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Gazprom batte cassa per Nord Stream 2 e spera negli «amici» tedeschi

di Sissi Bellomo


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(REUTERS)

2' di lettura

Forte dell’appoggio tedesco al progetto, Gazprom insiste che il raddoppio del gasdotto Nord Stream sarà ultimato nei tempi previsti, entro fine 2019: un programma che implica l’avvio dei lavori quest’anno.

La Germania potrebbe essere in prima fila anche nel risolvere il problema numero uno, ossia chi pagherà gli 11 miliardi di dollari necessari per realizzare l’opera.

I russi (in teoria) sono rimasti soli da quando l’intervento dell’Antitrust polacca l’estate scorsa ha spinto i soci europei – Engie, Omv, Wintershall, Shell e Uniper – ad abbandonare il consorzio Nord Stream 2. E per Gazprom sarebbe un onere pesante finanziare per intero l’investimento, a maggior ragione ora che è impegnata anche nella realizzazione del Turkish Stream, che comporta una spesa analoga.

L’autunno scorso era addirittura circolata voce che il cda potesse accantonare il progetto Nord Stream 2. Non è successo, ma il budget per il 2017 gli assegna solo 1,8 miliardi di $ su un totale di 15,3 miliardi per le infrastrutture di trasporto.

Il vicepresidente di Gazprom, Alexander Medvedev, ha tuttavia promesso che entro la fine del mese presenterà «un nuovo modello di finanziamento», che prevede un contributo da vecchi azionisti del consorzio.

«In teoria – ha precisato Medvedev al Financial Times – potremmo sopportare da soli l’intero costo, ma pensiamo che la cooperazione coi nostri partner non ci permetterà di farlo».

La dichiarazione segue di poche ore un incontro tra il ceo della società russa, Alexei Miller, equello di Uniper, Klaus Schfer. Nel comunicato con cui Gazprom ne ha data notizia si dice che i due manager «confermano l’intenzione di rendere puntualmente operativo Nord Stream 2 e notano che le attività del progetto sono in linea col programma».

La società tedesca, sorta di «bad company» in cui E.On ha scorporato le attività nell’energia convenzionale, non se la passa meglio di Gazprom. Se i russi possono vantare vendite record di gas in Europa nel 2016 (anche se al prezzo più basso da 12 anni: 167$/mc), Uniper ha accumulato perdite per 4,2 miliardi di euro nei primi 9 mesi dell’anno scorso. Un rosso che la costringe a studiare tagli (anche di personale) e dismissioni, compresa quella – di cui si mormora da tempo – del 48,2% dell’Olt, il rigassificatore al largo di Livorno. Alcune spese potrebbero però sfuggire alla scure.

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