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Gazprom va in rosso e arretra in Europa, per Mosca l’oro rende più del gas

Il gigante del gas perde quote di mercato in Europa e registra la prima perdita trimestrale dal 2015. Le esportazioni di oro dalla Russia intanto superano in valore quelle di gas: non avveniva da trent’anni

di Sissi Bellomo

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(REUTERS)

Il gigante del gas perde quote di mercato in Europa e registra la prima perdita trimestrale dal 2015. Le esportazioni di oro dalla Russia intanto superano in valore quelle di gas: non avveniva da trent’anni


3' di lettura

Il gigante russo del gas comincia a perdere colpi. Tra coronavirus, inverni troppo caldi, transizione energetica e insidie della concorrenza, i conti di Gazprom per la prima volta da cinque anni sono finiti in rosso: il primo trimestre – segnato solo in parte dall’effetto Covid – si è chiuso con una perdita netta di 116,2 miliardi di rubli (1,4 miliardi di euro), risultato che la società attribuisce soprattutto alla svalutazione del rublo ma che evidenzia comunque in modo impietoso le difficoltà che il maggior fornitore di gas dell’Unione europea oggi si trova costretto ad affrontare.

Dati di altre fonti suggeriscono che Gazprom stia perdendo quote di mercato nel Vecchio continente, a favore dei norvegesi di Equinor e del Gnl (con il Qatar che ultimamente resiste meglio degli Usa).

La crisi è così pronunciata da aver provocato un impatto anche sulla bilancia commerciale russa: Mosca ha ricavato di più dalle esportazioni di oro che da quelle di gas nel secondo trimestre, un fenomeno che non si verificava da trent’anni. È la banca centrale a stimarlo, oltre che esserne in parte responsabile, visto che dal 1° aprile ha smesso di accumulare riserve auree spingendo le minerarie locali a cercare clienti all’estero.

L’export di lingotti ha fruttato alla Russia 3,6 miliardi di dollari solo nei mesi di aprile e maggio, riferisce la stampa locale, contro i 3,5 miliardi incassati grazie al gas inviato all’estero via pipeline (categoria in cui rientrano solo le forniture di Gazprom).

I dirigenti di Gazprom hanno cercato di incoraggiare una lettura benevola della trimestrale, accompagnandovi – evento raro – un comunicato del vice presidente Famil Sadygov che invita a considerare le condizioni di mercato «estremamente sfavorevoli» per chiunque operi nel settore del gas e il pesante impatto della svalutazione del rublo.

Le perdite della società russa sono «di carta», afferma Sadygov: depurato dall’effetto cambio il bilancio sarebbe in realtà «abbastanza buono», in nero per 288 miliardi di rubli. È su questo profitto (teorico) che Gazprom calcolerà i dividendi.

Nel periodo tra gennaio e marzo le vendite di gas all’Europa e alla Cina sono comunque crollate, sia in termini di volume (-17%) che – ancora di più – in termini di valore: il prezzo medio, ancora parzialmente legato all’andamento del petrolio, si è ridotto di ben il 36%.

La situazione ha provocato anche controversie con i clienti, compreso un partner storico come l’Eni contro cui Gazprom ha avviato una procedura arbitrale per dirimere «divergenze d’interpretazione» dei contratti di fornitura.

Il fatturato della società russa nel primo trimestre è diminuito di quasi un quarto a 1.740 miliardi di rubli.

È proprio in Europa – mercato da cui la Russia dipende ben più di quanto non sia vero il contrario – che la competizione si è fatta particolarmente difficile. Il prezzo del gas sui principali hub è crollato ai minimi storici, già prima del coronavirus. Con il lockdown e l’ennesimo inverno mite i consumi si sono ridotti all’osso, mentre gli sbarchi di Gnl (fino a poco tempo fa molto intensi)hanno riempito gli stoccaggi a ritmi superiori alla norma.

Ora i prezzi stanno risalendo, grazie soprattutto alla cancellazione di decine di carichi dagli Usa. Ma Gazprom è tra i fornitori che hanno sofferto di più e all’orizzonte non si prospetta nessuna schiarita decisiva: da martedì 14 il Nord Stream – il cui raddoppio è minacciato da sanzioni Usa – è in manutenzione per due settimane, mentre il Blue Stream verso la Turchia è fermo da maggio e secondo fonti Reuters non sarebbe ancora stato riavviato, forse anche a causa del forte calo degli acquisti da parte di Ankara.

Nel primo semestre la quota di mercato di Gazprom in Nord Europa e in Italia si è ridotta al 34% dal 38% dell’anno scorso, secondo stime Reuters-Refinitiv, mentre Equinor è salita dal 25 al 26%.

Nel frattempo la torta da dividere è diventata più piccola: nel periodo gennaio-giugno, secondo Cedigaz, le importazioni europee via gasdotto sono diminuite del 19% a 130 miliardi di metri cubi (bcm), un calo sopportato per quasi due terzi dalla Russia, che ha esportato 21,8 bcm in meno, anche se in ter

mini percentuali la contrazione maggiore ha colpito l’Algeria (-38% contro il -24% della Russia). I volumi dalla Norvegia sono invece diminuiti di appena il 7%.

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