logistica

Genova, il caos autostrade può costare caro: -30% di merci in arrivo al porto

Lo scalo della Lanterna e quello di Savona fortemente penalizzati da frane, crolli e ammaloramenti delle infrastrutture autostradali

di Raoul de Forcade


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2' di lettura

Il blocco della A26 tra l’allacciamento con la A10 e lo svincolo di Masone, unito al crollo sul viadotto della A6 colpisce in modo netto il sistema portuale di Genova e Savona.

Un sistema già provato dal cedimento, l’anno scorso, del ponte Morandi. In particolare, con lo stop sulla A26, lo scalo della Lanterna ha visto calare immediatamente il traffico merci in entrata del 30%.

La situazione potrà avere un miglioramento grazie al ripristino della circolazione, con una sola corsia per senso di marcia su una carreggiata della A26, ma è comunque critica. Anche perché nel porto di Genova arrivano circa 4mila camion al giorno (e altrettanti ne escono) e in quello di Savona ne giungono quotidianamente mille (e mille escono).

A sottolineare la difficoltà del momento è Paolo Signorini, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale. Con l'interdizione totale sia sulla A6 che sulla A26, spiega, «il porto di Genova riceve il 30% di merci in meno. Ci sono, infatti, una serie di situazioni che bloccano il traffico».

«Se, da un lato, la A26 non sta alimentando il porto – chiarisce Signorini - si registrano anche significativi tappi sulla A7, in particolare in prossimità di Busalla, dove ci sono aree di cantiere con svariati chilometri di coda. Come tempi di percorrenza per il porto noi stimiamo dai tre quarti d’ora a un’ora e mezza in più in arrivo, rispetto alla tempistica consueta. Ovviamente è tutto in evoluzione».

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Con la riapertura parziale della A26, aggiunge Signorini, «bisogna comunque capire con che tempi si riuscirà a far defluire i camion sia a salire che a scendere. Anche perché, con l’apertura di una corsia per senso di marcia, ci saranno ovviamente grandi rallentamenti nel punto di interscambio tra i due viadotti danneggiati (Fado Nord e Pecetti Sud, ndr). I mezzi dovranno muoversi a una velocità di 30 chilometri l’ora».

Fino al momento della parziale riapertura del tratto chiuso, i mezzi sopra le 7,5 tonnellate e gli autobus non hanno potuto percorrere la A26. Durante la notte, dunque, per raggiungere Genova, i Tir hanno dovuto imboccare la A7.

E se il percorso è stato naturale per chi veniva da Milano, chi invece si muoveva da Torino ha dovuto prendere la bretella di Novi e raggiungere la A7. Mentre chi proveniva dall’Emilia, dal Veneto o dal Piemonte occidentale, è stato costretto a percorrere la A21 Torino-Piacenza, per poi imboccare la A7.

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