ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista

Gemme e digitale, nelle creazioni Bulgari il sentimento del tempo

Lucia Silvestri. La direttrice creativa della maison spiega importanza del contatto con le energie della natura e della società per continuare a stupire affascinare anche le generazioni più giovani

di Giulia Crivelli

Diamanti e smeraldi. Sopra, dettaglio della collana Emerald Glory, un gioiello trasformabile: il collier di 11 smeraldi colombiani a goccia (per un totale di 42,02 carati) può essere staccato dalla texture di diamanti (110,39 carati) su cui è adagiato e indossato come una collana a sé o come un’elegante tiara.

3' di lettura

Un anno speciale, il 2022 di Bulgari, da ogni punto di vista e in particolare per i gioielli. Il successo delle collezioni della maison (parte del gruppo Lvmh), dal pret-à-porter all’alto e altissimo di gamma, hanno portato alla decisione di ampliare e valorizzare sia i laboratori di Roma (si veda Il Sole 24 Ore del 7 ottobre) sia la sede produttiva di Valenza, nel distretto orafo piemontese intorno ad Alessandria, inaugurata nel 2017. Il 15 novembre è stata posata la prima pietra del progetto di ampliamento, che porterà la fabbrica-modello a raddoppiare superficie e capacità produttiva. All’inaugurazione, accanto all’ad di Bulgari Jean-Christophe Babin, c’erano i sindaci dei due comuni coinvolti, Maurizio Oddone (Valenza) e Andrea Bortoloni (Pecetto di Valenza), perché il progetto è molto importante per il territorio: entro il 2028 sono previste 650 assunzioni e la manifattura di gioielli Bulgari di Valenza potrebbe diventare la più grande al mondo. Il motore creativo della maison è Lucia Silvestri, che alla trasmissione del know how e della passione per i gioielli ha dedicato tutta la sua vita da adulta.

In occasione delle Journées Particulières di Lvmh di metà ottobre, dedicate all’artigianato e savoir faire della maison del gruppo, avete aperto al pubblico i laboratori di Roma. Quali sono state le reazioni?

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È stata un’esperienza bellissima per tutti noi, perché abbiamo percepito l’interesse di chi si era prenotato, la curiosità, la fascinazione per un mondo che ai più resta sconosciuto, quello del design e della creazione artigianale dei gioielli.

Bulgari e il gruppo Lvmh sono molto impegnati nella comunicazione ai giovani del valore e della bellezza dei mestieri artigianali. Ha percepito un interesse crescente nei visitatori di quei giorni?

Ho da tempo la sensazione che siano aumentate curiosità e interesse per il nostro mondo. Anzi, è più di una sensazione: non uso molto i social media, ma ho un account Instagram che dedico soprattutto al making of di un gioiello o ad altre curiosità sulle pietre. Sono stata la prima a stupirmi della quantità di reazioni e di messaggi. Questa è la parte bella della rivoluzione digitale, aiuta a mettere in comunicazione le persone, fa circolare le idee
e persino i sogni, forse.

C’è un altro aspetto della tecnologia che però non le piace particolarmente, la creazione in laboratorio di diamanti. Perché?

Sono entrata in Bulgari a 20 anni e sono qui da quasi 40 (ride). La mia prima passione sono proprio le pietre, uno dei tanti doni, quasi magici, che ci fa questo pianeta. Ogni singolo diamante, ad esempio, ha una storia che può essere persino millenaria. Ha vissuto senza bisogno di noi esseri umani, poi lo abbiamo scoperto e tenendolo in mano, anche in forma grezza, si percepisce l’energia del tempo, la profondità delle sue radici. Un diamante sintetico potrà forse avere lucentezza e sembrare perfetto, potrà ingannare sulle sue origini, ma solo a un primo sguardo. Non si può inventare una storia, comprimere un processo naturale lunghissimo in pochi passaggi artificiali. E sono convinta che chi indossa un gioiello con un vero diamante se ne accorga.

Che studi o approfondimenti raccomanderebbe a un giovane che fosse interessato a diventare orafo o creatore di gioielli?

Le scuole specializzate sono importanti, la conoscenza della tecnica lo è altrettanto, in qualsiasi ambito creativo. In Italia abbiamo tante accademie e ogni azienda fa in genere formazione interna. Il nostro ad, Jean-Christophe Babin, ha annunciato anche la creazione di una scuola come parte del progetto di ampliamento di Valenza. È un punto di partenza irrinunciabile, lo studio. Ma altrettanto importanti sono la curiosità e la capacità di vedere tutte le sfumature del mondo. Bisogna saper osservare la natura, le persone, le diverse culture e usanze, oltre a saper osservare e capire se stessi.

Come valuta l’ingresso di marchi della moda nella gioielleria?

Già... sembra che tutti vogliano fare gioielli. Da una parte non mi stupisce e anzi mi lusinga. Nel senso che conferma quanto fascino e, evidentemente, attrattività economica, abbia il nostro settore. Non ho alcun timore della concorrenza, che fa sempre bene. Ma, tornando a quello che dicevo sui diamanti sintetici, le grandi maison di gioielli, come Bulgari, hanno costruito una storia. E uno stile, ovviamente. Non ci sono scorciatoie e vie veloci per diventare quello che siamo noi oggi in Italia e nel mondo.

A proposito di storia, a quale epoca creativa di Bulgari è più legata?

Sono ammirata e sempre stupita da quello che la maison ha fatto negli anni 70 e 80, con collezioni che hanno letteralmente stravolto lo stile della gioielleria. Ma credo che continueremo a farlo in futuro.

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