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Gedi, in vetrina giornali e periodici. Nelle radio la fetta che vale di più

Lunedì si alzerà il velo sui numeri dei primi nove mesi. Quanto al semestre, si è chiuso con risultato negativo per 19,1 milioni

di Andrea Biondi

2' di lettura

«È un grande passo per il gruppo che diventa la prima società italiana editrice di giornali. Lo dico con particolare compiacimento perché penso di rappresentare un po' la storia di questo gruppo». Con queste parole nell’aprile del 2017 l’ingegner Carlo De Benedetti salutava la nascita di Gedi, frutto dell’integrazione della Itedi di Fca e famiglia Perrone che portava in dote La Stampa e Il Secolo XIX. Val la pena anche ricordare le parole di Monica Mondardini, allora ad del Gruppo, secondo cui l’operazione avrebbe portato «sinergie per un valore di circa 15 milioni di euro» e «indubbio valore industriale».

In un mercato debole, meglio essere forti, era il ragionamento. Ma la crisi dell’editoria non ha fatto sconti, con un mercato pubblicitario che arranca sulle pubblicazioni cartacee ( -10,6% il dato Nielsen dei quotidiani a gennaio-agosto) e un’abitudine alla lettura che procede su un pericolosissimo piano inclinato.

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Ad analizzare la Gedi oggetto del contendere fra i De Benedetti, ci si trova oggi davanti a una realtà in cui è la parte radio a far sorridere, al contrario di Repubblica e periodici (L'Espresso, National Geographic, Limes, Micromega e le Guide de L'Espresso) riuniti nella divisione “Stampa Nazionale”. In mezzo la divisione “News Network”, con La Stampa, Il Secolo XIX e le testate locali che, come per la “Stampa nazionale”, mostra la corda sul fatturato, ma con risultato operativo positivo, seppur in forte calo.

Andando nel dettaglio, la parte che appare più in difficoltà, quella di Repubblica & co, nel primo semestre ha realizzato ricavi per 116,5 milioni: -5,8% annuo con incidenza dei ricavi digitali in crescita dal 13,1% al 14% (15% Repubblica). Quanto alla marginalità,è migliorata ma con risultato operativo che resta in rosso per 7,7 milioni (dai -9,6 di un anno prima).

Dal punto debole a quello forte: le radio (Deejay, Capital e m2o) hanno registrato un fatturato con segno più (+0,4%) a 32 milioni nel semestre (a fronte di 302,9 milioni di ricavi totali di gruppo), con risultato operativo positivo di 7 milioni. Sarà anche per questo che ciclicamente ricorrono voci di Ipo della parte radio comunque sempre smentite, anche in questa fase, dal Gruppo. Fra Repubblica e le radio, nel mezzo c’è la divisione con Stampa, Secolo XIX e quotidiani locali in cui al fatturato calante (-8,6% a 116,9 milioni) si accompagna un risultato operativo positivo di 5,8 milioni (-34,1%).

Lunedì si alzerà il velo sui numeri dei primi nove mesi. Quanto al semestre, si è chiuso con risultato negativo per 19,1 milioni ma recependo, come riportato in una nota , gli effetti della cessione di Persidera (-17,3 milioni) e oneri per ristrutturazioni (-2,5 milioni). I ricavi consolidati sono scesi a 302,9 (-6,1%) con calo sia nei ricavi diffusionali (-5,2%) sia in quelli pubblicitari (-7,4%).

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