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Gronda di Genova, bufera sulla relazione del Mit


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5' di lettura

«La Gronda si farà e grazie al lavoro istruttorio del Mit sarà realizzata nei termini in cui è davvero utile a Genova e a tutti i cittadini italiani. La Lega taccia e badi a recriminare contro se stessa, perché mandando all’aria il Governo del cambiamento, ha fatto harakiri e si è messa da sola fuori dai giochi. Ora sarà il M5S a condurre avanti da solo le tante riforme e gli interventi che servono a beneficio di tutto il Paese», dice in una nota il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli.

Parole che arrivano dopo la diffusione delle conclusioni dell’analisi costi benefici: «La risultanza delle valutazioni condotte suggerisce di cogliere l'opportunità di perseguire opzioni infrastrutturali più efficienti in termini trasportistici, ambientali e finanziari, che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti auspica possano, a partire dallo studio effettuato, essere approfondite e individuate attraverso un confronto con i livelli istituzionali territoriali». Questa la conclusione cui arrivano l'analisi costi benefici e l'analisi giuridica relative alla Gronda di Ponente di Genova e interconnessione A7-A10-A12 che il Ministero delle infrastrutture e trasporti ha pubblicato online.

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L'analisi giuridica, in particolare, che valuta le problematiche connesse agli obblighi contrattuali (la realizzazione della Gronda rientra nella concessione di Autostrade per l'Italia), calcola il prezzo dello scioglimento in almeno un miliardo: «Ammonta, al netto del mancato guadagno indennizzabile nella misura del 10% dell'utile ritraibile, a circa 1 mld di euro».

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L'attuale progetto, ricorda il Ministero, prevede un costo complessivo di 4,7 miliardi per 120 mesi di realizzazione. I costi già sostenuti da parte di Aspi per quest'opera e funzionali alla sua realizzazione, si legge nell'analisi, ammontano a circa 1,030 miliardi di euro tra: costi già sostenuti o impegnati con fornitori esterni (progetto, etc.) o terze parti (espropri); costi relativi al prefinanziamento dei fabbisogni di cassa a partire dalla crisi del 2008; costi di copertura finanziaria per assicurarsi la certezza e la stabilità del finanziamento (interest rate swap); costo dovuto alla sovracapitalizzazione. «L'eventuale scioglimento del vincolo di realizzazione della Gronda comporta un mutamento di una delle modalità di attuazione dell'oggetto della convenzione», si legge nell'analisi, in cui si evidenzia come ai costi già sostenuti «andrebbero aggiunte le eventuali pretese risarcitorie di terzi, o in via di rivalsa dalla stessa Aspi, che, a fronte del recesso, potrebbe verosimilmente chiamarsi fuori da ogni pretesa nei suoi confronti da parte di terzi che dovessero reclamare pregiudizi a loro occorsi dalla cessazione dell'esecuzione dell'opera, allo stato non quantificabili».

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L'analisi valuta due scenari in cui confronta il progetto della Gronda con altre alternative progettuali. In un primo scenario emergono «benefici attesi crescenti proporzionalmente agli investimenti richiesti. Fa eccezione l'opzione della Gronda autostradale la cui redditività è significativamente inferiore a quella delle altre alternative, dato che investe in opere molto costose ma relativamente meno capaci di generare benefici rispetto a quelle concepite come potenziamento della rete urbana». Simile anche l'altro scenario.

Toti: colpo di coda di Toninelli
«Il colpo di coda di Toninelli! Anche se il Governo non esiste più, il Ministero delle Infrastrutture a guida grillina boccia la Gronda di Genova, un progetto già fatto e che gli italiani stanno già pagando. Anzi, molte persone e molte aziende sono già state espropriate perché il cantiere sarebbe già dovuto partire mesi fa”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti stasera via fb commenta l'esito dell'analisi costi benefici del Mit sulla Gronda autostradale del Ponente di Genova.
«L'arroganza non ha limiti: per compiacere i grillini liguri, che in campagna elettorale si sono schierati contro l'opera, il Governo boccia un'infrastruttura strategica per tutti i porti e il nord-ovest del Paese», attacca Toti.

Autostrade per l’Italia (gruppo Atlantia) con una nota tiene a precisare che «nonostante tale uso assolutamente non corretto dei parametri, su cui Autostrade per l’Italia si riserva azioni legali a propria tutela, l’esito dell'analisi costi-benefici è positivo, confermando la netta prevalenza dei benefici sui costi dell'opera». Se tenuta in considerazione, sottolinea la società, «questa analisi costi-benefici avrebbe come unico effetto quello di ritardare ulteriormente la realizzazione dell’opera, fortemente voluta dalla comunità genovese, dalle istituzioni locali e dall’intero mondo produttivo». Secondo Aspi «qualunque tipo di modifica del progetto farebbe ripartire da zero l’iter progettuale e autorizzativo della Gronda, causando un ritardo di 6-10 anni nella realizzazione dell’opera, determinando il rischio di affossarla definitivamente».

La replica del ministero dei Trasporti non si è fattao attendere. «Le dichiarazioni di Aspi sulla Gronda sono venate di toni inaccettabili da parte di chi dovrebbe innanzitutto ricordare quali sono i rispettivi ruoli: da una parte c'è lo Stato concedente e dall'altra un concessionario privato che gestisce pro tempore un asset pubblico. Già solo questo dovrebbe suggerire atteggiamenti ben diversi». Lo dicono fonti Mit. «Aspi dimentica, o vuole trascurare, il fatto che una delle componenti fondamentali» del suo scenario, il ponte Morandi, «non c'è più. Basterebbe questo a rendere indispensabile la revisione del suo progetto».

Condindustria, irresponsabile compromettere la Gronda
«In un momento così delicato per la vita del Paese - istituzionale, politico ed economico - il tentativo di compromettere un progetto come la Gronda, strategico e vitale per Genova e l'Italia, appare illogico e irresponsabile». Lo scrive Confindustria in una nota. «Di tutto abbiamo bisogno tranne che di creare nuovi alibi per impedire o ritardare la realizzazione di infrastrutture fondamentali - aggiunge Confindustria, che parla di -un brutto segnale».

Cgil, sconcertati per tempismo Mit, opera necessaria
«Siamo sinceramente sconcertati per il tempismo con cui il Ministero delle infrastrutture ha reso noto l'esito dell'analisi costi e benefici della Gronda. A maggior ragione dopo il crollo del Ponte Morandi, restiamo convinti che Genova e la Liguria scontino un pesante deficit infrastrutturale che condiziona le possibilità di sviluppo tanto del sistema portuale quanto del turismo. Sulla Gronda non si può ogni volta ricominciare daccapo». Lo affermano in una nota Federico Vesigna Segretario generale Cgil Liguria e Federico Pezzoli segretario generale Fillea Cgil Genova e Liguria.
«Ne va del futuro di un settore in grande affanno come quello delle costruzioni ma ne va ancora di più della possibilità per la Liguria di attrarre investimenti e creare occasioni di lavoro vere soprattutto per le nuove generazioni. Pertanto qualunque soluzione possa prendere questa incredibile crisi ci auguriamo che il prossimo governo assuma un'esplicita presa di posizione a favore delle infrastrutture a partire dalla Gronda», dicono i sindacalisti genovesi.

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