Innovazione

Gelata sulle startup: stop alla rivalutazione degli investimenti all’11%

Nessuna disposizione nella legge di Bilancio per stratup e pmi innovative: in assenza di correzioni si applicherà il capital gain al 26% alla exit

di Luca De Biase

(Tierney - stock.adobe.com)

2' di lettura

Una novità non piacevole per gli investitori nelle startup e società non quotate: nella legge di Bilancio in discussione non si fa riferimento all’opportunità di rivalutare il costo delle partecipazioni societarie pagando un’imposta dell’11% su quel guadagno.

Se questo mancato riferimento fosse confermato alla fine dell’iter di approvazione della legge, il capital gain si pagherebbe soltanto alla exit finale, quando gli investitori vendono la loro quota, nella misura del 26%.

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In pratica gli investitori nelle startup, società che spesso vivono proprio di aumenti di capitale e di rivalutazione del valore del capitale, conoscerebbero un peggioramento significativo del trattamento fiscale.

«A luglio avevamo approvato un emendamento al decreto Sostegni-bis per prorogare al 15 novembre le rivalutazioni delle partecipazioni societarie», ricorda Alessandro Fusacchia, deputato del gruppo misto - nel 2012 coordinatore della task force per l'impostazione della policy a favore delle startup - e primo firmatario dell'emendamento: «Questa proroga evita distorsioni e offre opportunità per tutto l’ecosistema dell’innovazione. Il Governo avrebbe però dovuto pensarci con la legge di Bilancio».

Questo cambiamento non sarebbe irrilevante. In pratica, fino all’anno scorso, gli investitori potevano evitare la tassazione ordinaria del 26% sul capital gain che si accumulava tra l’entrata in una startup e l’uscita da quella società dopo una serie di round di investimenti. Gli azionisti potevano semplicemente rivalutare il costo delle partecipazioni con perizie o al prezzo pagato dai nuovi investitori e pagare su quella rivalutazione l’11%.

Questo consentiva alle startup di attirare capitali in misura maggiore il che dunque alimentava l’ecosistema dell’innovazione in Italia che non brilla per disponibilità di investitori, anche se negli ultimi anni la situazione è molto migliorata.

Sussistono comunque altre forme di incentivazione all’investimento nelle startup. Per esempio, c’è la detrazione Irpef del 50% per chi investe nel capitale sociale di startup o pmi innovative già costituite e regolarmente iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese.

L’investimento deve essere mantenuto per almeno tre anni, deve essere effettuato direttamente o attraverso organismi di investimento collettivo del risparmio specializzati in startup o pmi innovative. L’investimento agevolabile, comunque, non deve superare i 100mila euro per le startup e 300mila per le pmi innovative, per ciascun periodo di imposta.

Un rischio di questa novità sul costo delle partecipazioni è che chi ha investito in passato mantenga dei vantaggi fiscali che non spetteranno a chi investirà d’ora in poi, con una disparità di trattamento piuttosto importante.

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