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Generali, balza l’utile e cresce il risultato operativo

Nei tre mesi profitti netti per 807 milioni e operativi per 1,6 miliardi (+11%). Il combined ratio migliora ancora e scende all’88%. Non esclude buy back

di Laura Galvagni

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Nel pieno del confronto in atto tra i soci sulla governance, Generali licenzia una trimestrale che centra la parte alta della forchetta di consensus stimato dagli analisti. A fronte di una Solvency solida e di un combined ratio che migliora , il consiglio della compagnia assicurativa ha messo il sigillo a un trimestre che ha generato 1,6 miliardi di risultato operativo (+11%). Un incremento frutto dello «sviluppo positivo dei segmenti Danni, Asset Management e Holding e altre attività».

In questo contesto i premi lordi nei tre mesi hanno raggiunto quota 19,7 miliardi (+4,2%), in aumento sia nel Vita (+5,5%) sia nel Danni (+1,9%), con un combined ratio sceso all'88,0% (-1,4 punti percentuale), a fronte di New Business Margin a 4,44% (+0,4 punti percentuale).

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L’utile in ascesa

Tutto ciò ha permesso di registrare un utile netto in aumento a 802 milioni dai 113 milioni del 2020, che era stato tuttavia fortemente impattato da significative svalutazioni sugli investimenti e dall'onere del Fondo Straordinario Internazionale per il Covid.

Per restare in tema di numeri, Generali può contare su una posizione di capitale «estremamente solida con il Solvency Ratio di gruppo a 234% (224% a fine 2020), che beneficia di un'eccellente generazione di capitale e dell'andamento positivo del mercato». In virtù di tutto ciò, il Leone ha confermato «l’obiettivo di una crescita annua composta 2018-2021 degli utili per azione tra il 6% e l'8%». Il RoE atteso del 2021 sarà maggiore dell'11,5% e i dividendi cumulati 2019-2021 saranno compresi tra 4,5 e 5 miliardi, «subordinatamente al contesto regolatorio».

Il combined ratio che migliora

Tema chiave della trimestrale è certamente il Combined Ratio migliorato a 88%, «il migliore e il meno volatile tra i peer», ha sottolineato la società. Il dato è stato ottenuto anche grazie alla «riduzione della sinistralità corrente non catastrofale - dovuta agli effetti del lockdown nei principali paesi di operatività del gruppo rispetto al primo trimestre del 2020 che ha solo parzialmente risentito della pandemia». Sostanzialmente stabile il contributo delle generazioni precedenti. In aumento, invece l'expense ratio, che ha subito gli effetti dell’incremento di 0,7 punti percentuale della componente acquisitiva. Generali ha stimato che il Combined Ratio di gruppo rideterminato senza l'effetto Covid-19 sarebbe stato pari a 89,7%. Con riferimento al segmento Asset Management, quest’ultimo ha chiuso il primo trimestre con un risultato operativo di 136 milioni (+46%) e un risultato netto di 98 milioni (+47,3%).

La solidità

«Il gruppo chiude il primo trimestre 2021 con un'ottima performance in linea con i suoi obiettivi, a conferma dell'efficacia della strategia Generali 2021 e rimane tra i più solidi del settore assicurativo con un'eccellente posizione di capitale», ha commentato il Group Cfo di Generali, Cristiano Borean che ha concluso: «Prosegue il ribilanciamento del mix produttivo Vita, che ci ha consentito di mantenere un'ottima profittabilità nell'attuale scenario di bassi tassi di interesse. Generali registra ancora una volta il migliore e meno volatile Combined Ratio tra i peer e consegue ottimi risultati nell'Asset Management e negli altri segmenti. La forte crescita del risultato operativo e dell'utile netto dimostrano che il gruppo continua a operare con efficacia in uno scenario macroeconomico ancora incerto a causa della crisi pandemica».

Il possibile buy back

Nel momento in cui Generali non trovasse le giuste opportunità per fare M&A «tutte le opzioni sono aperte» compresa quella di un buyback. E' quanto ha dichiarato Borean, in conference call con le agenzie. Il manager, interpellato sulla possibilità di un acquisto di azioni proprie visto che la società ha ancora 2,3 miliardi di euro in cassa per acquisizioni nell'ambito del piano al 2021 ha spiegato: «La nostra preferenza, per investire la cassa, è l'M&A che è anche una differenziazione delle sorgenti di utile». Tuttavia, ha concluso il cfo, «le acquisizioni non sono un obbligo ma un modo per creare valore per gli azionisti». Il manager ha anche ricordato come, negli ultimi due anni e mezzo, sono stati investiti 1,8 miliardi in varie operazioni straordinarie, per esempio in Slovenia, Polonia, nell'Est Europa, in Portogallo, in Grecia, su Cattolica e nell'asset management.

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