cafiero de raho sulla ricostrizione del ponte

Genova, il procuratore antimafia: «Condivido allarme Cantone su rischio infiltrazioni»


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Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho -

2' di lettura

«Condivido appieno l'allarme» sul rischio di infiltrazioni mafiose nella ricostruzione del ponte di Genova «perché le mafie e la ndrangheta soprattutto hanno proiezioni economiche e capacita di essere presenti nel mercato enormi». Lo ha dichiarato a Radiocor il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho alla presentazione della docufiction di Rai storia “Maxi” curata dal regista Graziano Conversano sul grande processo a Cosa nostra celebrato a Palermo.

Commentando su richiesta dei cronisti l'allarme lanciato dal presidente di Anac Raffaele Cantone - considerando i poteri di deroga del commissario alla ricostruzione del ponte - il procuratore ha detto di condividerlo, sollecitando «una grandissima attenzione nella selezione dei soggetti. Dovrà essere il primo obiettivo». Il primo a paventare la possibilità di un interessamento diretto della mafia alla ricostruzione del viadotto Morandi era stato proprio il 10 ottobre scorso il presidente dell'Autorità nazionale Anticorruzione (Anac) Raffaele Cantone in audizione sul decreto Genova davanti alle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera.

Enormi potenzialità economiche del mercato delle mafie
Cafiero De Raho ha ricordato le «enormi proiezioni economiche e capacità di essere presenti nel mercato» delle mafie e della n’drangheta e ha indicato tra le priorità della ricostruzione a Genova la «grandissima attenzione nella selezione dei soggetti» coinvolti. Oggi, ha spiegato « individuare il soggetto economico mafioso non è facile, se non svolgendo indagini che durano anni e anni. Quindi, quanto maggiore è il sistema di selezione, tanto maggiore è la possibilità di escludere le imprese mafiose».

Ferri: totale libertà del commissario
Sul rischio di infiltrazioni mafiose e di un aumento contenzioso, e dei riflessi sui tempi di ricostruzione del viadotto Morandi dice la sua anche il dem Cosimo Ferri, magistrato e componente commissione Giustizia della Camera. «La possibilità di derogare a tutte le norme non penali, prevista all'art. 1 comma 5 del decreto Genova - si legge in una nota - consente al Commissario preposto di non applicare il codice appalti, il codice ambientale, le norme sui rifiuti, le norme sul lavoro e, soprattuto, le norme antimafia e la disciplina sulle interdittive, salvo i principi costituzionali e le direttive europee». Ne consegue «la totale libertà per il Commissario nello svolgimento della sua attività e la necessità di adottare volta per volta atti amministrativi motivati, con alto rischio di impugnazioni proposte dalle aziende estromesse e aumento del contenzioso. Inoltre, la mancata applicazione delle norme antimafia agevola le infiltrazioni mafiose anche nelle attività legate alla ricostruzione».

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