ponte sul polcevera

Genova, posata l’ultima campata del nuovo ponte. Pronto a luglio

Il ponte di Genova taglia un traguardo simbolico, meno di due anni dopo il crollo del Ferragosto 2018. Stamane è stata infatti ultimata l’ultima campata dell’infrastruttura che ricucirà la ferita di Genova

di Raoul De Forcade

Ponte di Genova, Conte: “Modello per l’Italia intera, luce oltre il buio per ripartire”

4' di lettura

A poco più di 20 mesi dal crollo del viadotto Morandi, Genova ha un nuovo ponte, lungo 1.067 metri, sul Polcevera. Anche se per percorrerlo bisognerà attendere luglio.

L'arrivo nel capoluogo ligure del premier Giuseppe Conte e del ministro della Infrastrutture, Paola Demicheli, intorno alle 11,15, ha segnato l'avvio della cerimonia di varo dell'ultimo impalcato (quello tra le pile 11 e 12) dei 19 che compongono l'infrastruttura disegnata dall'architetto Renzo Piano e realizzata da PerGenova, la società formata da Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo.

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Una cerimonia che si è conclusa alle 12 con il passo finale del montaggio: la campata, già in quota e in posizione, è stata innalzata degli ultimi metri e appoggiata sulle pile. Un momento sottolineato dal suono della sirena del cantiere, che è stato immediatamente rilanciato, in tutta la città, per due minuti, dalle sirene delle navi nel porto di Genova e dal suono delle campane, che ha fatto da contrappunto. Un gesto simbolico, anche in ricordo delle 43 vittime causate, il 14 agosto 2018, dal crollo del ponte Morandi.

Oltre a Conte e al ministro, hanno preso parte alla cerimonia, chiusa al pubblico a causa dell'epidemia di coronavirus, il governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, il sindaco di Genova, e commissario per la ricostruzione, Marco Bucci, l'ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, e il numero uno di Salini Impregilo, Pietro Salini. E poi gli ingegneri i tecnici e le maestranze che hanno partecipato alla costruzione dell’opera, nonché il team del gruppo Rina, la società che, con oltre 150mila ore di consulenza ingegneristica, ha curato il project management, la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza.

«Da Genova – ha detto Conte – si irradia un nuovo modello per l'Italia. Un modello che cercheremo di replicare: è quello di ripartire insieme. Dopo il buio potremo vedere la luce ed è una luce che dà speranza all'Italia intera».

Lo Stato, ha affermato, «non ha mai abbandonato Genova. Lo abbiamo solennemente detto a poche ore dalla tragedia: ero già qui e abbiamo detto subito che Genova non sarebbe stata lasciata sola. La ferita di Genova, però, non potrà essere completamente rimarginata perché ci sono 43 vittime e noi non dimentichiamo. I giudizi di responsabilità che sono nati da quella tragedia non si sono ancora completati e devono completarsi».

E la Demicheli ha aggiunto: «Insieme al presidente del Consiglio, in questi giorni, quando abbiamo deciso che la maggioranza dei cantieri dovesse rimanere aperta, abbiamo pensato a voi e a come continuare a lavorare nel massimo della sicurezza” e così è stato “costruito il protocollo che avete applicato».

Il ministro ha aggiunto che si sta lavorando per «mettere in campo una serie di misure che guardino al rammendo di questo Paese che ha bisogno di curare le infrastrutture, così come al tentativo di metterne in campo di nuove con un grande piano che presenteremo e che ha un pezzo importante per questa Liguria».

La salita in quota dell'ultima campata, che misura 44 metri, e sulla quale, durante la cerimonia, ha sventolato la bandiera di Genova, con la croce di San Giorgio, è stata lunga: è iniziata ieri poco prima delle 9 ed è proseguita molto lentamente, a circa 5 metri l'ora.

La struttura, come è accaduto anche per altre parti dell'impalcato, è stata alzata con l'utilizzo degli strand jack, i grandi martinetti idraulici che erano stati usati anche per il raddrizzamento del relitto di Costa Concordia.
«Come Fincantieri – ha detto Bono - vogliamo essere a fianco del Governo per progetti innovativi: non solo nelle infrastrutture ma anche per individuare le direttrici di nuovi settori sui quali puntare per le generazioni future».
E ha proseguito: «Quando noi italiani vogliamo, sappiamo rimboccarci le maniche e fare grandi cose. Certo, non avremmo mai pensato che saremmo stati costretti a fronteggiare una pandemia capace di bloccare le attività produttive del nostro Paese e del mondo intero: ai nostri uomini che in questi mesi hanno lavorato senza sosta va ancora una volta il mio ringraziamento».

Da parte sua, Salini ha sottolineato, rivolgendosi a Conte: «Vorrei partisse un grande piano di manutenzione e di ricostruzione del Paese. Presidente, le chiedo in ginocchio: pensiamo al nostro futuro, sogno un grande piano da cui fare ripartire il Paese e dare fiducia nuova alle persone che vedono in questo simbolo il segno di un cambio importante».

Salini ha anche ricordato che, da pochi anni, si è capito che il calcestruzzo ha una durata di circa 50 anni e quindi ci sono moltissime opere in Italia che devono essere controllate e probabilmente rifatte.
«Con la costruzione del nuovo ponte di Genova – ha concluso - abbiamo dimostrato che, in Italia, le infrastrutture di qualità si possono fare in sicurezza, basta avere coinvolte le giuste aziende con le competenze adeguate e la volontà del sistema di realizzare l'opera in tempi rapidi”.

Il ponte, ha detto Bucci, «non è finito ma oggi celebriamo il ricongiungimento delle due parti della Val Polcevera. E ricorderemo sempre le 43 vittime» del crollo del Morandi. Mentre il governatore Toti ha evidenziato che il nuovo viadotto è anche un «simbolo di un'Italia che ce la fa a ripartire. Credo che questo sia qualcosa di più di un ponte. E' utile a questo Paese. E' la dimostrazione che insieme possiamo fare tante cose».

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