Euphoria 2

Generazione zeta ad altissimo volume

La seconda stagione della serie, ideata da Sam Levinson, mantiene l’inventiva e la tensione emotiva delle puntate precedenti, anche se a volte eccede in provocazioni gratuite. Rimane eccellente Zendaya nel ruolo di Rue

di Gianluigi Rossini

Teen drama. Zendaya nei panni di Rue e Dominic Fike in quelli di Elliot

2' di lettura

Due anni e mezzo fa la prima stagione di Euphoria aveva raccolto consensi praticamente unanimi, nonostante tutti i rischi che si assumeva: poteva essere tanto sfrontata e sguaiata quanto intimista e ombelicale; si presentava come un teen drama, ma poi precipitava in oscurità profonde.

Tramite la voce narrante della protagonista Rue (una magnifica Zendaya), ci introduceva nel mondo distopico della generazione Z con una partecipazione emotiva e un’inventiva visiva a cui era davvero difficile resistere. Era, inoltre, un ritratto degli adolescenti tanto crudo quanto aspirazionale: i personaggi vivevano momenti terribili, ma vestiario e trucco curatissimi li rendevano anche estremamente carismatici.

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Dopo una lunga pausa e i due bellissimi episodi “extra” usciti a cavallo tra 2020 e 2021, la seconda stagione di Euphoria (su Sky e Now) è allo stesso tempo molto fedele al proprio spirito e non del tutto riuscita. Ci sono alcune scelte di sceneggiatura poco comprensibili: la co-protagonista Jules, ad esempio, è relegata ai margini, mentre al villain Nate e a suo padre viene data un’attenzione immeritata. Altri personaggi in compenso emergono maggiormente, ma in generale la sensazione è che Sam Levinson non sia riuscito a bilanciare tutte le storie che voleva raccontare. I primi tre episodi, inoltre, soffrono parecchio di prolissità, di un troppo evidente desiderio di colpire lo spettatore e di una ricerca della provocazione spesso gratuita. Va detto che i successivi restituiscono molta fiducia e toccano vere e proprie vette.

Euphoria ha sempre giocato con l’eccesso, nella nuova stagione il volume è ancora più alto: il montaggio può arrivare ad alternare tra loro tre sequenze musicali climatiche, con tre colonne sonore diverse per genere ed epoca, una cacofonia certamente voluta ma non sempre efficace. Perso un po’ dell’equilibrio magico della prima stagione, la serie mette insieme alcuni momenti davvero al limite del sopportabile, come le sequenze iniziali dei primi tre episodi, ad altri bellissimi ed emotivamente potenti, che spesso (ma non sempre) riguardano Rue e la sua ricaduta nella dipendenza.

Euphoria 2

Sam Levinson

Sky e NOW

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