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Genitori e figli: come sopravvivere alla didattica a distanza

La convivenza forzata, la carenza di spazi e dotazioni tecnologiche rischiano di compromettere gli equilibri familiari. Ma gli esperti rassicurano: concentratevi sul processo di apprendimento, non sulle performance

di Giovanna Mancini

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La convivenza forzata, la carenza di spazi e dotazioni tecnologiche rischiano di compromettere gli equilibri familiari. Ma gli esperti rassicurano: concentratevi sul processo di apprendimento, non sulle performance


4' di lettura

Cari ragazzi e cari genitori: niente ansie da prestazione. È la prima regola, fondamentale, per sopravvivere alla didattica a distanza che, alla sua terza settimana di sperimentazione, sta rischiando di mandare in pezzi i difficili equilibri di tante famiglie italiane, già messi a dura prova dalla prolungata reclusione e dalle convivenze forzate.

A maggior ragione se la chiusura delle scuole dovesse prolungarsi oltre il 3 aprile, come si paventa in queste ore, è necessario mettere ordine nella gestione dell’istruzione dei nostri ragazzi ai tempi del Coronavirus.

E capire nel concreto, una volta per tutte, quello che da anni ripetono insegnanti, pedagogisti e psicologi: la scuola non è o non dovrebbe essere un luogo in cui apprendere nozioni, ma un laboratorio dell’apprendimento, che trasmetta ai ragazzi gli strumenti con cui leggere e interpretare mondo, per imparare ad affrontarlo.

«È un momento inedito per tutti – spiega Pierpaolo Triani, docente di Pedagogia alla facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica –, in cui le priorità sono cambiate e quello che oggi è al centro è l’importanza di mantenere i bambini e i ragazzi impegnati nel processo di apprendimento, senza ansia della performance».

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Anche i compiti dunque – e qui il professore si rivolge ai docenti delle scuole - devono essere ben dosati e calibrati. «Cerchiamo di spingere gli studenti non tanto a eseguire esercizi a casa, ma soprattutto a riflettere sul senso di questo lavoro», suggerisce Triani.

Cari genitori, non angosciatevi dunque se i vostri figli perderanno parte dei programmi o “resteranno indietro”. Non è questo oggi l’aspetto che conta: come ha scritto in una lettera che ha fatto il giro della rete Vittoriano Caporale, professore di storia della pedagogia in pensione, oggi più che mai i ragazzi stanno imparando la “scienza della vita”, qualcosa che difficilmente si impara all’interno delle aule.

Niente angosce, dunque, se la connessione Internet è lenta o se non c’è in casa una stampante: «La didattica a distanza non è stampare un compito e svolgerlo – spiega Amanda Ferrario, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico Tosi di Busto Arsizio, una delle scuole più all’avanguardia su questo fronte, ben prima dell’emergenza Coronavirus -. Dobbiamo avere il coraggio di fare un cambio di passo: i docenti non possono pensare di seguire la classe come in aula, ma devono concentrarsi sulla trasmissione delle competenze».

E ai genitori consiglia: siate presenti nella scuola. Certo, non è facile: le chat e i social traboccano in questi giorni di sfoghi da parte di mamme e papà che litigano con i figli per convincerli a studiare e a mantenere un minimo di disciplina. Già provati dai disagi del lavoro da casa, oltre che dall’ansia per una emergenza sanitaria che presto si tradurrà in una nuova emergenza economica, i genitori si trovano a dividere con i figli spazi domestici spesso troppo stretti e dotazioni tecnologiche (spesso insufficienti) per studiare e lavorare.

«La gestione è difficile – ammette Ferrario -, ma ci sono alcune regole che possono aiutare. Poche e semplici regole, che devono però essere tutte rispettate: alzarsi dal letto, fare colazione, rifare il letto, vestirsi e presentarsi alla lezione online puntuali e in ordine». Dopodiché, se i vostri figli non fanno tutti i compiti assegnati, poco male.

«Questa emergenza ci dà l’opportunità di ragionare sui valori e gli strumenti essenziali che la scuola deve trasmettere ai giovani, in un’epoca in cui le informazioni sono anche troppe», aggiunge la dirigente scolastica.

Piuttosto, quindi, approfittate di questa situazione inedita per prendervi «del tempo in più da trascorrere con i ragazzi, ascoltare insieme della musica o discutere di un libro dopo una giornata di lavoro. Abbiate il coraggio di disconnettervi e di riappropriarvi di spazi a cui non diamo più abituati», dice Ferrario.

I genitori non sono insegnanti, ricorda Pierpaolo Triani, ma educatori, e in questo momento più che mai devono svolgere questo ruolo, aiutando i figli a stare dentro il processo di apprendimento.

«Il problema – osserva Gustavo Pietropolli Charmet, psicologo dell’infanzia – è che la scuola a distanza nella maggior parte dei casi non si basa tanto sul momento della didattica in sé, ma demanda moltissimo alla famiglia». Non c’è una ricetta, purtroppo, dal momento che le scuole si sono trovate obbligate a inventare formule di insegnamento da una settimana per l’altra.

Qualcuno parla di grande occasione di ammodernamento per la scuola, ma Charmet avverte: «Non credo che in sé la didattica a distanza possa salvare la scuola. È un espediente in questo momento in cui non abbiamo alternativa».

Ma ci sono difficoltà oggettive che creano un disagio nei giovani: i compagni, che sono un ingrediente fondamentale della scuola, sono troppo lontani, i genitori troppo vicini, i docenti e gli allievi non sono abituati a questo sistema.

«Tuttavia dobbiamo accettare questa situazione e darci da fare - conclude Charmet». Per i genitori può essere un modo nuovo e originale per coinvolgersi maggiormente nella relazione tra il proprio figlio e la scuola. E forse anche per capire meglio che cosa significa, oggi, imparare e insegnare».

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  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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