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Generali, lunedì il primo cda dopo lo scontro ai vertici: deleghe a Donnet e Sironi

Dopo mesi di scontro si ritroveranno nuovamente tutti seduti attorno allo stesso tavolo i protagonisti della dura battaglia che ha infiammato il Leone

di Laura Galvagni

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2' di lettura

Un consiglio di amministrazione funzionale solo a dare i poteri al ceo e a nominare il presidente. Contro le iniziali previsioni, il primo cda del nuovo corso delle Generali, in calendario per il primo pomeriggio di lunedì 2 maggio, non si occuperà del tema chiave dei comitati. Ma solo di attribuire le deleghe all’amministratore delegato, Philippe Donnet, e al nuovo numero uno, Andrea Sironi. Dei comitati, sei in tutto, si parlerà più avanti. Evidentemente serve ancora un po’ di tempo e qualche riflessione aggiuntiva per costruirli al meglio.

Primo cda dopo gli scontri

La riunione del board si terrà in presenza ma con la possibilità di connettersi da remoto, e questo potrebbe certamente aiutare a mitigare il potenziale imbarazzo iniziale. Dopo mesi di scontro, si ritroveranno nuovamente tutti seduti attorno allo stesso tavolo i protagonisti della dura battaglia che ha infiammato il Leone in questi mesi: Francesco Gaetano Caltagirone e i rappresentanti della sua lista da un lato e i candidati del cda dall’altro.

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Tra alcuni di questi le dinamiche e le relative ruggini hanno radici certamente profonde. Ma le nuove figure introdotte con il rinnovo del consiglio potrebbero indubbiamente favorire la ripresa del dialogo. Il numero uno, Sironi, nelle poche parole spese per inaugurare il nuovo corso ha sottolineato che si è chiusa «una fase molto delicata» e ora è necessario che ognuno si dedichi «all’obiettivo comune dell’interesse» delle Generali e di essere intenzionato, per questa ragione, a «fare tutto il possibile per rappresentare al meglio tutti gli stakeholders».

La posizione di Caltagirone

Cogliendo, volontariamente o meno, quello che è stato anche l’auspicio di Caltagirone. L’imprenditore, commentando il voto, che ha registrato la netta prevalenza della lista del cda su quella alternativa da lui presentata, ha voluto precisare: «Sono convinto che parte del risultato sarà comunque conseguito perché un consiglio di amministrazione eletto dal 55% dei voti non potrà non tenere conto dell’altro 45%». Aggiungendo poi che fin quando lo riterrà ragionevole, continuerà «a operare perché il cambiamento avvenga».

Se l’assemblea ha dunque sancito la fine della battaglia decretando i vincitori, grazie al supporto di Mediobanca, De Agostini, dei fondi esteri e di dipendendenti e agenti, è da capire se il nuovo consiglio del Leone saprà bilanciare visioni strategiche ancora discordanti.

Le sfide per il nuovo consiglio

Donnet, dal canto suo, ha rimarcato che «la maggioranza si è espressa con chiarezza e nessuna ambiguità» e dunque ora «tutti insieme» si lavorerà «con determinazione e serenità per perseguire il successo» di Trieste. I prossimi consigli di amministrazione saranno certamente un primo banco di prova per capire se sarà possibile trovare un nuovo equilibrio. Allo stesso modo, però, c’è già chi crede che, chiusa questa fase, lo scontro possa trasferirsi su Mediobanca, azionista al 12,8% del Leone.

Nel capitale dell’istituto di Piazzetta Cuccia figurano infatti sia Leonardo Del Vecchio, che ha il 19,4%, che Caltagirone, che detiene il 3,1%. Del Vecchio potrebbe decidere di provare a pesare di più con l’intento, tra le altre cose, di liberare la compagnia assicurativa da quella che viene considerata un’influenza eccessiva esercitata da Mediobanca.

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