viadotto sul Polcevera

Genova, giù il primo pezzo del ponte Morandi tra il 6 e l’8 febbraio

di Raoul de Forcade


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Imagoeconomica

2' di lettura

La demolizione vera e propria del troncone Ovest del viadotto Morandi inizierà la prossima settimana. Lo ha detto ieri il commissario per la ricostruzione e sindaco di Genova, Marco Bucci, a margine della cerimonia per il Giorno della memoria. «Siamo pronti – ha affermato - a tirare giù il moncone e il primo pezzo dovrebbe scendere tra il 6 e l’8 febbraio, anche se dobbiamo ancora vedere con precisione quando sarà».

«Stiamo facendo – ha aggiunto Bucci - un lavoro che non è preparatorio ma è già di demolizione degli altri pezzi e perciò la demolizione è già praticamente iniziata. Ogni giorno ci sono novità, ci sono le nuove macchine sopra, ora le hanno montate» e «siamo pronti – ha ribadito - a tirare giù il moncone».

«I pezzi - ha proseguito il commissario – stanno già venendo giù dal ponte, solo che magari sono più piccoli e fanno meno notizia. Quel giorno, però (fra il 6 e l’8 febbraio, appunto, ndr) penso che ci sarà tutta la città a vedere l’evento. Sarà un bel momento e sarà anche l'occasione per dire che le cose stanno andando avanti».

Oggi, intanto, è stato sentito in Procura a Genova l’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, come persona informata dei fatti nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del Morandi.

«Non mi erano mai arrivate – ha detto al termine dell'incontro coi magistrati - notizie di criticità perché la discussione è sempre stata sul tema vero e reale della realizzazione della Gronda (autostradale di Ponente, ndr). In quei due anni di ministero, sia nel rapporto con le autorità locali che con Autostrade il tema vero era sbloccare finalmente la realizzazione della Gronda: non avrebbe sostituito il ponte Morandi ma lo avrebbe alleggerito del traffico pesante e indirettamente, secondo me, avrebbe portato a una situazione diversa. Le note contrarietà locali hanno fatto allungare i tempi».

Lupi ha poi aggiunto che «il ministero aveva una direzione per controllare e quindi doveva e deve controllare. E la direttiva che tutti i ministri hanno dato era la sicurezza. Tutti gli atti sono pubblici, così come le convenzioni e le

responsabilità di chi doveva fare cosa. Noi avevamo tre punti che, per me, erano sacri: la sicurezza, quindi la manutenzione ordinaria e straordinaria, la realizzazione delle grandi opere e il terzo tema era quello delle tariffe, ovvero che la tariffazione fosse corretta in base agli investimenti che si facevano e che le tariffe non potevano continuare a aumentare».

«C’è qualcuno – ha concluso l’ex ministro - che ha deciso di cambiare i contenuti convenzionali. Ricordo che c’è stata una legge precedente alla mia legislatura che ha stabilito il nuovo contenuto convenzionale con Autostrade. Non demonizzo il rapporto pubblico-privato né società Autostrade. Credo che lo Stato debba fare lo Stato, debba dare gli indirizzi ed esercitare fortemente i controlli».

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