Pordenone

Gdf: società di Stato cinesi tentano l’acquisizione di un’azienda italiana di droni militari

Sono stati denunciati sei manager, tre italiani e tre cinesi. L’indagine è partita da accertamenti su un’aviosuperficie

Gdf, società cinesi tentano l’acquisizione di un’azienda italiana droni

2' di lettura

Alcune società di Stato cinesi, tramite una società offshore, hanno tentato di acquisire un'azienda italiana che opera nella fornitura di droni militari. Al termine delle indagini condotte su richiesta della Procura di Pordenone - sostituto procuratore Carmelo Barbaro - la Guardia di Finanza ha disposto la perquisizione nei confronti dell'azienda.

Denunciate sei persone, tre cinesi e tre italiane, per violazione alla legge sui materiali d'armamento e violazioni alla normativa sul golden power che tutela le aziende italiane strategiche. Si tratta di membri del management di società di diritto italiano e cinese cui sono stati contestati, per la parte di rispettiva competenza, reati legati alla legge che disciplina la movimentazione di materiali di armamento.

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L’indagine parte da accertamenti su una aviosuperficie

L'operazione era stata originariamente avviata con accertamenti delegati dall'Autorità giudiziaria di Pordenone su un'aviosuperficie nell'area del Demanio militare, che vedeva una sinergica occupazione, in assenza di autorizzazioni, da parte di un aeroclub privato (formalmente una onlus operante in inesistenti attività di Protezione civile) e di una società industriale del settore della fabbricazione di aeromobili e veicoli spaziali, nonché nella progettazione e produzione di sistemi ’Unmanned Aerial Vehicle’ di tipo militare e certificati per l’impiego in ossequio agli standard ’stanag’ Nato.Sistemi, oggetto di forniture - tramite di contratti sottoscritti con il ministero della Difesa - anche alle Forze Armate italiane.

La partnership per ricerca e sviluppo tecnologico

C’era inoltre un rapporto di partnership per attività di ricerca e sviluppo tecnologico con una importante azienda a partecipazione pubblica, aspetti per i quali la società di Pordenone risulta iscritta nel registro nazionale delle imprese che operano nel settore dei materiali di armamento, gestito dal ministero della Difesa. Tutti i soggetti che operano in questo delicato e strategico settore devono preventivamente registrarsi per consentire le specifiche attività di vigilanza e controllo da parte delle Autorità pubbliche preposte.

L’acquisto di quote per un valore di quasi 4 milioni di euro

Successivi approfondimenti investigativi hanno provato che l’azienda nel 2018 era stata acquistata, per il 75% del capitale sociale, da una società estera, con sede nella zona amministrativa speciale di Hong Kong, con un valore delle quote notevolmente rivalutato rispetto a quello nominale (90 volte superiore, ovvero 3.995.000 euro contro 45mila euro). La società estera acquirente è risultata costituita ad hoc prima dell'acquisto delle quote e autonomamente priva di risorse finanziarie, nonostante l'operazione di compravendita e i conseguenti aumenti di capitale abbiano richiesto, nella provincia di Pordenone, investimenti per oltre 5 milioni di euro.

Altre aziende nel mirino

Gli investigatori delle Fiamme Gialle del Comando di Pordenone hanno appurato che l’interesse degli imprenditori cinesi che fanno capo alla Repubblica Popolare e che hanno rilevato l’azienda italiana produttrice di droni militari si è manifestata anche in altri settori ritenuti strategici e che ricadono nella disciplina del Golden power. Si tratterebbe, secondo quanto si è appreso, di aziende anche piuttosto note: la prima, con sede a Segrate (Milano) operante nel settore del trattamento di rifiuti e generazione di energia dagli stessi; la secondo, con sede a Roma, che si occupa di attività di servizi connessi a tecnologie informatiche.


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