danza

Genova, indagine sulla diversità al Teatro della Tosse

La rassegna è in programma fino all’8 dicembre

di Roberto Giambrone


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Da «Resistere e creare», foto di scena

3' di lettura

Resistere e creare non è un titolo come un altro, un'idea qualunque per affermare la propria presenza nell'affollato universo dei festival di danza. Resistere e creare è il titolo-manifesto di una rassegna che le direttrici artistiche Michela Lucenti e Marina Petrillo intendono come “un'indagine sulla collettività, estetica e politica insieme”.

Non è dunque un caso che la quinta edizione della rassegna, fino all'8 dicembre negli spazi del Teatro della Tosse di Genova, abbia come sottotitolo Materiale umano, per sottolineare la necessità di legare forme e contenuti, di tornare a una pratica scenica utile e necessaria, fatta di esperienze reali e che parli alle donne e agli uomini di oggi, smarriti nell'“epoca delle passioni tristi”.

Un fitto cartellone di spettacoli, incontri, workshop che pongono al centro della creazione e del dibattito i temi dell'incontro, dell'incrocio di culture, della diversità, con un focus particolare sullo “sguardo femminile”. Dal concerto afro-italiano per musica, danza e parole di Roberto Castello, Mbira, alle sofisticate architetture gestuali della compagnia svizzera Linga, che il 7 dicembre proporrà in prima nazionale Flow, ispirato ai movimenti di gruppo del regno animale; dalle riflessioni di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni su eros e thanatos, a partire da La morte e la fanciulla di Schubert, a Chibani del coreografo franco-maghrebino Aziz El Youssoufi, che racconta a ritmo di hip hop la storia del padre, immigrato in Francia negli anni Sessanta; dalla ricostruzione delle danze sacre di Gurdjieff alle 14 “pillole” di danza dei candidati a una residenza artistica che consentirà a tre di loro di realizzare uno spettacolo compiuto; dalle masterclass e i workshop alla proiezione del film Una gioia segreta sul lavoro di Nadia Vadori-Gauthier, che danza ogni giorno per un minuto come “atto di resistenza poetica” contro le ingiustizie e l'assopimento delle coscienze.

E poi ancora Eutopia Ensemble, Francesca Zaccaria, Vallebona/Blanchut, Cordata F.O.R., Bambula Project, Marchetto/Zaccaria/Granone, Bernardini/Monti, Marta Moretto, Ceccobelli/Suarez/Anomalia Teatro, Arbalete, Body Performance Variations, Cheikh Fall/Bakh Yaye Family.

Insomma un cantiere di idee in movimento, che accoglie artisti e pubblici diversi nell'intento di rifondare i principi delle pratiche in relazione alla comunità.

Il senso di questa grande officina sembra racchiuso nel nuovo lavoro di Michela Lucenti, Versus, presentato in anteprima, con il quale l'artista prosegue la sua indagine sulle origini e i rapporti tra generazioni diverse – anche in senso artistico – che aveva intrapreso col precedente Madre. Stavolta il punto di partenza è l'eredità dei padri, della quale si analizzano il peso che grava sulle scelte personali, la necessità di rinnegarla e allo stesso tempo di nutrirsene per rifondare la propria identità.

Balletto Civile
La complessa drammaturgia dello spettacolo
, che vede coinvolti nella creazione dodici interpreti di Balletto Civile, tra cui la stessa coreografa e suo padre Maurizio Lucenti, si nutre di diverse suggestioni teoriche e visive, da un testo di Cacciari su Re Lear alle biografie degli stessi performer. Su una scena delimitata ai lati da una grossa V capovolta e sul fondo da un quadrato luminoso, si intersecano storie diverse: chi racconta il viaggio della speranza del proprio genitore dal Marocco all'Europa, chi espone il proprio corpo vissuto e chi ostenta la propria prestanza atletica, chi interpreta storielle e barzellette e chi accosta le difficoltà del quotidiano alla narrazione dei classici. Il tutto mentre sulla destra del palcoscenico si cucina un gustoso e profumato risotto con le verdure, che sarà offerto a fine spettacolo agli spettatori realizzando quel desiderio di condivisione che sin dall'inizio si insegue in questa babele di storie e linguaggi, dal tono umanissimo e dalle sfumature ora drammatiche e ora ironiche.

La sensazione è che Michela Lucenti abbia voluto impaginare un grande affresco tanto caotico quanto catartico, che nel gioco dei contrasti riunisce sincreticamente epoche e linguaggi diversi: l'immaginario dei padri contamina i bisogni e le aspettative dei figli, la nostalgia si trasforma in slancio prospettico, mentre la danza – eclettica, in assoli, in coppia o in gruppo, esplosiva o raggelata in movimenti stilizzati – fa da collante proponendosi, in definitiva, come elemento rigenerante.

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