ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùusa

Ge «bocciata» dall’analista JP Morgan (e il titolo crolla in Borsa)

di Marco Valsania


Wall Street nella trappola di buyback e super debito

2' di lettura

General Electric, in crisi e affannosa ricerca di riscatto, frana nuovamente in Borsa mostrando la fragilità e le sfide irrisolte che ancora la tengono in scacco. Una caduta sotto il peso dell’incapacità a convincere il mercato che sarà davvero capace di reinventarsi, di passare da azienda Pil a gruppo focalizzato su segmenti in crescita e di lasciarsi alle spalle scandali e polemiche. Anzi, l’incapacità di persuadere, in particolare, un solo quanto influente analista: Stephen Tusa di JP Morgan.

GUARDA IL VIDEO. Wall Street nella trappola del buyback

Tusa è sempre stato uno scettico dei piani di Ge e dell’efficacia dei suoi nuovi vertici sotto il chief executive Larry Culp. Ma a dicembre aveva dato loro un po’ di credito, alzando il rating a «neutrale» pur mantenendo il target di prezzo sui dodici mesi a una manciata di sei dollari. Con meno pessimismo addosso, e nonostante previsioni ufficiali di un flusso di cassa negativo per il 2019, le martoriate azioni dell’azienda da inizio anno avevano guadagnato, prima della debacle di ieri, il 38 per cento.

Non è durata a lungo, però, la pazienza di Tusa: nelle ultime ore ha ri-declassato il titolo, punendolo con un giudizio di «underweight», vale di dire di vendita senza indugi. In aggiunta, questa volta ha anche tagliato il price target, a cinque dollari dai sei. Un valore dimezzato rispetto ai circa dieci dollari ai quali viene oggi scambiato, anche dopo la doccia fredda che l’ha visto bruciare oltre il 5% sull'onda del declassamento.

Tusa prende di mira tanto l’azienda che ogni residuo di ottimismo di Wall Street: «Crediamo che molti investitori sottovalutino la severità delle sfide e dei rischi sottostanti della Ge, mentre sovrastimano piccoli sviluppi positivi». Più in dettaglio, l’analista vede il gruppo deludere quando si tratta degli obiettivi di cash flow nei prossimi anni. E afflitto da continua necessità di usare capitale per coprire voragini scoperte nella sua divisione di servizi finanziari.

Non è finita qui. C’è poi, agli occhi di Tusa, il macigno di cento miliardi di dollari di debito che grava sulle spalle del gruppo e che diventerebbe insostenibile qualora l’economia conoscesse rovesci. In poche parole: «Ge è vulnerabile a problemi di liquidità in caso di recessione»; tanto vulnerabile che potrebbe essere costretta a cedere di corsa altri asset, a cominciare dall’intero ramo delle attività nella sanità.

La credibilità di Tusa si spiega con le sua finora dimostrata preveggenza analitica: aveva declassato il titolo Ge per la prima volta nel 2016, prima cioè che esplodesse la crisi dellìazienda. Il primo analista di una grande banca a far scattare una simile bocciatura. Crisi di performance e irregolarità, nei due anni successivi, hanno spinto Ge verso una spirale di tracolli a Wall Street, tagli del dividendo (ridotto a un centesimo) e dismissioni plurimiliardarie per provare a concentrarsi su energia e fonti rinnovabili, aviazione e sanità. Il titolo è stato anche estromesso dal Dow Jones, dove era il più antico componente dell’indice.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...