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Gay e di padre indiano: è Varadkar il nuovo volto dell’Irlanda

di Michele Pignatelli

(EPA)

2' di lettura

Per qualcuno è un nuovo Macron, per altri un centrista di destra. Quel che è certo è che con lui sale alla ribalta della politica irlandese una nuova generazione di leader, a cui fanno posto capitani di lungo corso come Enda Kenny e Michael Noonan, premier e il ministro delle Finanze che hanno traghettato Dublino fuori dalla crisi. Lui è Leo Varadkar, eletto nuovo leader del Fine Gael, il partito di maggioranza del governo irlandese: un ruolo che, salvo colpi di scena, farà di lui il nuovo primo ministro, al posto del dimissionario Kenny.

Medico trentottenne (un anno in meno di Macron), figlio di un immigrato indiano, anche lui medico, e di un’infermiera irlandese, Varadkar è dichiaratamente gay. Una “fuga in avanti” che potrebbe sorprendere in quella che un tempo veniva definita la “cattolicissima” Irlanda, se non fosse che Dublino negli ultimi anni ha fatto rapidi progressi su questo fronte: se infatti era stato uno degli ultimi membri dell'Unione Europea a depenalizzare l’omosessualità (nel 1993), nel 2015 ha approvato con un’ampia maggioranza le nozze gay, primo Paese al mondo a prendere la decisione con un referendum.

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Varadkar, ministro per la Protezione sociale nel governo Kenny dopo aver già guidato il dicastero della Sanità e quello dei Trasporti, ha superato nel voto di parlamentari e membri del partito un altro ministro, quello per l’Edizilia Simon Coveney, 44 anni. A conferma che il cambio generazionale in uno dei partiti storici della politica irlandese era ormai inevitabile.

Per qualcuno è un nuovo Macron, per altri un centrista di destra. Con lui sale alla ribalta una nuova generazione di leader.

L’ascesa di questo ambizioso e determinato nuovo leader – in un’intervista alla tv pubblica RTE ha raccontato di aver detto a sua madre di voler diventare ministro della Sanità quando aveva sette anni – non è stata in realtà senza intoppi. Durante la campagna per la successione a Kenny ha preso decisamente posizione contro le frodi nel Welfare e ha dichiarato di voler guidare un partito che sta “con le persone che lavorano duro e si alzano presto la mattina”: una frase che i suoi oppositori interni hanno interpretato come una conferma di una sterzata a destra del partito sotto la sua guida. Conferma peraltro più giustificata da altre sue affermazioni: «Non dovremmo dividere la nostra società tra un gruppo di persone che sente di pagare per ogni cosa senza ottenere niente e un altro convinto di aver diritto a tutto gratis, perché altri se ne devono sobbarcare i costi», aveva detto lanciando la sua corsa.

Un conto è però la retorica elettorale, un conto l’attività politica, soprattutto il ruolo di premier di un governo di minoranza, dove i passi falsi, anche verbali, possono costare cari. I prossimi mesi diranno di che pasta è fatto l’astro nascente della politica irlandese.

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