audizione

Gelmini: «No ai dpcm last minute, il governo accelera su Recovery plan e vaccini»

Il 6 marzo incontro governo, regioni, Figliuolo e Curcio sulla campagna vaccinale

di Nicoletta Cottone

Ecco il primo Dpcm di Mario Draghi

5' di lettura

«Dovremo trovare la via italiana per accelerare la stagione dei vaccini e per uscire da questi 13 mesi che sono stati particolarmente pesanti». Lo ha detto la ministra degli Affari regionali e delle autonomie Mariastella Gelmini, esponente di Forza Italia, in audizione alla commissione parlamentare per le questioni regionali alla Camera, a Palazzo San Macuto per illustrare le linee programmatiche del suo dicastero. Parlando delle misure restrittive per combattere l’emergenza creata dal nuovo coronavirus, la ministra ha detto che non è stata trovata «una modalità alternativa alle fasce. L’unica alternativa rimarrebbe il lockdown che non è una cosa che ricordiamo con grande piacere. Abbiamo provato ad aggiungere un cambiamento nel metodo e nei tempi».

Il 5 marzo incontro governo, regioni, Figliuolo e Curcio

«Venerdì (il 5 marzo, ndr) è in programma una riunione» sulla campagna vaccinale «tra il Governo, le Regioni, il commissario straordinario all'emergenza Francesco Paolo Figliuolo, e il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio», ha annunciato la ministra. «Somministrare il vaccino agli operatori scolastici sarà la grande sfida del governo; serve un approccio sussidiario, competitivo, ma inclusivo nel rapporto tra il governo e gli enti locali», ha detto, spiegando che «dovremo trovare la via italiana per accelerare la vaccinazione: abbiamo un numero (alto ancora, ndr) di morti, contagi che aumentano, ma anche una crisi economica profonda».

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Il governo vuole accelerare sul Recovery plan

La ministra ha parlato anche del Recovery Plan: «Il governo vuole accelerare. Le Regioni lamentano di non essere state coinvolte fino a questo momento. È invece nostra intenzione quella di organizzare al più presto momenti di incontro e confronto tra governo e conferenza delle Regioni, anche con la partecipazione dei ministri economici». La ministra ha sottolineato come Recovery e fondi di coesione siano punti importanti. «Non dobbiamo prendere vecchi progetti, rispolverarli e portare a casa delle risorse. Non dobbiamo perderci in litigi territoriali, ma dentro delle linee di indirizzo i territori si devono sentire inclusi. Dobbiamo essere veloci e non dobbiamo dividerci in mille campanili». Sul Recovery, «lavoreremo in modo trasversale tra ministeri per fare in modo che l'Italia non chieda risorse tanto per fare», ha aggiunto. «Gli oltre 200 miliardi del Recovery sembrano tanti soldi, ma noi 100 miliardi li abbiamo già spesi con gli scostamenti di bilancio. Io non sono pentita di averli votati, perché l'emergenza ha portato lì. Ma queste risorse ci saranno oggi e non sono replicabili. Ad oggi, noi abbiamo solo gravato i giovani di una marea di debiti. La modalità con cui investiamo le risorse ne va dell'Italia del 2050».

No ai dpcm last minute

«Il Dpcm entrerà in vigore il 6 marzo: non è un Dpcm last minute. Il presidente Draghi in particolare e tutta la maggioranza hanno fortemente voluto un cambio di passo nei tempi e nel metodo», ha sottolineato la ministra, precisando che «i tempi sono fondamentali per non arrecare ulteriori disagi ai cittadini». Non c’era tempo per un decreto, visto che il governo Draghi si è insediato nell’immediata scadenza del dpcm. «C'è stato un tavolo di confronto. Abbiamo lavorato con grande intensità provando a raccogliere gli spunti emersi su tutti i tavoli». Il dpcm stato il primo provvedimento di cui la ministra ha dovuto occuparsi: «Mi ha consentito di affrontare da subito un dialogo molto intenso con la Conferenza Stato-Regioni. Devo ringraziare il presidente Stefano Bonaccini, dell'Anci Antonio De Caro e dell'Upi Michele de Pascale. Insieme abbiamo potuto avere un confronto importante».

Scuole aperte dove possibile

«Abbiamo provato a tenere aperte le scuole ovunque sia possibile, non esiste divisione tra chi le vorrebbe aperte e chi chiuse. Sono un servizio essenziale, se viene tolto è una perdita per ragazzi e per le famiglie. Non ho condiviso molte cose della ministra Azzolina, ma ho apprezzato il suo sforzo per tenerle aperte più possibile», ha detto Mariastella Gelmini. «Le varianti colpiscono in maniera molto più pesante, è una situazione nuova, quindi in alcune situazioni serve la sospensione delle lezioni in presenza. Il criterio, chiesto dalle Regioni e indicato dal Comitato tecnico scientifico (Cts) - ha ricordato la ministra - è di 250 contagi ogni 100mila abitanti per 7 giorni». La ministra ha detto con chiarezza che «le lezioni in presenza non sono paragonabili alla Dad. Diremmo una bugia. La lezione frontale con l'insegnante trasferisce molto di più della didattica e distanza. Non è una scelta, è una necessità però dobbiamo avere il dovere di attrezzarci». E ha chiesto di non perdersi in dibattiti «sciocchi» tra chi vuole la scuola chiusa o la scuola aperta, ma «ragioniamo di come risolvere i problemi. Credo che questi siano punti trasversali».

Governatori spesso in splendida solitudine

I governatori, ha detto Gelmini, «si sono trovati spesso da soli ad affrontare le emergenze. Preoccupati anche di avere una responsabilità penale sulle chiusure, con diritti in conflitto tra di loro da tutelare, in splendida solitudine. Credo che manchi una cornice nazionale nel quale ci sia ordine». Ha sottolineato come ci sia stato «un cambio totale, frenesia e tensione da tutti i livelli di governo. La pandemia ha stravolto tutti i livelli di governo. Nella distinzione di ruoli e competenze e colori politici è importante tentare una leale collaborazione e inclusione chi è in prima linea di fronte al dolore dei cittadini. Il punto di vista degli amministratori ha informato il Dpcm». E ai parlamentari ha detto come l’audizione sia anche «un’occasione per rafforzare il rapporto tra governo e Parlamento, stravolto dalla pandemia. Il governo di unità nazionale vuole ricostituire un corretto rapporto tra esecutivo e assemblee».

Il governo ha impugnato troppe ordinanze delle Regioni

«C’è una propensione alle impugnative (delle ordinanze delle Regioni, ndr) troppo estesa. Laddove c'è davvero una violazione del principio costituzionale è giusto impugnare, ma si può usare di più un sistema di risoluzione del conflitto prima dell'impugnativa», ha detto la ministra degli Affari regionali. «Bisogna trovare soluzioni ai conflitti - ha detto - senza aumentare il conflitto con le Regioni».

Più autonomia alle regioni non sia disgregazione del Paese

«Dobbiamo partire dalla realtà e provare ad affrontare l'autonomia differenziata ascoltando le richieste dei cittadini che si sono espressi con un referendum in varie Regioni, ma vedo bene una legge quadro: più autonomia a Veneto e Lombardia, ad esempio, non può voler dire disgregazione nazionale», ha detto la ministra. «Bisogna fondere le autonomie dentro una legge quadro nazionale. Ripartiamo dal livello di condivisione buono raggiunto a fatica dal ministro Boccia (predecessore al ministero, ndr) - ha detto Gelmini -. Serve ordine nelle diverse competenze. Non vogliamo il conflitto, ma non sappiamo come essere concludenti. Bisogna trovare una formula, i ministri dell'Innovazione e della Pubblica amministrazione ci stanno già lavorando. Draghi nella prima riunione ha voluto creare per questo dei comitati interministeriali».


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