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Tensioni a Gaza: raid di Israele, ucciso anche un comandante della Jihad. Razzi dalla Striscia

È di 10 morti e 55 feriti il bilancio dei raid aerei israeliani sulla Striscia di Gaza secondo quanto riferito dal ministero della Salute di Hamas. Tra le vittime anche una bambina di cinque anni. Israele: 70 razzi contro di noi

(Epa)

4' di lettura

Lampi di guerra a Gaza. Dopo giorni di minacce da parte della Jihad islamica della Striscia, Israele ha lanciato l’operazione “Breaking dawn” con attacchi aerei sull’enclave palestinese che hanno ucciso Tayasir Jabari, comandante del settore nord dell’organizzazione.

In tutto - secondo l’ultimo bilancio del ministero della sanità locale - gli uccisi sono circa 10 e 55 i feriti. Tra questi una bambina di 5 anni. L’esercito israeliano ha riferito di almeno 15 membri della Jihad colpiti nei ripetuti attacchi (due ondate, una nel primo pomeriggio, l’altra in serata) sulla Striscia che hanno centrato strutture militari della Jihad, siti di lancio di razzi e un appartamento a Bourj Falastin, un edificio di dieci piani destinato ad uffici, situato nel pieno centro di Gaza City nel quale si erano nascosti Jabari e altri dirigenti della Jihad.

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L’offensiva è proseguita il 6 agosto. Un palazzo di cinque piani a Gaza City è stato colpito in nuovo raid dei caccia israeliani, riferiscono fonti palestinesi, precisando che l’azione è avvenuta dopo un raid di avvertimento condotto da un drone, cosiddetto «konck on the roof», per permettere alle persone all’interno di scappare. Al momento non si hanno notizie di feriti.

La reazione della Jihad

La reazione della Jihad non si è fatta attendere, dopo i funerali in serata di Jabari.
Salve di razzi sono state lanciate da Gaza verso il sud e il centro di Israele dove prima erano risuonate le sirene di allarme. Israele stima tra i 70 e gli 80 razzi lanciati, una cifra alzata a 100 dai jihadisti. Finora non si ha notizia di vittime.Tra le zone, quelle di Ashkelon, Yavne, Ashdod dove la popolazione sta andando nei rifugi.

Il leader politico dell’organizzazione Ziad Nahaleh ha minacciato che «Tel Aviv e tutte le altre città israeliane sono nel mirino» dei razzi da Gaza. «Il nemico - ha proclamato la fazione chiedendo ad Hamas di unirsi alla lotta ad Israele - ha lanciato una guerra contro il nostro popolo».

La Jihad sostiene di aver sparato nella serata del 5 agosto da Gaza verso Israele “100 razzi”, e ha precisato che si tratta solo dell’inizio della sua reazione all’attacco israeliano odierno. Fonti militari israeliane, citate dalla televisione pubblica, hanno confermato per il momento “decine di lanci, oltre 40”.

Hamas, invece, non sarebbe coinvolta nel lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele. Lo riporta il quotidiano Haaretz citando fonti militari israeliane.

La condanna di Abu Mazen

Abu Mazen da Ramallah ha condannato la mossa israeliana definendola «una aggressione» contro il popolo palestinese ed ha chiesto alla Comunità internazionale di intervenire. Il premier Yair Lapid - in stretto collegamento con il ministro della difesa Benny Gantz - ha spiegato che ’Breakink Dawn’ è «un’operazione per rimuovere una minaccia concreta nei confronti di cittadini israeliani e nelle zone vicine a Gaza».
«Il governo di Israele - ha aggiunto - non permetterà ai terroristi di minacciare cittadini. Chiunque cerchi di colpirci, sappia che lo raggiungeremo».

Esercito israeliano rinforzato

L’esercito ha rinforzato gli effettivi della divisione ’Gaza’ lungo la Striscia e dichiarato “una allerta speciale” sul fronte interno del Paese. L’Iron Dome, il sistema di difesa anti missilistico, è stato schierato per coprire fino a 80 chilometri all’interno di Israele, quindi compresa Tel Aviv.

In molte città - soprattutto quelle più vicine alla Striscia - per tema dei possibili razzi sono stati aperti i rifugi pubblici, i voli in partenza e in arrivo all’aeroporto Ben Gurion deviati lungo una rotta più a nord. Ma soprattutto è stato avviato il richiamo di circa 25 mila riservisti.

L’arresto del leader

Era da giorni che la situazione con Gaza montava: da quando l’esercito israeliano ha arrestato in Cisgiordania Bassen a-Saadi (62 anni), leader della Jihad islamica nei Territori. Una unità speciale israeliana lo aveva sorpreso durante una sua breve visita notturna alla famiglia, nel campo profughi di Jenin.

Da quel giorno è stato uno stillicidio di minacce da parte dell’ala militare della Jihad, le brigate al-Quds, che hanno messo in massima allerta Israele con la chiusura dei valichi, la riduzione delle normali attività lungo la frontiera ed hanno indotto Lapid ad anticipare i tempi con l’attacco di oggi. Jabari era da tempo nel mirino di Israele: come ha spiegato l’esercito, è stato «responsabile di multipli tentati attacchi contro civili israeliani». Jabari aveva sostituito Baha Abu al-Ata, comandante in campo che era stato ucciso durante il conflitto con Israele del 2019.

Nella sua nuova funzione era stato individuato dall’esercito come autore di numerosi lanci di razzi verso Israele. Ora - come trapelato nei giorni scorsi - si attende una possibile mediazione dell’Egitto che possa mettere fine alle ostilità di quello che potrebbe diventare - se anche Hamas decidesse di scendere in campo - il quarto conflitto aperto con Gaza dal 2012 ad oggi.

Usa chiedono di evitare un’ulteriore escalation

Gli Stati Uniti invitano tutte le parti a evitare un’ulteriore escalation. Lo afferma il portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Kirby.

Lapid: «Non vogliamo conflitto più ampio a Gaza»

Il raid di oggi a Gaza è stato condotto «contro minacce concrete» in arrivo dalla Striscia verso il sud di Israele. Lo ha detto il premier israeliano Yair Lapid, nella sua prima apparizione pubblica da quando è iniziata l’operazione “Breaking down”. «Israele non è interessato a un conflitto più ampio a Gaza, ma non si tirerà indietro», ha assicurato Lapid.

Le preoccupazioni dell’Onu

«Sono profondamente preoccupato per l’escalation in corso tra i militanti palestinesi e Israele, inclusa l’uccisione oggi di un leader della Jihad islamica palestinese all’interno di Gaza. Ciò avviene nel mezzo delle crescenti tensioni nella Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza nelle ultime settimane». Lo ha detto il coordinatore speciale dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, Tor Wennesland.

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