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Generali stringe i tempi sul debito: «Obiettivi anticipati di un anno»

di Laura Galvagni


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(Bloomberg)

3' di lettura

Generali raggiungerà il target di riduzione del debito già nel 2020. Un anno prima rispetto all’obiettivo del 2021 anche se il traguardo che verrà tagliato in anticipo sarà quello relativo alla parte bassa della forchetta indicata in occasione dell’investor day dello scorso novembre. In particolare, per fine 2020 il Leone avrà ridotto di 1,5 miliardi l’esposizione. E questo grazie all’iniziativa annunciata ieri dalla società di non rifinanziare 1,25 miliardi di debito senior in scadenza a gennaio del prossimo anno. Ciò, sommato alla contrazione di 250 milioni di debito subordinato nel 2019, permetterà alla compagnia di centrare il limite inferiore del range (1,5-2 miliardi)con 12 mesi di anticipo. In particolare, il debito finanziario a fine gennaio 2020 risulterà ridotto di 1,5 miliardi portando così lo stock complessivo di 11,5 miliardi a 10 miliardi. Resta evidentemente valido l’impegno a far calare il debito fino al massimo di 2 miliardi totali per il 2021.

In questo quadro, già il primo step permetterà a Trieste di tagliare la spesa per interessi, dai 673 milioni di fine 2017 ai 577 milioni stimati per gennaio 2020, dunque una riduzione di 96 milioni a fronte di un target di piano al 2021 di 70-140 milioni.

Il mercato, già ben disposto nei confronti del settore finanziario, ha così spinto le azioni del gruppo assicurativo che ha chiuso le contrattazioni in rialzo del 2,01% a 16,27 euro. D’altra parte, i commenti dei primi analisti sono stati piuttosto positivi rispetto all’iniziativa. JP Morgan, a valle della presentazione di ieri a Londra, dopo aver confermato sulle Generali la raccomandazione overweight con target price a 19,4 euro, ha sottolineato che ieri anche Allianz ha annunciato una mossa abbastanza simile a quella di Trieste. Tanto che la casa d’affari prevede che il gruppo tedesco possa portare il leverage ratio dal 27% di fine dicembre 2018 al 25%. Allo stesso modo, la compagnia italiana vedrà l’indicatore scendere dal 32,8% di fine anno al 27,6%. Questi due annunci, secondo JP Morgan, sono anticipatori rispetto a un trend generale di riduzione dell’esposizione che potrebbe riguardare il settore assicurativo e che sarebbe positiva per il comparto poiché «un deleveraging ben al di sotto del 30% andrebbe a comprimere significativamente il costo del capitale e di conseguenza il rischio finanziario; aumentando così la valutazione azionaria». Per questo una leva del 30% rappresenta «un livello di riferimento che rende i gruppi assicurativi più interessanti per gli investitori a reddito fisso».

KWB, che ha ribadito il giudizio market perform con prezzo obiettivo di 16,4 euro, dopo aver commentato la decisione sul debito ha anche sottolineato che nel corso dell’incontro di ieri la società, rappresentata da Frédéric de Courtois, general manager, Cristiano Borean, cfo, Jaime Anchùstegui, ceo International, e Luciano Cirinà, ceo di Generali Cee, ha confermato la volontà di «rafforzare le posizioni di leadership» nell’Europa Centro-Orientale. E questo per gli analisti in qualche modo dà maggiore credibilità alle indiscrezioni circolate recentemente rispetto a un interesse del Leone per gli asset di MetLife in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania.

Il gruppo ha infine colto l’occasione per aggiornare lo scenario di “resistenza” a un’eventuale impennata dello spread. In particolare, anche se il differenziale tra Btp e Euroswap dovesse salire di 300 punti base rispetto agli attuali livelli, la posizione di Solvency di Generali resterebbe sopra il livello di sicurezza del 160%, sotto il quale si renderebbero invece necessario intervenire a supporto del capitale. Il gruppo ha una struttura di capitale «forte e resiliente», hanno spiegato da Trieste che ieri ha anche annunciato di aver raggiunto un accordo per la cessione del portafoglio chiuso Vita della propria filiale inglese a una società controllata da Reinsurance Group of America. L’operazione vale un punto di Solvency in più.

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