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Genoa, Samp e Spezia nel gotha del calcio: adesso tocca agli stadi

Gli impianti sportivi non sono all'altezza della serie A Il club spezzino deve ampliare il suo campo mentre le due società di Genova rinnovano i centri tecnici in attesa di mettere mano al Ferraris

di Marco Bellinazzo

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(Getty Images)

Gli impianti sportivi non sono all'altezza della serie A Il club spezzino deve ampliare il suo campo mentre le due società di Genova rinnovano i centri tecnici in attesa di mettere mano al Ferraris


4' di lettura

La Serie A scopre un nuovo porto in Liguria. Oltre ai due approdi storici di Genova, ovvero Genoa e Sampdoria, la massima serie ha aperto le porte per la prima volta allo Spezia, che vanterebbe pure la vittoria di un titolo nazionale (non riconosciuto come scudetto poiché vinto in piena guerra, nel 1944), ma che in A non aveva mai giocato prima d’ora. Lo farà lontano da casa, perché lo stadio “Picco” non è ancora pronto per ospitare la massima categoria. Lo sarà con ogni probabilità già a dicembre. In tempo per ospitare i derby con le genovesi, chiamate alla prima trasferta spezzina in A alla quattordicesima (Genoa) e alla diciassettesima (Sampdoria) giornata di campionato.

A quegli appuntamenti, il club controllato da Gabriele Volpi conta di arrivarci giocando tra le mura amiche, ma almeno per le prime sei giornate di campionato dovrà migrare in quel di Cesena. È in Romagna che lo Spezia ha trovato infatti la disponibilità per disputare le gare interne, in attesa che vengano conclusi i lavori per adeguare l’impianto casalingo.

Lo stadio Ferraris

In Liguria, il rinnovamento degli impianti sportivi (che comunque dovranno restare ancora in gran parte vuoti per le prescrizioni anti-Covid) è una necessità condivisa dalle “sorelle maggiori” Genoa e Sampdoria che sono da tempo impegnate sul dossier per il rifacimento dello stadio “Luigi Ferraris”.

I due club del capoluogo hanno anche costituito una società ad hoc che porta lo stesso nome dell’impianto genovese, con la quale hanno presentato al Comune un progetto di riqualificazione dal valore di circa 40 milioni di euro. Questo nel 2019, però. In un anno, complice la pandemia di Covid-19, di progressi ce ne sono stati pochi.

Anzi, poco prima del lockdown, l’assessore ai lavori pubblici Pietro Piciocchi si è espresso in termini pessimistici relativamente alla possibilità di dare lo stadio in concessione ai due club per 90 anni, come richiesto. Perciò, le due società genovesi si sono assunte solo l’onere della gestione ordinaria dello stadio. Nel frattempo tuttavia è stato approvato il cosiddetto emendamento “sblocca-stadi”, inserito nel Dl Semplificazioni converito definitivamente in legge a settembre, e questa novità potrebbe facilitare l’iter per rimodernare il “Ferraris”. Si tratta infatti di una misura che abolisce, salvo casi eccezionali da motivare da parte della PA, quei vincoli architettonici, storici e paesaggiastici che in questi anni si sono rivelati spesso un ostacolo decisivo nel rallentare i percorsi amministrativi per il rifacimento degli impianti sportivi (che in Italia hanno un’età media di oltre 60 anni).

Da Pegli a Bogliasco

Nell’attesa di possibili novità sul fronte stadio, il Genoa ha iniziato a lavorare sul proprio centro sportivo. A febbraio si sono conclusi i lavori di restyling del “Gianluca Signorini” a Pegli, campo base dei rossoblù, per un costo complessivo di circa tre milioni. La struttura, totalmente ecosostenibile, adesso ospita due terreni di gioco con palestra, tribune e vasche per la riabilitazione.

A Bogliasco, invece, si sono fermati a maggio i lavori di ristrutturazione del centro sportivo “Mugnaini”, casa della Sampdoria, ma il club blucerchiato nel 2017 ha fatto sorgere Casa Samp: una vera e propria academy per il settore giovanile doriano, composta da due palazzine con 27 stanze, quattro salotti, due sale studio, una sala svago, una sala video e un ristorante da 60 posti, per un totale di 1900 metri quadrati, con collegamenti ai campi del vivaio e della prima squadra. L’accordo col Comune di Bogliasco prevede la concessione del diritto di superficie sull’intera area fino al 2072 e il progetto è stato finanziato dall’Istituto per il Credito Sportivo con un mutuo da 5,6 milioni di euro, che ha coperto il 70% dei costi per la creazione di Casa Samp.

Se Genoa e Sampdoria investono sul mattone, a La Spezia è l’amministrazione comunale ad attivarsi per far sì che lo Spezia possa giocare in Serie A davanti al proprio pubblico. Con una nota dello scorso 21 agosto, la giunta Peracchini ha dato disposizione per prelevare 40mila euro dal fondo di riserva per lo studio di fattibilità dell’adeguamento dello stadio “Picco”, secondo gli standard previsti dalla Figc. L’impianto rientrerebbe tra quelli in deroga (concessa fino a 10 mila posti), ma per mettere in regola lo stadio sarà necessaria una spesa stimata in circa un paio di milioni, considerando anche il potenziamento dell’impianto di illuminazione e il miglioramento della sala stampa.

Dallo Spezia al Recco

Investimenti necessari per cercare di mantenere il posto in Serie A, conquistato dopo otto anni consecutivi trascorsi in B, con sei partecipazioni ai play-off. Nella scorsa, tribulata stagione, causa Covid-19, lo Spezia di Volpi ce l’ha fatta, battendo il Frosinone in finale e conquistando l’ultimo posto utile per la promozione. Una sensazione non nuova per il patron, abituato a festeggiare i successi nazionali e internazionali della Pro Recco nella pallanuoto. La squadra più titolata al mondo, con un palmares che conta 33 scudetti, 14 coppe Italia, 8 Champions League, 6 Supercoppe Len e una Lega Adriatica in campo maschile. Ora Volpi prova a farsi spazio anche nel calcio dei grandi con lo Spezia, lasciando come unica rappresentante regionale in Serie B la Virtus Entella di Antonio Gozzi, presidente del gruppo Duferco. A Chiavari finora l’ambizione è sempre stata quella di mantenere la categoria, mentre lo Spezia è riuscito a raggiungere Genoa e Sampdoria nel gotha del calcio italiano. Una promozione storica, che farà conoscere alla Serie A una nuova faccia della Liguria.

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