ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’inchiesta

Gdo, maxi frode fiscale: evasa l’Iva per 260 milioni e coinvolte 15 società

Con l’indagine della Gdf scoperte fatture false per 1,8 miliardi. Nell’indagine scovate due associazioni a delinquere

di Ivan Cimmarusti e Enrico Netti

Aggiornato il 19 settembre 2022

3' di lettura

Un giro di fatture false per 1,8 miliardi con l’evasione dell’Iva per oltre 260 milioni. Queste le dimensioni della maxi frode avvenuta negli anni d’imposta 2015-2019 che coinvolge 15 società della Gdo oltre a una rete di intermediari e cash&carry. Sono 39 le persone fisiche indagate, tra le quali Gerard Lavinay e Stéphane Coum, rispettivamente ex ad ed ex direttore operativo di Carrefour Italia, e Franco Castagna, ex Cfo di Auchan . L’indagine riguarda anche 7 persone giuridiche, mentre sono state emesse misure cautelari per 13 persone, 9 dei quali ai domiciliari. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere alla frode fiscale.

L’inchiesta dei pm di Milano ha ricostruito un «sistema» di frode carosello su larga scala, compiuto dalle principali società della Gdo: Gs (controllata da Carrefour), Auchan che ora fa capo a Margherita distribuzione-BDC, Miti e Apulia Distribuzione. Quest’ultima dal 2004 era master franchisee di Auchan con una rete di negozi nel Mezzogiorno e nel 2019 è diventata master franchisee Carrefour.

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Le due associazioni

L’inchiesta nasce da verifiche su Auchan, dopo che le Entrate hanno ricevuto una comunicazione dall’autorità fiscale svedese. Sono emerse due distinte associazioni per delinquere che si occupavano una delle operazioni internazionali, l’altra di quelle tutte italiane.

Secondo i pm, la prima sarebbe una «complessa frode carosello transnazionale» allo scopo di evadere l’Iva e l’Ires. La Guardia di finanza ha ricostruito una frenetica girandola di cessioni «cartolari» di merci, che da società «filtro» sparse in Italia rifornivano di beni alimentari i supermercati delle catene Gs, Auchan, Miti e Apulia Distribuzione, per poi passare a “conduit” - società ponte utilizzate per convogliare flussi di reddito da Stati ad alta tassazione a Stati a bassa tassazione – con sede in Svezia, Polonia, Slovenia e Bulgaria. Un «sistema» che, in una terza fase, riportava, sempre in modo esclusivamente documentale, le merci in Italia.

Con la seconda associazione, quella italiana, società della Gdo (quali Gs) avrebbero compiuto cessioni di beni non imponibili Iva a società «cartiere» prive del requisito di esportatore abituale, utilizzando lettere d’intento false. Entrambi i sistemi avrebbe avuto lo scopo di evadere l’Iva e l’Ires «senza rischi di impresa», si legge negli atti.

Operazione Peppa Pig

Stando ai documenti giudiziari, le presunte operazioni illecite rientravano in veri e propri «circuiti fraudolenti per esemplificare l’attività dell’associazione criminale». Così si è scoperta l’«operazione Peppa Pig», con la cessione lungo tutta la filiera di società sotto inchiesta di oltre 80mila accessori con il marchio del noto cartone animato per bambini, ma anche l’«operazione Sapone Dove», «Polident per protesi dentarie» e «Union cosmetic». Secondo i pm si tratterebbe di «schemi carosello».

Il dossier Pwc su Auchan

Agli atti è finito anche un report denominato «Auchan Retail Italia verifiche svolte», messo a punto daPwc per il periodo 2015-2019. Nel documento emergono comunicazioni sul «coinvolgimento della Auchan in una frode Iva connessa alle attività di esportazione». Gli stessi analisti hanno evidenziato una «possibile evasione Iva pari a 43 milioni di euro e costi inesistenti pari a 197 milioni». Per arginare i rischi penali, Pwc ha inviato ad Auchan una serie di «suggerimenti». Anche per questo il gruppo, attraverso Ernst & Young, ha già siglato un accordo con le Entrate, pagando circa 50 milioni di euro.

Aggiornamento del 19 settembre 2022:

Dalla società Union Cosmetics Srl riceviamo e pubblichiamo:  Si chiarisce e si precisa che il riferimento alla presunta operazione illecita denominata “Union cosmetic”, menzionata nel testo come uno degli esempi di “schemi carosello” risultante dai documenti giudiziari dell'inchiesta, non riguarda e non ha nulla a che vedere con la società Union Cosmetics s.u.r.l., con sede in Senigallia (AN), alla via Foce Cesano 4/9, la quale opera da anni come officina cosmetica nel mercato della Grande Distribuzione Organizzata con assoluta serietà, professionalità e rispetto di ogni previsione tributaria, normativa e regolamentare.
Al contempo nessuno degli amministratori, soci, rappresentanti, agenti, dipendenti e/o collaboratori di Union Cosmetics s.u.r.l. risulta minimamente coinvolto in nessuna delle inchieste o delle operazioni di presunta frode menzionate nell'articolo in questione.
Non essendo a conoscenza di eventuali ragioni che possano aver indotto gli inquirenti ad attribuire a una delle operazioni asseritamente illecite la denominazione “Union cosmetic” (senza “s” finale), possiamo comunque assicurare che non vi è alcun riferimento o collegamento con la società marchigiana Union Cosmetics s.u.r.l.

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