innovazione

Geely cambia le regole del gioco Lo strano caso di Link&Co

Il gruppo che controlla Polestar e Volvo adotta una strategia non convenzionale nell’uso di tecnologia, marketing, comunicazione: i clienti diventano membri di una comunità

di Giulia Paganoni

3' di lettura

Sicurezza ma anche comunicazione non convenzionale. Il gruppo cinese Geely, del quale fanno parte Volvo e Polestar e Lynk & Co, è attivo in Europa con una doppia strategia: da un lato la concretezza dei veicoli con importanti investimenti in elettrificazione e sicurezza, mentre dall’altra si gioca tutto sulla comunicazione e il senso di appartenenza a una community.

Il marchio svedese Volvo è noto ormai oltre cinquant’anni per l’attenzione alla sicurezza dei propri veicoli, ricordiamo che proprio nel 1959 inventarono le cinture di sicurezza a tre punti lasciando libero il brevetto affinché tutti i brand potessero proporre veicoli sicuri, una strategia a vantaggio della collettività. Da allora i tecnici hanno sempre lavorato in ottica di azzerare gli incidenti stradali analizzando dati e informazioni raccolti per ciascun sinistro al fine di definire e implementare nuove tecnologie di sicurezza. Ma non è l’unico obiettivo.

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Da tempo il marchio svedese sta lavorando per la riduzione della CO2 nella gamma: l’obiettivo entro il 2040 è rendere il marchio una realtà a impatto zero sul clima e il primo passo concreto è quello di ridurre del 40% l’impronta di carbonio nel ciclo di vita di ciascuna automobile tra il 2018 e il 2025, anche attraverso una riduzione del 50% delle emissioni di scarico. Una strategia che si traduce in vendite di mercato focalizzate su una gamma composta per metà da auto elettriche e metà da veicoli ibridi entro il 2025.

Attualmente, gli obiettivi a breve termine sono stati ampiamente raggiunti grazie a una gamma composta da una variante dotata di tecnologia ibrida plug-in (Phev) per ciascun modello.

Infine, per aumentare i benefici dei risultati complessivi, Volvo sta anche effettuando investimenti significativi (come il nuovo laboratorio di Shanghai) per svolgere internamente le attività di progettazione e sviluppo degli elettromotori per la prossima generazione di modelli che saranno basati sull’inedita architettura modulare Spa 2 che a breve verrà introdotta.

Anche dal canto suo, Polestar, affiliata di Volvo specializzata sulle vetture elettriche ad alte prestazioni, all’inizio dell’anno ha iniziato le consegne del suo modello Polestar 2 a trazione completamente elettrica, il secondo modello della gamma dopo Polestar 1, la Gt ibrida da 600 cv con circa 100km di autonomia elettrica.

Dall’altra parte, invece, l’affiliata Lynk & Co. sta adottando una strategia completamente diversa. La comunicazione è al centro ma non quella di prodotto, bensì la promozione di appartenenza a una community con valori quali la flessibilità, la rapidità, la creatività e la sostenibilità. Si parla di una completa libertà di movimento. Un modo strano per un marchio automobilistico per presentare i propri prodotti al pubblico. Soprattutto alla luce del fatto che sui mezzi di comunicazione presidiati è difficile trovare l’immagine o il riferimento a uno dei modelli della gamma, viene invece fatta leva sull’iscrizione alla community. Il marchio che avrebbe cosa proporre: la 01, il suv compatto simile alla Xc40 di Volvo ma con logo proprio, equipaggiata sia con tecnologia ibrida che Phev, quest’ultima con 68 km di autonomia in elettrico. O se non la vendita, delle proposte finanziarie o di accesso alla mobilità dei veicolo. Ma no. La strategia, discutibile per i tempi che corrono data la pandemia in corso, è di raccogliere deal. Ma come coprire i costi di produzione con i deal?

Al momento, non si sa. Di certo però non ci saranno degli show-room del marchio come accade normalmente. Il percorso d’acquisto è online e per ciascun Paese saranno disponibili due punti di visualizzazione permanenti. Si prevedono numerosi punti temporanei in aree strategiche con camion e container. Un modello di comunicazione non convenzionale che si basa sulla filosofia del suo Ceo, Alain Visser, che con Lynk & Co potrà fare reinventare il settore automobilistico come Spotify ha reinventato la musica o Netflix il cinema.

Una vision che potrebbe essere un successo planetario e diventare una case history interessantissima oppure un grandissimo flop.

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