Grandi imprese agricole

Genagricola punta sull’integrazione verticale: dai campi al prodotto finale

Il Ceo Igor Boccardo traccia le linee strategiche per i 170 anni dell’azienda. Fatturato tornato a quota 60 milioni dopo la flessione del 2020

di Giambattista Marchetto

Aree rinaturalizzate tra le proprietà di Genagricola

3' di lettura

Un 2021 in recupero. Genagricola – la più estesa azienda agricola italiana, controllata dal Gruppo Generali – chiude il 2021 con un fatturato che si riassesta sui 60 milioni di euro. «Dopo un 2020 che aveva visto una flessione del 4-5 per cento – dice il Ceo Igor Boccardo – siamo tornati sui livelli del 2019. Un dato positivo, anche se di fatto significa che siamo rimasti fermi». Eppure, se i numeri indicano una sostanziale stabilità, l'azienda forte di 170 anni di storia spinge oggi su nuovi progetti per dare forma al futuro, anche verticalizzando la filiera.

Boccardo, qual è oggi lo stato di salute di Genagricola a 170 anni?
Buono, nonostante 2 anni di estrema difficoltà. La flessione del 2020 era legata essenzialmente al vino: importante per redditività, ma pesa il 30% del fatturato. Abbiamo sofferto perché il nostro mercato era principalmente l'horeca (bar e ristoranti, ndr), ma abbiamo gestito bene il momento della crisi. Non abbiamo recuperato completamente, ma non abbiamo il fiato corto. In fondo siamo un'azienda agricola completa, giochiamo su più tavoli e il mercato delle derrate non è legato al fatturato

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Come avete reagito?
In questo periodo è accelerato il processo di cambiamento. Abbiamo aumentato la nostra presenza nella gdo, che oggi vale il 10% del fatturato vino, ovvero il doppio rispetto al 2019; uno scarto importante nel momento in cui tutti i player guardavano a quel canale. E nell'online abbiamo quadruplicato il 3% del 2019, tanto che oggi pesa sul fatturato quasi come la gdo. Credo la crescita continuerà, ma meno accelerata.

Quali effetti rimarranno dalla crisi?
Assistiamo a una vera crisi delle catene di approvvigionamento: i materiali scarseggiano e tardano ad arrivare, l'energia raggiunge prezzi difficili da gestire provocando il conseguente aumento dei costi delle materie prime e dei materiali finiti. Difficile dire ora che cosa sia cambiato o cambierà ‘senza ritorno', lo vedremo nei prossimi anni.

Igor Boccardo, ceo di Genagricola

Nuovi canali distributivi, ma anche nuovi progetti?
Abbiamo gestito le difficoltà, ma ci siamo ritagliati il tempo per pensare al futuro. Abbiamo varato diversi progetti. Abbiamo riorganizzato l'architettura dei brand del vino, focalizzandoci soprattutto sul territorio (in particolare Tenuta Sant'Anna, lavorando con Nielsen sulla gdo), e riunito sotto un'unica società commerciale – Le Tenute del Leone Alato – il portafoglio vino tra Piemonte, Veneto e Friuli. Inoltre abbiamo aperto il segmento spirits, creando il ‘Negroni Genangricola': un gin, un vermouth e un bitter (con produzione esternalizzata) su cui stiamo procedendo con un ‘test and learn' per le reazioni del mercato. E puntiamo sulla trasformazione anche nel segmento birra, ma esternalizzando la produzione, dato che i volumi non giustificano la creazione di un birrificio interno.

Nel segmento agricolo è bassa la remuneratività del prodotto non lavorato. È un nodo critico anche per voi?
Assolutamente sì: le produzioni agricole sono pagate poco. L'ebitda è decisamente inferiore a quello di aziende vinicole, che toccano punte del 50%. Nella filiera agricola il valore aggiunto è soprattutto nella trasformazione e noi dobbiamo riappropriarcene, distribuendo prodotti attraverso un brand forte. Nei prossimi anni puntiamo sull'integrazione verticale. Vogliamo trasformare quello che produciamo, come nel vino. È una visione di lungo termine, ma stiamo già sperimentando. La birra dal nostro orzo è già realtà.

Quale innovazione per una agricoltura integrata, sostenibile e remunerativa?
Innanzitutto l'IoT, che permette di usare meno risorse per fare di più. Le tecnologie dell'agricoltura 4.0 aiutano a risparmiare il 9% di gasolio, a togliere dal 10 al 20% di chimica dal campo, a conservare dal 20 fino al 40% di acqua. E si ottimizza il tempo di lavoro umano. Inoltre spingiamo sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, sull'avvicinamento della produzione ai luoghi di consumo, sulle colture fuori suolo – abbiamo acquisito una partecipazione nella startup italiana UrbanCooltur che si occupa di idroponica, coltivando senza trattamenti. Nei prossimi dovremo produrre di più senza incrementare la superficie coltivata e con meno risorse naturali. Una sfida epocale, a cui la tecnologia prova rispondere.

Quanto conta la vostra dimensione in questi processi?
Genagricola si compone di 25 aziende che vanno dai 15 ai 5mila ettari, in territori con specificità diverse. L'agricoltura di precisione permette di scegliere tecnologie ‘cucite' addosso a esigenze specifiche, anche per aziende di piccola taglia.

Qual è la vision di Genagricola a 200 anni?
Diventare la più grande azienda agroalimentare italiana a filiera proprietaria e totalmente sostenibile: vogliamo avere un impatto positivo sull'atmosfera, sulla comunità e sul territorio.

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