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Generazione Z, il ritorno della dimensione fisica dei ricordi elettronici

Scattiamo troppe foto, spesso senza troppa cura e poi non sappiamo dove conservarle. Stampanti per smartphone e fotocamere istantanee sono l’indizio di una nostalgia per i nostri ricordi analogici

di Luca Tremolada

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3' di lettura

Gli album di ricordi sono “roba da Boomer”. Come i dischi di vinile, i Dvd e le cartine geografiche di carta. A pensarlo però sono più gli over 50 che le nuove generazioni. Perché se è vero che digitale e streaming hanno spazzato via tutta una industria analogica di oggetti fisici progettati per contenere e custodire film, canzoni e giochi, non tutti si sono arresi a vivere le proprie passioni senza un supporto fisico. La fotografia amatoriale intesa come conservazione di ricordi è forse quanto di più intimo ci sia nella diffusione di contenuti.

Le foto delle vacanze, degli amici, dei parenti, dei figli sono quanto di più personale possediamo. Solo una sparuta ma potentissima minoranza perlopiù di super vip ha scelto di affidare la propria memoria ai social scegliendo la “condivisione” come strumento di narrazione e promozione della propria vita affettiva e lavorativa. La maggiore parte delle persone invece quando usa i social lo fa in modo turistico. Lo fa per dire «io» o tutt’al più per aderire ai modelli sociali più apprezzati dall’algoritmo. Diciamo che sono pochi coloro che scelgono di ritrovarsi a casa con amici e parenti per rivedere su Instagram o TikTok le foto della Croazia o del compleanno della nonna.

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La soluzione più pratica è quella di partire dal dispositivo su cui sono archiviate le nostre foto. Già da un paio di decenni non ci sono solo le macchine fotografiche. Gli smartphone sono ormai una appendice artificiale di noi stessi. La memoria dei telefonini però non nasce per archiviare i ricordi di una vita.

Prendiamo un dispositivo di fascia media che scatta foto da 12 Mp e ha una memoria di 64 Gb. La capacità teorica di storage nell’ipotesi irrealistica di un uso esclusivo per la fotografia è di 16mila foto. Sedicimila foto sono l’equivalente di 244 minuti di video ad alta risoluzione (1080p). Sembrano un numero gigantesco ma in realtà non lo sono. Lo sa bene chi ha una famiglia, figli piccoli, animali domestici o anche chi ha una alta percezione di sé stesso. Alcuni ricercatori hanno calcolato per i più giovani, complessivamente, una media di mille selfie al secondo. Ma il numero pare piuttosto basso, pare infatti che le morti da incidente per selfie (chi cioè ha un incidente mentre si scatta una foto ndr) siano superiori a quelle dovute a un attacco di uno squalo.

Ad ogni modo uscendo dall’aneddottica - e dal patologico - in media scattiamo quintali di foto. Che poi peraltro non rivediamo vuoi perché richiede troppo tempo vuoi perché sono spesso pure brutte. Servono per certificare la nostra presenza. Per ricordare a noi stessi (e agli altri) che c’eravamo ed eravamo afflitti da un uso compulsivo della fotocamera.

Eppure, ci sono soluzioni che possono aiutare. Esistono da tempo servizi online come quelli di Google e Apple che permettono di selezionare con l’aiuto dell’intelligenza artificiale gli scatti migliori e organizzarli automaticamente in album. Sono comodi, riconoscono chi sei e creano delle raccolte di foto esteticamente anche gradevoli. Esistono servizi di stampa di terze parti che ti aiutano a scegliere le migliori e con pochi click e con venti-trenta euro ti arriva a casa un libro ricordi.

Per gli amanti del lato fisico della foto, l’oggetto spirito-del-tempo è la stampante istantanea per smartphone. Come ad esempio la nuova Instax Mini Link 2 di Fujifilm che è tascabile, facile da usare e permette anche di giocare in fase di editing con le foto. Esistono versioni simili di Kodak, Canon e Hp.

Possono essere considerate dei parenti lontani di operazioni nostalgia come le fotocamere istantanee che si ispirano alle Polaroid degli anni Sessanta. Hanno la forma di macchina fotografica ma costano molto meno di uno smartphone. Sono oggetti da evento pubblico. Dove scatti e condividi subito la foto lasciando un ricordo che è anche fisico.

Per tutti gli altri, per chi cioè si accontenta di essere un conservatore seriale di ricordi elettronici il consiglio è quello di affidare tutto a una buona memoria fisica. Meglio una Ssd, dal almeno 1 Tb. Chi vi scrive alla tenera età di 50 anni ha già foto e filmati per almeno 200 Gb. Fate un po’ voi i conti.

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  • Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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