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Gedi torna a correre. Secondo il mercato giochi ancora aperti

Le voci di riassestamento del settore che portano verso Elkann e Cairo

di Antonella Olivieri


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2' di lettura

Gedi riparte in volata in Borsa, chiudendo la seduta in rialzo del 6,43% a 0,306 euro. Il titolo della casa che edita La Repubblica e La Stampa si è surriscaldato dopo che sono emersi i contrasti nella famiglia De Benedetti sulla conduzione dell’azienda e soprattutto sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Carlo De Benedetti, con la sua finanziaria Romed, ha messo sul piatto una quarantina di milioni per il 29,99% di Gedi, ma Cir, che oggi fa capo ai figli dell’ingegnere, e che controlla la casa editrice con quasi il 44% ha subito respinto l’offerta dichiarandola «irricevibile», dal momento che il prezzo proposto - 25 centesimi per azione, non prevedeva alcun premio rispetto alle quotazioni di giovedì scorso, che già erano ai minimi degli ultimi cinque anni.

La Borsa si subito scaldata, dando spazio alle voci che volevano Cir in procinto di vendere Gedi e sulla scommessa che ora - a contrasti familiari deflagrati in pubblico - possa farsi avanti qualche soggetto interessato. Secondo alcune voci, che però non trovano conferme, sarebbe stata considerata l’ipotesi di passare la mano all’azionista di minoranza Exor, che non ha tuttavia alcuna prelazione, mentre Cir sarebbe uscita dall’editoria per concentrarsi sulle altre attività del gruppo, più redditizie dei media. Carlo De Benedetti domenica aveva parlato solo della trattativa condotta con Flavio Cattaneo e Stefano Marsaglia del fondo Peninsula che, però, a quanto risulta, non è andata in porto nè è sfociata in un’offerta formale. Per quanto riguarda John Elkann, riferiscono fonti a lui vicine, vuole solo stare fuori da una contesa di famiglia.

Ora sul mercato e negli ambienti finanziari si guarda piuttosto dalla parte di Rcs, dopo che l’editore Urbano Cairo ha offerto un assist di solidarietà a De Benedetti-padre, che ha spiegato poi i suoi piani in un’intervista al Corriere (risanare l’azienda e mettere in sicuro La Repubblica sotto una fondazione, modello Guardian). «Mi è piaciuta - aveva commentato all’indomani Cairo - si tratta di una mossa romantica di una persona che ama l’editoria, ama Repubblica e ama i giornali del gruppo Gedi».

In effetti Gedi ha assett che potrebbero interessare anche a Rcs - le radio per esempio - ma l’unico asset che non potrebbe rilevare, per via dei limiti di concentrazione della legge dell’editoria, è La Repubblica. Testata per la quale, volendo, un interessato è già uscito allo scoperto, Carlo De Benedetti.

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