LO SCALO

Genova rilancia sulle maxi navi con una diga da un miliardo

L’opera rischia di partire zoppa: a quanto emerge dall’ultima bozza del Recovery plan, il Governo vuole stanziare solo 500 milioni

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L’opera rischia di partire zoppa: a quanto emerge dall’ultima bozza del Recovery plan, il Governo vuole stanziare solo 500 milioni


3' di lettura

Entra, con tre alternative progettuali, nella fase del dibattito pubblico (richiesto per gli appalti dal dpcm 76/2018) la progettazione della nuova diga foranea del porto di Genova. Un’opera da oltre un miliardo considerata strategica per lo scalo della Lanterna, visto che consentirà di far accedere agevolmente ai suoi terminal le moderne navi portacontainer di grandi dimensioni, che oggi hanno problemi di manovra nel bacino portuale.

Ma l’opera rischia di partire zoppa, perché l’ultima bozza del Recovery plan destinato a Bruxelles ha visto scendere le risorse dedicate alla diga da quasi un miliardo a 500 milioni di euro. Una cifra che non basta, se non a fronte di un indebitamento altissimo dell’Autorità di sistema portuale di Genova e Savona, a terminare il primo lotto di costruzione della diga, essenziale per sbloccare il bacino storico del porto di Genova.

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Via al dibattito pubblico sulla diga

Il ministro dei Trasporti, Paola de Micheli, si è collegata l’8 gennaio con le istituzioni locali nonché Marco Rettighieri, responsabile dell’attuazione del Programma straordinario di investimenti urgenti del porto di Genova, Antonio Lizzadro, project manager di Technital (l’azienda che guida il consorzio d’imprese che si è aggiudicato la gara per il progetto di fattibilità tecnico-economica dell’opera), per l’avvio del dibattito pubblico sulla diga, del quale è coordinatore Andrea Pillon della società Avventura urbana. Il dibattito vero e proprio, in modalità online per l’emergenza Covid, si aprirà oggi 9 gennaio.

Si replicherà, poi, per altre tre volte le successive settimane di gennaio. E a metà febbraio il coordinatore consegnerà all’Adsp la relazione finale. Relazione che consentirà di scegliere quale di tre alternative progettuali potrà andare bene per il porto di Genova. Due di queste, a quanto risulta, sono piuttosto simili e prevedono l’ingresso delle navi nello scalo da Levante, la terza lo ipotizza invece da Ponente. Il confronto sarà supervisionato dalla Commissione per il dibattito pubblico appena istituita presso il Mit (il 31 dicembre scorso) dal Governo.

Un progetto da 1,3 miliardi. Il nodo della prima fase

La diga è un’opera che, a seconda dell’alternativa progettuale scelta, avrà un costo compreso tra 1,1 e 1,3 miliardi. La prima fase funzionale, cioè il lotto che consente di sbloccare il bacino storico di Genova, ha un costo che va da un minimo di 750 milioni a un massimo di 950. La prima fase, peraltro è molto importante perché, nei piani dell’Adsp, deve conseguire due risultati: il primo è l’ampliamento del bacino di evoluzione del porto, che attualmente ha un diametro di 400-500 metri mentre, per le grandi navi, occorre portarlo a circa 800 metri.

Il secondo obiettivo da raggiungere è il superamento del problema dello spazio nel canale di Sampierdarena, che oggi viene spesso limitato dalla presenza delle portacontainer ormeggiate al terminal Msc di calata Bettolo, da poco inaugurato. Solo allargando l’attuale diga foranea si potrà avere una larghezza adatta al passaggio agevole di grandi navi. Il target dell’Adsp (una volta terminato il dibattito pubblico a metà febbraio e completato il progetto di fattibilità) è di mettere a gara e aggiudicare nel secondo semestre 2021, con una procedura di evidenza pubblica semplificata (grazie alle deroghe concesse coi decreti relativi al crollo del ponte di Genova e col decreto semplificazioni), la progettazione definitiva ed esecutiva e i lavori della prima fase funzionale.

Resta il fatto che per quei lavori ci vorrebbero 900 milioni mentre il Governo sembra intenzionato a metterne 500. Ambienti vicini all’Adsp (che dovrebbe indebitarsi per ben 400 milioni per finire la prima fase dell’opera) confidano in un atteggiamento proattivo del Mit che lo porti a concedere risorse maggiori di quelle a oggi previste. Ma nei giorni scorsi il sottosegretario Roberto Traversi ha ribadito che l’impegno del Governo per la diga, nel Recovery plan, è appunto di 500 milioni.

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