Shock energetico

Gas, la Tap frena i prezzi del 10%

Un anno dopo l’apertura il gasdotto ha trasportato quasi 7,5 miliardi gas azero calmierando i prezzi. In prospettiva potrebbero arrivare a 20

di Vincenzo Rutigliano

 Il gasdotto Trans Adriatic Pipeline entrato in funzione nell’autunno 2020

3' di lettura

Un anno dopo il “giro di manovella”, la Tap non ha solo trasportato quasi 7,5 miliardi gas azero, che in prospettiva potrebbero arrivare a 20, ma ha anche assicurato gli approvvigionamenti in una fase delicatissima per il Paese e calmierato il costo della materia prima di circa il 10%. In due parole gas certo, dunque nessuna emergenza energetica, e a prezzi al’ingrosso più bassi. Luca Schieppati, managing director di Tap - il “tubo” dentro cui scorre il gas azero che, estratto dal Mar Caspio, attraversa Grecia ed Albania, prima di approdare sulla costa salentina di San Foca a Melendugno - fa il bilancio del primo anno di operatività.

I 7,5 miliardi di metri cubi

Non è solo un bilancio numerico, quei 7,5 miliardi di metri cubi di gas trasportati, nel territorio italiano, dal 31 dicembre scorso, giorno dello start. Ad un anno dal “giro di manovella” il gas che, grazie all’allacciamento della Snam poi entra, dallo snodo di Mesagne, nella rete di grandi metanodotti nazionali - «è arrivato in un momento estremamente critico per l’Italia e per l’Europa. Tap cioè non ha rappresentato solo un’importazione imprescindibile per la nostra sicurezza degli approvvigionamenti, ma è anche un argine al costo dell’energia». L’entrata in esercizio in questo anno ha infatti consentito di «annullare sostanzialmente e, talvolta, perfino di invertire il differenziale storico di circa il 10% che l’Italia pagava sul prezzo all’ingrosso del gas naturale rispetto alle altre nazioni del centro e del nord Europa». Un differenziale record in favore dell’hub italiano di scambio del gas naturale (PSV) di circa 12 euro/mwh rispetto all’hub olandese Ttf è stato registrato nel weekend tra il 9 e il 10 ottobre. Senza Tap, dichiara Schieppati, il Paese dovrebbe ricorrere alle scorte «in maniera molto più consistente, anticipando la campagna di erogazione rispetto al primo trimestre del prossimo anno». Dunque il gasdotto ha tenuto al riparo da deficit di approvvigionamento il Sud ed il Paese assicurando, pro quota, approvvigionamenti costanti nella fase più critica della ripresa economica. E ha fatto sì che i prezzi della borsa all’ingrosso del gas in Italia si siano allineati.

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In questo quadro l’impegno di Tap è destinato a crescere, fino a portare il gasdotto a 20 miliardi di mc. di gas trasportato nei prossimi anni. Se nel primo anno di operatività è già entrato nel “tubo” più gas di quanto previsto, in Tap si punta ora alla capacità massima a disposizione da trasportare, 10 miliardi di mc, con una proiezione fino a 20 miliardi nei prossimi anni, obiettivo in linea con le rassicurazioni del governo azero per una accelerazione delle forniture. I contratti di trasporto del gas finora sottoscritti sono stati stipulati per 10 miliardi di mc., per 25 anni, da sette operatori, shipper primari (Enel, Hera Trading, Axpo, Shell, Angie, Uniper e Naturgy), grossisti che già in passato hanno contribuito a rendere più competitivo il mercato italiano, assicurando liquidità all’hub italiano del gas. In parallelo poi alla piena operatività del gasdotto, e sempre in tema di bilancio di questo primo anno, sono stati ripristinati nei mesi scorsi i territori attraversati dalla infrastruttura con la ripiantumazione delle alberature. Comprese, in buona salute e georeferenziati, quelle degli 828 ulivi originari, tra cui alcuni monumentali, che durante i lavori erano stati espiantati e custoditi e curati nei canopy a Masseria del Capitano, dove è situato l’impianto di ricezione del gas. Per altri 928 ulivi colpiti dalla xylella, invece, distruzione e sostituzione con nuove giovani piante. Nulla di nuovo invece per gli investimenti su base volontaria che Tap e Snam hanno dichiarato, ed in parte effettuato, per le aree interessate all’attraverso del gasdotto. «Noi confermiamo il nostro . impegno - dice Schieppati. Dove troviamo un terreno fertile ed una capacità di lavorare insieme noi lo facciamo. Dove troveremo iniziative di valore fondanti anche per noi, come fatto in Grecia e Albania, lo stiamo facendo e continueremo a farlo». Tra le ipotesi iniziali anche un centro di ricerca sull’idrogeno a Brindisi. “Stiamo lavorando velocemente sull’idrogeno perchè anche noi potremo trasportare idrogeno a miscela, cosa che tutti gli operatori stanno valutando e noi stiamo valutando di fare iniziative su tutto il nostro percorso dalla Grecia all’Italia con partner ed operatori che producono idrogeno».

Intanto, quanto al caro bollette, sulla necessità di fare investimenti è intervenuta ieri Nomisma Energia che, con il presidente Davide Tabarelli, ha chiesto risorse da impegnare «nella produzione di gas non solo nazionale. Senza ulteriori interventi del Governo per contenere l’aumento irrazionale del gas, nel 2022, una famiglia italiana rischia di spendere in bolletta dai 700 ai 1.200 euro in più sull’anno, anche tenendo conto di un aumento previsto dell’elettricità del 45%».

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