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Generazione Greta ed Europa spingono per una finanza più sostenibile

Le manifestazioni Fridays for Future e le nuove norme green di Bruxelles all’origine della maggior sensibilità degli investitori verso i parametri Esg

di Vitaliano D'Angerio

Greta Thunberg: "Poche dosi ai paesi poveri, non vado a Cop26"

3' di lettura

Gli investitori internazionali a supporto del pianeta Terra. Una svolta arrivata sulla spinta delle norme europee e della Generazione Greta. Del Trattato di Parigi (2015) sul climate change sarebbe forse rimasto ben poco senza la tassonomia green voluta da Bruxelles e senza i Fridays for Future, le manifestazioni organizzate in tutto il mondo sull’esempio della studentessa svedese Greta Thunberg.

Cinque anni di manifestazioni giovanili e di norme europee per salvare il pianeta dal riscaldamento globale hanno convinto anche i più riottosi investitori internazionali ad applicare ai propri patrimoni i criteri Esg (ambiente, sociale e governance). Un dato per tutti: i fondi sostenibili Ucits, quelli con il “passaporto europeo”, a fine 2020 avevano un patrimonio di mille e 200 miliardi di euro in crescita del 37,1% (dati Efama, associazione europea delle società di risparmio gestito) rispetto all’anno precedente.

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Nuovi rendiconti sostenibili

Le società di gestione e i grandi fondi pensione hanno però bisogno di informazioni, meglio ancora se comparabili, per allocare in modo efficiente i propri soldi. Che sono anche quelli con cui verranno pagate molte future pensioni. Da qui la necessità di “informazioni non finanziarie” da parte delle aziende quotate.

Ieri la Commissione Von der Leyen ha annunciato la proposta di allargare il bacino delle imprese europee obbligate a fornire la dichiarazione non finanziaria (Dnf) ovvero il documento dove confluiscono le informazioni Esg: dal 2016 erano obbligate soltanto le quotate con più di 500 dipendenti. La proposta di Bruxelles è di estendere la Dnf a tutte le grandi imprese quotate e non quotate eliminando la soglia dei 500 dipendenti. Non solo. La proposta prevede che anche le Pmi quotate abbiano obblighi di informativa non finanziaria; in questo caso però verranno previsti rendiconti semplificati rispetto alle grandi imprese.

Dagli obblighi saranno invece escluse le microimprese e le aziende quotate sulle Mtf, le multilateral trading facilities. In ultimo le Pmi non quotate potranno in maniera volontaria adeguarsi a tali norme.

Diverranno così circa 50 mila le imprese che dovranno conformarsi alla Dnf rispetto alle attuali 11 mila. I nuovi rendiconti sostenibili, secondo la proposta della Commissione Ue, si applicherebbero per la prima volta ai rapporti societari pubblicati nel 2024 relativi all’esercizio finanziario 2023.

Millennial, il report di Deloitte

L’Unione europea è dunque all’avanguardia nella lotta al cambiamento climatico e nella difesa del pianeta. Gli uffici di compliance dei grandi fondi di investimento stanno lavorando alacremente in questi mesi per allinearsi alle regole Ue. Come sanno però gli investor relator nelle aziende quotate, il tema green non è soltanto una questione normativa. Tutt’altro. Ricordiamo qui un report della società di consulenza Deloitte sul trasferimento di ricchezza. È del 2015 ma sempre attuale: in quel report si segnalava che negli Stati Uniti, ci sarà il passaggio di 24mila miliardi di dollari di ricchezza dai Baby Boomer ai Millennial che sono notoriamente più vicini alle tematiche green.

Ecco dunque uno dei motivi del cambio di registro di molte società di investimento. Le nuovissime generazioni, quelle che fanno riferimento a Greta Thunberg, per ora si limitano a protestare nei Fridays for future. Ci sono poi i Millennial, nati fra il 1981 e il 1996, che oltre a protestare cominciano a decidere cosa fare dei propri soldi. E a puntare su chi gli consegnerà in eredità una Terra più vivibile.

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