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Gentiloni e il salvagente lanciato all’Italia

Da commissario Ue per gli Affari economici ha auspicato, con riferimento al Patto di stabilità, una maggiore flessibilità di spesa per investire nella crescita

di Giancarlo Mazzuca

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(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Pochi se ne sono accorti, ma Paolo Gentiloni, da commissario Ue per gli Affari economici, ha lanciato la sua prima ciambella di salvataggio destinata all’Italia. Parlando nei giorni scorsi ha infatti sottolineato, a proposito del Patto di stabilità, che sarebbe necessaria più flessibilità di spesa per investire nella crescita in un momento di stagnazione come l’attuale.

Ha anche ribadito che il controllo europeo sui conti pubblici nazionali dovrebbe concentrarsi sulle grandi infrazioni commesse dagli Stati membri, lasciando perdere le battaglie sui famosi decimali come successe alla fine del 2018 con il Conte primo.

L'ostilità dei rigoristi
Un invito a nozze per l’Italia che, con il debito pubblico che si ritrova, cerca sempre di aggirare i vincoli comunitari. Il problema è che, così come il Belpaese, anche l’ex presidente del Consiglio non ha trovato molti “fans” a Bruxelles. Non è un caso che il vice di Ursula von der Leyen, il lettone Vadis Dombrovskis, abbia subito messo le mani avanti sostenendo che le regole europee già fissate restano fondamentali per la stabilità delle diverse economie e dell’euro. Sulla falsariga del “numero due” comunitario si è mossa anche l’Olanda: per i tulipani il Patto di stabilità non si tocca.

Cambio di linea a Berlino
Paradossalmente, a questo punto, ad appoggiarci sembrano proprio solo i “panzer” tedeschi, da sempre nostri avversari sul fronte europeo, perché anche la Germania ha adesso bisogno di massicci investimenti per fronteggiare i cambiamenti climatici - in linea peraltro con quanto indicato dalla stessa von der Leyen, oggi decisamente “verde” - e deve, quindi, poter contare su una certa elasticità di bilancio: se si chiuderà un occhio con la Merkel, perché non si potrebbe fare altrettanto con Conte?

La politica del rinvio
Il problema è che le diverse posizioni assunte dai “partners” sull’argomento hanno finito per convincere la Commissione a rimandare a fine anno la proposta tecnica di riforma del Patto di stabilità. Sembra, insomma, che l’Europa si sia adeguata alla prassi italiana: l’importante è rinviare sempre le decisioni delicate, magari “sine die”. Peccato, un vero peccato, perché mai come in questo momento, dopo il “forfait” di Londra con la Brexit, sarebbe stata opportuna una prova di grande efficienza dell’Europa per dimostrare a tutti che – Boris Johnson o no - continua ad andare avanti sicura e che non si lascia affatto intimorire dagli “splendidi isolamenti” di qualche Paese membro.

Anche l’Unione si è, invece, messa a fare un passo avanti e due indietro come l’Italia, ma per fortuna a Bruxelles c’è adesso Gentiloni.…

Per approfondire:
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