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Generali, verso affluenza record. Benetton: ruolo di mediatori

Secondo alcuni osservatori, più elevata sarà la partecipazione in assemblea e più la lista del consiglio uscente, che candida Andrea Sironi come presidente e Philippe Donnet come group ceo, avrà possibilità di vincere

di Laura Galvagni

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3' di lettura

Mancano ormai poche ore alla chiusura del voto per il rinnovo del vertice Generali e i giochi sembrerebbero fatti. Con un’affluenza attesa attorno al dato record del 70%, i grandi e piccoli investitori italiani a supporto della lista di Francesco Gaetano Caltagirone, Mediobanca e De Agostini assieme ai fondi esteri con i candidati del board, e una fetta del mercato per Assogestioni, gli schieramenti sembrerebbero aver preso forma. E in questo quadro anche il risultato. Secondo alcuni osservatori, infatti, più elevata sarà la partecipazione in assemblea e più la lista del consiglio uscente, che candida Andrea Sironi come presidente e Philippe Donnet come group ceo, avrà possibilità di vincere.

Tutto ruota però attorno al potenziale scarto. Quale sarà la distanza tra le liste? La misura del distacco sarà quella che detterà le prossime tappe. Il candidato presidente della lista Caltagirone, Claudio Costamagna, ha infatti dichiarato apertamente che se sarà inferiore al 6%, ossia minore della somma tra il prestito titoli Mediobanca e l’1,4% di De Agostini gia venduto a termine, la battaglia legale è un’opzione concreta sul tavolo. Ipotesi però che al quartier generale di Trieste respingono al mittente: il voto resta valido a prescindere da quale sarà la percentuale che separa la prima dalla seconda lista.

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È pur vero, tuttavia, che il fronte di Caltagirone ha i mezzi per chiamare a stretto giro una seconda assise ed è da vedere se al secondo turno Piazzetta Cuccia e il cda riusciranno a coagulare lo stesso consenso raccolto in questa prima tornata. Da capire, però, se alla fine ciò si renderà realmente necessario.

Quel che è certo è che le posizioni ancora una volta sono opposte. A testimonianza di una frattura interna al gruppo assicurativo che pare quasi insanabile. Ma che invece i Benetton punterebbero a saldare. La decisione della famiglia di Ponzano Veneto, con il cda della holding che si è espresso all’unanimità per mettere il proprio 3,96% del Leone al servizio della lista Caltagirone, non è stata presa in contrasto con l’attuale board. Piuttosto è stata assunta perchè c’è una totale condivisione dell’approccio imprenditoriale che ha guidato la scelta dei candidati proposti dall’imprenditore romano.

La dinastia di Treviso è infatti convinta che lì, dove è possibile, ossia dove non c’è un azionariato frammentato, debbano essere i soci ad esprimere il consiglio e non il cda ad autodecretarsi al vertice della compagnia. Questo non significa in alcun modo promuovere la logica dell’influenza degli azionisti sull’operato del management, così come non è una visione in contrapposizione con l’attuale assetto di comando. Piuttosto, nella loro ottica, è l’espressione lineare di quella che è la fotografia azionaria di un gruppo. Proprio in ragione di tutto questo la speranza dei Benetton, che come più volte scritto in questa fase stanno promuovendo un’azione di cambiamento radicale del loro portafoglio investimenti in primis con il consolidamento degli asset strategici, è che a valle dell’assemblea si possa riaprire un confronto.

Loro stessi si farebbero portatori di un messaggio finalizzato a favorire il dialogo per superare conflitti interni che rischiano di immobilizzare la società anche nei prossimi mesi. Lo farebbero, però, nella consapevolezza che per loro Generali rappresenta un investimento prettamente finanziario che in questa fase necessita dell’impegno di Ponzano per riannodare il dialogo. Un messaggio a Mediobanca, forse, loro advisor nei due dossier chiave che hanno sul tavolo, l’opa su Atlantia in tandem con Blackstone e le possibili nozze tra Autogrill e Dufry, ma dall’altra parte della barricata nella delicata partita che si sta giocando a Trieste.

Intanto è scaduto ieri il termine per la raccolta deleghe dei piccoli azionisti, che rappresentano il 22% del capitale, anche se l’attesa è che la quota dei risparmiatori in assemblea sia piuttosto contenuta.

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