ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa battaglia di Trieste

Generali, Caltagirone vende il 2,5% e scende al 7,45% del capitale

Esercitati i derivati su 39,5 milioni di titoli del Leone che avevano scadenza 17 giugno. Il prezzo di esercizio era a 18,5 euro ben al di sopra delle quotazioni attuali

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Francesco Gaetano Caltagirone scende attorno al 7,45% del capitale delle Generali. La discesa è frutto dell’esercizio di contratti derivati sul 2,5% del Leone che avevano scadenza 17 giugno.

In particolare, titolari di questi contratti erano le due controllate VM 2006 e Fincal, e l’operazione riguardava complessivamente 39,5 milioni titoli della compagnia di Trieste. Su quel pacchetto erano stati montati, attraverso delle opzioni, degli short sintetici che di fatto permettono, decidendo in anticipo il prezzo e la data di uscita dalla posizione, di restare assolutamente neutrali rispetto alle fluttuazioni del prezzo dell'azione sottostante.

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Buona parte delle opzioni avevano un prezzo di esercizio prossimo ai 18,5 euro, ben superiore ai 15,61 euro cui tratta in questi giorni il Leone a Piazza Affari. Questo, abbinato ai dividendi incassati, ha garantito a Caltagirone una lauta plusvalenza.

La mossa tuttavia non è indicativa di quella che potrebbe essere o sarà la posizione dell’imprenditore nel capitale di Trieste. Non è escluso infatti che possa presto tornare alla quota precedente o che non si sia mosso nelle settimane passate per restare a quella soglia. D’altra parte essendo uscito dal cda delle Generali lo scorso 27 maggio l’Ingegnere non è più tenuto ad aggiornare quelli che sono i suoi movimenti sul titolo del Leone.

La quota appena valorizzata era stata oggetto di lungo dibattito nelle settimane precedenti l’assemblea del 29 aprile perché paragonata, da alcuni, al prestito titoli fatto da Mediobanca per salire oltre il 17% delle Generali in vista dell’assise. In realtà è un’operazione giuridicamente diversa, sebbene fosse già scritto che a metà giugno su quei titoli sarebbe scattato l’esercizio delle opzioni. L’unico modo per smontare gli short sintetici sarebbe stato infatti quello di posticipare le date di scadenza. Scelta possibile ma tecnicamente, secondo gli operatori di mercato, abbastanza complessa da gestire.

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