oggi l’inaugurazione

Genova, a due anni dal crollo del ponte Morandi chiuse 134 imprese

L’extracosto sostenuto dai trasportatori è stato valutato in 420 milioni di euro. Ne hanno ottenuti 180. Domani l’inaugurazione del viadotto Genova San Giorgio alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella

di Raoul de Forcade

Da Riccardo Morandi a Renzo Piano, storia di un ponte

L’extracosto sostenuto dai trasportatori è stato valutato in 420 milioni di euro. Ne hanno ottenuti 180. Domani l’inaugurazione del viadotto Genova San Giorgio alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella


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Genova mostra le ferite provocate dal crollo del Morandi, mentre si avvera l’inaugurazione del nuovo ponte sul Polcevera, firmato da Renzo Piano. Ben 134 imprese hanno chiuso i battenti nell’arco di 20 mesi successivi alla caduta del viadotto, avvenuta il 14 agosto 2018 (con 43 vittime). E agli effetti diretti della tragedia sul tessuto economico cittadino si aggiungono quelli del lockdown per il Covid, che fanno salire il saldo negativo delle piccole imprese sotto la Lanterna a -232. A questo si aggiungono circa 420 milioni di euro di danni, in extracosti, conteggiati, per il solo effetto Morandi, dall’autotrasporto.

A causa del crollo del Morandi hanno anche avuto danni diretti alcune aziende di Confindustria Genova site nelle vicinanze del viadotto: Ansaldo Energia, San Giorgio Seigen, Ferrometal e Re Vetro. Di queste aziende, tre sono state rimborsate, per i disagi subiti, direttamente da Autostrade per l’Italia, mentre con Re Vetro non c’è ancora un accordo defintivo. Aspi comunque è intervenuta su 59 imprese della zona rossa (quella più vicina al crollo), «per un totale – conferma la stessa Aspi - di alcune decine di milioni di euro. Nella zona arancione (un poco più distante, ndr) abbiamo, invece, supportato 620 realtà, tra imprese, artigiani e commercianti, per un totale di circa 10 milioni di euro».

Le tipologie di aiuti, da parte di Aspi, sono state indirizzate a «danni diretti e indiretti, business interruption, ristoro macchinari e spese di delocalizzazione, acquisto di terreni e fabbricati. Negli accordi era previsto anche un impegno, da parte dei percettori, a mantenere inalterati, per quanto possibile, i livelli occupazionali».

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