ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa guerra in Ucraina

Gas russo, altolà Ue sul conto in rubli: «Viola le sanzioni, è un prestito di fatto alla Banca centrale russa»

Interrotte le forniture a Polonia e Bulgaria dopo che si sono rifiutate di pagare le consegne in rubli. Ue accusa Mosca di ricatto e si dice pronta a fare a meno del metano russo

Aggiornato il 28 aprile alle 14.49

Putin: "Ue non può sostituire gas russo"

6' di lettura

Le aziende europee potranno aprire un conto corrente in euro con Gazprombank a Mosca, ma non uno in rubli. Lo indicano fonti Ue. Le sanzioni vigenti contro Mosca non vietano l’impegno con Gazprom o Gazprombank, spiegano le stesse fonti, a patto che i pagamenti delle forniture di gas continuino ad avvenire in euro o in dollari «in linea con i contratti esistenti» e stipulati prima del decreto varato dal Cremlino lo scorso 31 marzo, secondo il quale i contratti in essere sono rispettati solo dopo la conversione in rubli delle somme dovute.

Prestito di fatto a Banca centrale russa

«La Russia ha prefigurato un sistema che implica una serie di tappe che fanno sì che le imprese importatrici di gas che pagano in euro o in dollari non possono considerare pienamente effettuata la transazione fino a quando non c'è stata la conversione in rubli. Di conseguenza si tratta di un sistema che aggira le sanzioni». Lo ha indicato il portavoce della Commissione europea secondo la quale il fatto che l'ammontare in divisa viene trattenuto dalla Banca centrale russa per un periodo non specificato e poi convertito a un tasso dalla stessa banca centrale stabilito, configura tale procedura come un prestito di fatto. Ancora ieri la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva ribadito che il meccanismo dei due conti da aprire presso Gazprombank in valuta e in rubli viene considerato una violazione delle sanzioni.

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Il decreto di fine marzo di Putin

Il portavoce ha aggiunto che continuano i contatti con gli Stati membri per chiarire ulteriormente ciò che le imprese importatrici possono fare e ciò che non possono fare e che in ogni caso spetta in definitiva agli Stati far applicare le sanzioni da loro stessi decise.
Il decreto russo di fine marzo modifica sostanzialmente il quadro giuridico per l’esecuzione dei contratti di fornitura conclusi tra fornitori di gas russi e società della Ue aggiungendo nuovi obblighi per le imprese europee. La nuova modalità di pagamento prevede che il deposito di euro o dollari sul conto del fornitore (Gazprom) non è più considerato adempimento degli obblighi contrattuali poiché l'ammontare in valuta deve essere convertito in rubli. Di conseguenza le imprese importatrici possono considerarsi in regola con gli obblighi contrattuali, dice la Commissione, «solo dopo che la conversione è stata completata con successo e il pagamento è stato effettuato in rubli».

Processo interamente nelle mani russe

Si tratta di un processo, è scritto negli orientamenti comunitari, «interamente nelle mani delle autorità russe», che consente di coinvolgere la Banca centrale attraverso una serie di operazioni legate alla gestione del patrimonio e delle riserve della Banca centrale, vietata appunto dalla sanzioni europee. Un processo che può richiedere un periodo di tempo indefinito, durante il quale la valuta estera «è interamente nelle mani delle autorità russe, compresa la Banca centrale». Per questo è un processo che essere considerato un prestito concesso da società della Ue.

Non si può aprire un conto denominato in rubli

Per la Commissione le sanzioni europee non vietano l’apertura di un conto con GazpromBank ma le disposizioni relative non possono implicare la violazione di altri divieti come quello di concedere prestiti a entità russe. Fonti comunitarie spiegano che secondo lo schema russo per il periodo fino a quando la transazione non è regolata con la conversione in rubli, le imprese importatrici non hanno il controllo dell'ammontare, né possono influire sul loro utilizzo. Il problema per Bruxelles è l'obbligo di aprire un conto in rubli e che la transazione è regolata solo quando avviene la conversione da euro o da dollari. Alla domanda se i pagamenti in rubli sono legittimi o meno, specie in relazione al fatto che l'Ungheria ha deciso di effettuarli nella valuta russa, la Commissione oggi ha ribadito che questo tema “non si pone” perché sul tavolo c'è il decreto che obbliga all'apertura di un doppio conto da parte degli importatori europei. La questione del pagamento diretto in rubli è relativa alla violazione degli obblighi contrattuali stabiliti con Gazprom.

La questione è diventata di stretta attualità dopo le indiscrezioni circa alcune società europee, che starebbero procedendo con l’apertura di un secondo conto in rubli o che avrebbero ipotizzato di seguire questa strada. In più, a incrinare il fronte europeo è arrivata la conferma da parte del governo ungherese dell’intenzione di pagare le forniture di gas russo in rubli, come richiesto da Mosca.

Ecco dunque, stando alle anticipazioni, la precisazione di Bruxelles: se i gruppi importatori vogliono aprire un conto corrente con Gazprombank a Mosca possono farlo. Ma non in rubli. I pagamenti devono continuare ad avvenire in euro o in dollari come stabilito dai contratti in vigore.

«Non abbiamo informazioni al momento sul fatto che società (europee) abbiano violato le sanzioni» nei pagamenti del gas alla Russia. «Siamo in contatto con tutti gli stati membri e con le società per aiutarle a gestire al situazione». Lo ha detto il portavoce per l’Energia della Commissione Tim McPhie nel corso del briefing quotidiano con la stampa. «Spetta agli stati membri dell’Ue che hanno adottato queste sanzioni assicurarsi che tutti gli attori le stiano rispettando», ha anche aggiunto.

Il ricatto russo

Il ricatto russo, minacciato per settimane, è diventato realtà mercoledì. Gazprom ha chiuso i rubinetti del gas a Polonia e Bulgaria perché si sono rifiutate di pagare le consegne in rubli. Il gigante di Stato russo ha spiegato in una nota ufficiale di aver «completamente sospeso le forniture a Bulgargaz e PGNiG», le due compagnie nazionali del gas.

PGNiG ha scritto in una nota che «considera la sospensione delle forniture di gas naturale una violazione del contratto Yamal», la pipeline che trasporta il gas a Occidente. Il presidente polacco Duda accusa Mosca di aver «violato i principi legali di base» e preannuncia ricorsi. PGNiG ricorda inoltre che «può approvvigionarsi di gas dall’Ue tramite interconnessioni con la Germania e la Repubblica Ceca e attraverso il mercato globale del Gnl».

Come si attrezzano Polonia e Bulgaria

Gli impianti di stoccaggio polacchi sono attualmente pieni all’80%, afferma la società. Varsavia sta anche completando insieme alla Danimarca la Baltic Pipe, il gasdotto che a regime trasporterà 10 miliardi di metri cubi di gas norvegese sulle coste del Mar Baltico, la stessa cifra che oggi la Polonia compra dalla Russia. Più complicata la situazione della Bulgaria, che dipende quasi interamente per il suo fabbisogno di gas dalla Russia contro circa il 50% della Polonia e ha solo il 18% degli stoccaggi riempiti. Sofia si dovrà rivolgerà a Grecia e Turchia oltre ad attingere al gas naturale liquefatto sul mercato internazionale.

Dopo Varsavia e Sofia toccherà a Berlino e Roma? Questa la domanda che si pongono i governi europei.

Von der Leyen: un ricatto, siamo preparati

«L’annuncio di Gazprom - ha affermato Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea - è un altro tentativo della Russia di ricattarci con il gas. Siamo preparati per questo scenario. Stiamo delineando la nostra risposta coordinata. Gli europei possono confidare che restiamo uniti e solidali con gli Stati membri colpiti». In una nota, la presidente definisce la decisione di Gazprom «ingiustificata e inaccettabile» e mostra «ancora una volta l’inaffidabilità della Russia come fornitore di gas».

«Le nostre linee guida sono molto chiare: pagare in rubli se non è previsto nel contratto è una violazione delle nostre sanzioni», ha sottolineato la presidente della Commissione europea. «La richiesta da parte russa di pagare in rubli è una decisione unilaterale e non è in linea con i contratti», ha aggiunto.

Von der Leyen ha infine annunciato che una riunione straordinaria dei ministri europei dell’Energia sarà convocata il prima possibile.

Cremlino: stop ad altri paesi se non pagano in rubli 

l presidente russo Vladimir Putin ha decretato a marzo che il gas di Gazprom esportato nei cosiddetti paesi ostili, che includono l’intera Unione Europea, da aprile andrà pagato solo in rubli secondo uno schema stabilito tra Gazprom, Gazprombank, la banca centrale russa e il governo. «Se qualcuno rifiuta di pagare con il nuovo sistema, sarà attuato il decreto del presidente russo», ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, secondo quanto riferisce l’Interfax.

Solo un avvertimento?

Chi non si adegua non riceverà più il gas. Mosca ha dato seguito alla minaccia con Polonia e Bulgaria, si tratta di capire ora se nei prossimi giorni l’escalation si estenderà ad altri paesi europei, a partire da Germania e Italia, i due «big» più dipendenti dal metano di Mosca. Al momento, i flussi verso gli altri paesi europei risultano regolari, inclusi quelli verso l’Italia attraverso l’hub di Tarvisio.

Paesi Ue continuano a pagare in euro

In queste giornate convulse anche la propaganda fa la sua parte. Così il cancelliere austriaco ha dovuto smentire la notizia diffusa dai media russi secondo cui l’Austria avrebbe accettato di pagare le forniture in rubli. «Prima che le fake news sulla propaganda russa vengano diffuse ulteriormente qui - ha scritto Karl Nehammer - Ovviamente, Omv (la compagnia energetica austriaca, ndr) continuerà a pagare in euro le consegne di gas dalla Russia. L’Austria si attiene alla lettera alle sanzioni concordate dall’Ue».

Stessa precisazione da Berlino: «Gli importatori tedeschi di gas pagano in euro», ha detto il portavoce del governo Steffen Hebestreit, mentre il ministro dell’Economia Habeck ha fatto notare che oggi la dipendenza della Germania dal gas russo è scesa al 35% da oltre il 50% prima dell’aggressione russa all’Ucraina.

Il mercato non crede a nuovi stop (per ora)

Dopo un’impennata in apertura fino a 125 euro, il prezzo spot del gas al mercato Ttf di Amsterdam prosegue in aumento di circa il 5% intorno a quota 110 euro. Il mercato in questo momento è convinto che l’interruzione delle forniture a Polonia e Bulgaria non sarà seguita da un blocco verso gli altri Paesi e per questo i prezzi hanno ripiegato in parte.

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