ricevere gas al punto di consegna al confine con la Slovacchia».

La società guidata da Claudio Descalzi si è quindi messa tempestivamente a lavoro per verificare con Gazprom se sarà possibile riattivare le forniture.

I timori dell’Europa

Lo stop definitivo ai flussi di gas da parte di Mosca è una paura, in certi casi già diventata realtà, con la quale stanno facendo i conti tutti i Paesi europei. Non solo per il timore di rimanere al freddo, ma anche per l’inevitabile forte impatto sull’economia. La crisi «energetica è grave. E richiede dall’Europa una risposta comune che permetta di ridurre i costi energetici per famiglie e imprese», incalza von der Leyen.

Nella difficoltà potrebbe però emergere anche un’opportunità, sottolineata dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco: «Viviamo un momento difficilissimo di prezzi alti dell’energia e rischi razionamento, ma non dobbiamo perdere il minimo di opportunità che i prezzi elevati hanno», la loro utilità «ad accelerare la transizione» energetica, ha sottolineato, opponendo un secco no alle richieste di ritorno alle fonti fossili.

In Italia l’offerta di gas russo rispetto a quella complessiva era ormai da qualche tempo inferiore al 10%. La sospensione delle forniture a Tarvisio, dove arriva il gasdotto Trans Austria Gas Pipeline (Tag), non cambia quindi la situazione in modo significativo.

Almeno in questo momento in cui le temperature sono in tutto il Paese ancora miti.

Il piano di potenziamento di Eni

Lo stop rende comunque sempre più impellente l’implementazione del piano portato avanti da Eni di potenziamento e diversificazione delle forniture di gas per sostituire gli oltre 20 miliardi di metri cubi all’anno importati da Mosca fino allo scorso anno. Le forniture addizionali attraverso i gasdotti stanno già arrivando dall’Algeria.

Dal Paese del Nord Africa arriveranno progressivamente 6 miliardi di metri cubi addizionali da qui al prossimo anno, che raggiungeranno i 9 miliardi tra il 2023 e il 2024, raddoppiando l’import di Eni dall’Algeria da 9 a 18 miliardi di metri cubi all’anno a regime nel 2024. Questo inverno l’Italia potrà poi contare su circa 4 miliardi di metri cubi addizionali dal nord Europa e sulle prime forniture addizionali di Gnl in particolare dall’Egitto.

Dalla prossima primavera, inoltre, inizierà ad arrivare il gas naturale liquefatto addizionale da Paesi come Egitto, Qatar, Congo, Angola e Nigeria: 4 miliardi nel 2023 e 7 miliardi nel 2024. Cifre destinate a salire ulteriormente, sempre che l’Italia sia pronta ad accogliere il GNL con il numero sufficiente di rigassificatori, continuamente al centro di polemiche politiche che ora toccherà al centrodestra dirimere. In sostanza, circa 10 miliardi di metri cubi addizionali saranno disponibili già questo inverno (oltre il 50% del gas russo nel portafoglio Eni), si supereranno i 17 miliardi di metri cubi addizionali tra il 2023 e 2024 (circa 80%), per poi raggiungere i 22 miliardi nell’inverno 2024-2025 (surplus rispetto al gas russo), con il peso del Gnl che progressivamente aumenterà.

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