intervista

Gentiloni: «Contro la crisi ora Covidbond, prestiti Mes e fondi ai disoccupati»

L’ex presidente del Consiglio, alla vigilia dell’Ecofin, è convinto che la Germania stia dando segnali importanti di apertura a una soluzione condivisa

di Beda Romano

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(EPA)

L’ex presidente del Consiglio, alla vigilia dell’Ecofin, è convinto che la Germania stia dando segnali importanti di apertura a una soluzione condivisa


6' di lettura

Non si può affrontare questa emergenza con gli stessi strumenti anti crisi di dieci anni fa. Così Paolo Gentiloni, Commissario europeo agli Affari Economici, in un’intervista al Sole 24 Ore. L’ex presidente del Consiglio, alla vigilia dell’Ecofin che dovrebbe presentare nuove misure di i,ntervento anti-crisi da parte delle istituzioni europee, è inoltre convinto che in questa fase la Germania stia dando segnali importanti di apertura nei confronti di una soluzione condivisa. Sul tavolo dei ministri, ha aggiunto Gentiloni, ci sono molte opzioni: tra queste, i covidbonds, nuovi prestiti dal Mes e dalla Bei e l’idea di costituire un fondo europeo per la disoccupazione e la gestione della cassa integrazione.

Tra domani e martedì i ministri delle Finanze europei torneranno a discutere della disastrosa situazione economica provocata dalla pandemia influenzale che sta colpendo il continente. La speranza è che possano mettersi d'accordo su una strategia congiunta, che non sia più solo la somma di misure nazionali. In una intervista al Sole24 Ore, il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni, 65 anni, descrive le opzioni sul tavolo. Nota da parte della Germania crescente consapevolezza sulla necessità di una soluzione comune, anche perché non si può rispondere alla crisi attuale con gli strumenti utilizzati 10 anni fa.

Allargando lo sguardo, l'ex presidente del Consiglio italiano analizza le possibili conseguenze di lungo termine della crisi sanitaria di queste settimane, e si dice preoccupato dalla possibilità che possa mettere radici “un capitalismo autoritario”.

Cominciamo dal breve termine. La Commissione europea ha presentato venerdì una attesa proposta che permetterà ai paesi membri di aumentare la spesa liberamente. I governi ora la devono fare propria. Ce la può descrivere in dettaglio?

Siamo di fronte a una crisi senza precedenti per cui adottiamo misure senza precedenti. Non si allarga solo il perimetro della flessibilità di bilancio, ma si autorizzano i singoli paesi a deviare dal percorso di aggiustamento dei conti pubblici. Ciò è pienamente giustificato, se non doveroso, perché altrimenti avremmo corso il rischio che le nostre regole fossero ignorate. L'entrata in vigore della clausola non significa che i paesi possano ignorare la sostenibilità delle loro finanze pubbliche nel medio e lungo termine. Ma oggi si tratta di far fronte con misure di spesa a una crisi senza precedenti.

Vi sono altre condizioni particolari o tetti alla spesa?

Senza voler dare impressioni di precarietà, noi certamente aggiorneremo le nostre decisioni. Mi riferisco all'attuazione delle diverse procedure da parte dei paesi membri: ai piani di stabilità nazionali o alle raccomandazioni-paese. Non dovranno solo tenere conto di questa clausola generale, ma anche dell'evoluzione della pandemia e delle condizioni in cui i diversi paesi si troveranno nelle prossime settimane. Il contorno di questa decisione è chiaro. I governi sono autorizzati a deviare dal percorso di aggiustamento dei conti pubblici. Lo sono in modo temporaneo. Quando finirà il temporaneo è ancora da capire, comunque senza perdere di vista la sostenibilità nel medio-lungo termine.

La Commissione europea ha rivisto mercoledì 11 marzo la sua stima di crescita per l'Unione europea nel 2020, da +1,4% a -1,0% circa. Vi sono state nuove revisioni nel frattempo?

In queste settimane, non abbiamo prodotto previsioni. Non solo perché le regole le prevedono quattro volte all'anno, ma anche perché la situazione è troppo fluida per permettere vere e proprie previsioni. Ciò detto, aggiorniamo continuamente con i nostri modelli i vari scenari. Certamente, lo scenario a cui Lei si riferisce e che prevedeva una perdita di 2,5 punti rispetto alle ultime previsioni prima della pandemia è probabilmente alla luce degli ultimi dieci giorni uno scenario molto ottimistico. Gli scenari che continuiamo a elaborare sono progressivamente pessimisti. Credo che tutti i paesi avranno serie conseguenze recessive nel corso del 2020. Ciò detto, è altrettanto chiaro che l'Italia e tutti i paesi europei hanno le risorse dopo una fase recessiva per riprendere con slancio l'attività economica.

A proposito dell'Italia. Economisti di mercato temono che il debito possa salire al 140-150% del prodotto interno lordo (oggi oscilla poco sopra il 130%). Bruxelles teme contraccolpi sui mercati finanziari?

Il debito italiano è sostenibile. Lo dicono i mercati, oltre a dirlo la Commissione europea. Tutti i paesi avranno conseguenze economiche sui loro conti pubblici dalla crisi che stiamo attraversando. Credo che siamo tutti consapevoli della necessità nel medio termine di mettere la curva del debito italiano su una traiettoria gradualmente discendente, ma siamo tutti consapevoli - e lo sono chiaramente anche i mercati oltre alla Commissione europea - che questo è il momento di rispondere all'emergenza e di utilizzare le risorse pubbliche in modo intelligente e mirato per far fronte a questa crisi.

Da giorni Lei insiste sulle differenze con la crisi del 2008.

La crisi attuale non ha origini finanziarie. L'origine e la natura di questa crisi non vanno confuse con quelle di 10-12 anni fa. Per questo le risposte non possono, o meglio, non dovrebbero scaturire dalle visioni e dalle divisioni di questi ultimi dieci anni. Dobbiamo accelerare la consapevolezza che siamo di fronte a una crisi comune che riguarda tutti, e non a una crisi asimmetrica in cui gli strumenti utilizzati nel 2008-203 sono esaustivi di quello che si deve mettere oggi in campo. La crisi è senza precedenti e quindi non ci si può limitare agli strumenti usati in passato.

La settimana entrante i ministri delle Finanze valuteranno nuovamente la situazione economica. Quali sono le opzioni sul tavolo?

Vi stanno lavorando il Meccanismo europeo di Stabilità, la Banca europea degli investimenti, oltre che la Commissione e la Banca centrale europea. Sul tavolo abbiamo molte opzioni, delle quali si discute in questi giorni con continue consultazioni con i ministri delle Finanze in vista delle prossime riunioni. Strumenti legati al Mes possono essere quelli delle linee di credito speciali. Queste linee di credito sono soggette in condizioni normali a delle condizionalità che difficilmente i paesi coinvolti sono disposti ad accettare. La discussione sulla possibilità di modificare queste condizionalità è aperta. Ci sono poi altre ipotesi, che coinvolgono in parte anche il Mes.

Ce le può descrivere più in dettaglio?

La prima è di creare un fondo straordinario per programmi legati al contrasto al Coronavirus che coinvolgerebbe tutti i paesi. Ovviamente avrebbe dimensioni limitate, ma potrebbe essere un contributo nell'immediato. E' necessaria la condivisione di tutti i paesi. La Commissione europea ha poi proposto l'uso dei fondi strutturali non spesi, una opzione che per l'Italia vale svariati miliardi. Una terza ipotesi che la Commissione potrebbe mettere sul tavolo è quella di anticipare lo strumento di riassicurazione degli schemi nazionali di sostegno alla disoccupazione o di ristrutturazione, come la cassa integrazione in Italia o il Kurzarbeit in Germania. Questo è uno dei miei obiettivi. L'idea potrebbe essere anticipata, ma deve fare i conti con il fatto che non abbiamo ancora un nuovo bilancio comunitario – gli Stati membri non hanno trovato per ora un accordo – e quindi la capacità di questo fondo sarebbe limitata. Infine, abbiamo la discussione sui Coronabonds (ossia l'emissione congiunta di obbligazioni, ndr).

Quale di queste opzioni è la più realistica?

Non vorrei apparire riduttivo, ma quella più realistica è quella che avrà maggiore consenso tra i Paesi. Il ruolo della Commissione europea è di mettere sul tavolo proposte, incluse quelle più avanzate e per me certamente più adeguate, come i Coronabonds. E cercare di contribuire a raggiungere il consenso necessario. Sono tristemente convinto del fatto che purtroppo l'evoluzione di questa pandemia spingerà a superare le sottovalutazioni e le divisioni. Purtroppo, lo ripeto, ci aiuterà a trovare una risposta comune.

La Germania è sempre stata restia a condividere le risorse in un contesto ancora confederale. Lei ha la sensazione che l'establishment tedesco sia consapevole della necessità di una risposta comune?

Certamente, percepisco una consapevolezza crescente della necessità di trovare soluzioni comuni. Così emerge dalla cancelliera Angela Merkel e dal ministro delle Finanze Olaf Scholz. Peraltro, dall'inizio di luglio la Germania avrà anche la presidenza di turno dell'Unione. .

Cosa la colpisce in particolare dell'Italia di oggi?

Mi colpiscono innanzitutto due fenomeni: la tenuta del nostro sistema sanitario e il livello di coesione, nonostante una lotta politica che in questi anni è stata molto ridotta a lotta di fazione. Si è discusso sullo scarso attaccamento degli italiani allo Stato e alle istituzioni. Ebbene mi sembra che dinanzi a questa crisi ci sia una risposta di coesione nazionale impressionante.

Per finire, guardiamo a questo punto oltre la crisi. La peste nera del Trecento provocò profondi cambiamenti sociali ed economici, Lo stesso sistema capitalista affronta la nuova crisi ancora sott'attacco a oltre 10 anni dal fallimento di Lehman Brothers. Che cambiamenti vede in futuro?

La vera posta in gioco riguarda il nostro modello di democrazia liberale e di economia sociale di mercato. Volendo semplificare, l'alternativa sarà tra il modificare, l'aggiornare, il correggere il nostro modello sociale, liberale, europeo o invece l'arrendersi a modelli di capitalismo autoritario, magari perché questi stessi modelli possono essere apparsi particolarmente efficaci in questo frangente.

Correggere il modello liberale in che senso?

Certamente crescerà il ruolo dello Stato, se non altro perché attraverso lo Stato si riusciranno a salvare imprese, posti di lavoro talvolta con strumenti impensabili fino a pochi anni fa, come gli aiuti di Stato e addirittura le nazionalizzazioni. Certamente, dovremo investire ancora di più nel nostro modello sociale. Stiamo osservando quanto sia importante avere sanità pubblica e ammortizzatori sociali. Riscopriremo il valore di eguaglianza come avviene nelle crisi drammatiche; spero inoltre che si riscopra l'importanza dell'Europa. Il progetto europeo è sbocciato da una guerra. Penso che possa rifiorire se saremo capaci di sconfiggere insieme questa terribile pandemia.

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