OGGI L’INTERVENTO ALL’ASSEMBLEA GENERALE 

Gentiloni: chiederemo all’Onu di tornare in Libia

di Andrea Carli

(AP)

6' di lettura

La stabilizzazione della Libia passa attraverso il ritorno delle Nazioni Unite nel paese. Oggi, ha spiegato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in una conferenza stampa al Rose Garden dell’Onu, a New York, dove intorno alle 20:30 ora italiana effettuerà un intervento davanti all’Assemblea generale della Nazioni Unite, «ci dedicheremo alla questione Libia, c’è un vertice tra i principali leader e vedrò tra qualche minuto Sarraj (il capo del Governo di accordo nazionale di Tripoli riconosciuto dall’Onu a seguito dell’accordo di Skhirat del 2015, ndr) per preparare la riunione». L’obiettivo, ha chiarito Gentiloni, è «proporre, sollecitare l’Onu a tornare in Libia, ce n’è bisogno per il processo pace e per la questione migratoria perché le condizioni dei rifugiati in Libia hanno bisogno di essere sorvegliate e migliorate sul fronte dei diritti umani. E nessuno meglio dell’Onu ci può aiutare». Oltre a Sarraj, oggi Gentiloni ha incontrato la premier britannica Theresa May e il presidente sud coreano Moon Jae-in.

Def: Gentiloni, da correzione cifre di crescita maggiori e margini di deficit diversi
Da New York il presidente del Consiglio ha parlato anche della manovra. «Sono fiducioso ci sia un amplissimo sostegno da parte della maggioranza» sull’aggiornamento del Def, ha confidato. «La correzione darà cifre di crescita maggiori di quelle previste dal Def e possibilità di margini di deficit diversi e migliori. Mi aspetto la convergenza più ampia possibile». «L’aggiornamento del Def - ha aggiunto - ci dà un messaggio positivo: le previsioni di crescita sono molto diverse da qualche tempo fa. Anche l’Ocse oggi ha corretto, una correzione enorme rispetto alle sue stime di giugno, indicando la crescita in aumento del 40%. La variazione del Def darà cifre di crescita molto più alte e la possibilità di margini di deficit migliori. Mi aspetto convergenza. Poi si discuterà sulle misure della legge di bilancio più avanti».

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Il premier:non si risponde a sfide comuni con i muri
L’approccio nella gestione delle crisi, da quella della Libia a quella della Corea del Nord, deve essere multilaterale. «L’illusione di rispondere alle sfide che abbiamo davanti difendendo ciascuno il proprio interesse nazionale, contrapponendo paesi a paesi è una illusione - ha osservato il capo del Governo -. Non si risponde a queste sfide con i muri, si risponde con un lavoro comune. Oggi è un’occasione per misurare il metodo del lavoro multilaterale». Sulla Libia il premier ha confermato quanto detto nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Angelino Alfano. Anche lui a New York per l’Assemblea Onu, il responsabile della Farnesina aveva confermato il pieno sostegno dell’Italia all’opera delle Nazioni Unite in Libia, definendo «un successo» il ritorno di diverse Agenzie Onu nel Paese nordafricano. «Sia l’Unhcr sia l’Oim - aveva detto - devono svolgere un ruolo di primo piano in Libia». A cominciare dal controllo sul rispetto dei diritti umani nei centri di detenzione dei migranti fermati nel paese africano.

Sui migranti: percorso globale sotto la regìa dell’Onu
La stabilizzazione del Paese del Nord Africa è strettamente connessa a un altro tema strategico per l’Italia: quello dei migranti. «Sulle migrazioni - ha detto Gentiloni - c’è un percorso che sta andando avanti lanciato da Obama e Ban ki moon (l’ex segretario generale Onu, ndr) l’anno scorso e che deve concludersi l’anno prossimo con l’obiettivo di un Migration Compact globale. Questa - ha aggiunto il premier - non è la sede per discutere di temi europei, ma certamente se ci fosse un’intesa di farsi carico da parte dell’Onu della questione dei migranti sarebbe un bel passo avanti». Il condizionale rimane tuttavia d’obbligo.

L’Italia rispetta la visione di Trump pur con delle differenze
Il capo del Governo italiano ha poi espresso qualche considerazione sul discorso del presidente Usa Donald Trump all’Assemblea generale Onu. «Trump - ha affermato - ha portato la sua visione con cui ha vinto le elezioni americane, dobbiamo rispettarla in quanto nostro principale alleato. Rispettarla - ha poi aggiunto Gentiloni - non significa non prendere atto che ci sono differenze. Siamo d’accordo sul contrasto al terrorismo e altre sfide ma su altri temi come il cambiamento climatico ed il rapporto tra libero scambio e la difesa degli interessi nazionali ci sono posizioni diverse». Il premier ha sottolineato che con gli Usa «abbiamo trovato punti di compromesso come al G7» e si potranno trovare altri compromessi in futuro.

Il taglio dei costi non penalizzi le missioni di peacekeeping
Intervendo a un dibattito in Consiglio di sicurezza sulla riforma del peacekeeping, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, Gentiloni ha fatto presente che «gli aspetti finanziari e di bilancio dell’Onu sono importanti, ma se vogliamo puntare a soluzioni di lungo periodo sul fronte della pace bisogna evitare di dare la priorità alle considerazioni sui costi rispetto all’efficacia delle missioni di peacekeeping». Secondo il capo del Governo «è una questione di credibilità e di capacità di rispondere rapidamente ed efficacemente alle attuali minacce alla sicurezza e alla pace internazionali».

Serraj interlocutore in Libia ma dialogo con tutte le forze in campo
La stabilizzazione della Libia, uno dei temi in cima all’agenda della politica estera italiana, dipende anche dagli interlocutori. La versione “ufficiale”, ribadita nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Angelino Alfano è che la persona a cui fare riferimento si chiama Fayez Serraj, il capo del Gan di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Se Serraj è dunque la persona a cui fare riferimento, ha aggiunto il ministro, il dialogo deve interessare tutte le forze in campo nel paese. E il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica alla guida del’Esercito nazionale libico (Enl), sostenuto da Egitto e Emirati Arabi Uniti, è una di queste.

Il 26 il generale Haftar sarà a Roma per incontrare la ministra Pinotti
Negli ultimi giorni questo dialogo tra esponenti del governo italiano e Haftar ha avuto un’accelerazione. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha incontrato l’ex ufficiale di Gheddafi nel suo quartier generale a Bengasi. Il 26 il generale dovrebbe venire a Roma per incontrare il ministro della Difesa Roberta Pinotti e il capo di Stato maggiore, il generale Claudio Graziano. Alfano ha già chiarito che quella visita «non prevede alcun incontro con il presidente del consiglio Paolo Gentiloni e neanche con il ministro degli Esteri». Oggi Serraj ha fatto capire la sua posizione: «Siamo sempre pronti a sostenere gli sforzi dell’Onu per la stabilizzazione in Libia - ha detto da New York, dove è intervenuto all’evento sulla Libia a margine dell’Assemblea Generale Onu -. Chiediamo di non dare voce a quelli che vogliono sovvertire questo processo altrimenti torneremo al livello zero», ha continuato, ribadendo che il «governo di accordo nazionale deve essere l’unica parte con cui avere a che fare». Nessun dialogo con Haftar, è dunque il messaggio che il capo dell’esecutivo di Tripoli ha lanciato all’Italia e agli altri Paesi coinvolti nel processo di stabilizzazione della Libia.

Gentiloni sulla Corea del Nord: l’Italia può evitare decisioni sbagliate
Oltre alla Libia un altro tema all’attenzione dell’Assemblea generale Onu è la corsa al nucleare da parte della Corea del Nord. Anche nella crisi con questo paese, ha spiegato Gentiloni, «conta la mediazione dell’Italia perché, come abbiamo dimostrato quest’anno in diverse occasioni internazionali - primo fra tutti il G7 ma anche in altre crisi -, essendo un paese coerente nel suo stare nell’Alleanza Atlantica, ha le carte in regola per potere tentare di svolgere un ruolo». Tuttavia, secondo il premier «in questo momento non ci sono spazi di dialogo né di mediazione con la Corea del Nord. Bisogna moltiplicare la pressione perché illudersi su una mediazione sarebbe come rafforzare il potere di ricatto del dittatore nordcoreano». Per il capo del governo italiano dunque «l’Italia può svolgere un ruolo per prevenire soluzioni sbagliate di questa crisi».

Brexit: Gentiloni, se Gb accetta dossier per uscita passo in avanti
Libia, Corea del Nord. Infine un passaggio su Brexit. Secondo quanto riporta oggi il Financial Times, la premier britannica Theresa May intende proporre il pagamento di almeno 20 miliardi di euro alla Ue per saldare il divorzio tra Regno Unito e Bruxelles. Olly Robbins, consigliere della premier, avrebbe già informato di questa offerta i suoi omologhi nelle varie capitali europee. L’annuncio, ha scritto Ft, sarà fatto formalmente da May venerdì a Firenze in occasione del suo attesissimo discorso che verterà proprio sulla Ue. «Il fatto che il Regno Unito accetti il principio di un dossier finanziario per l’uscita dall’Unione Europea di per sé sarebbe un passo avanti anche se certamente molto dipende dalla misura di questo rapporto. Finora c’era stata una difficoltà ad accettare il principio stesso», è stato il commento di Gentiloni. Che domani incontrerà a Palazzo Chigi il negoziatore europeo di Brexit, Michel Barnier. Sarà quella l’occasione per fare il punto su questa questione.

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