IL VERTICE TRA UE E UNIONE AFRICANA

Gentiloni: l’Africa torna in cima a nostra agenda di politica internazionale

di Redazione online

Il premier Paolo Gentiloni ha incontrato Angela Merkel ed Emmanuel Macron a margine del summit di Abidjan, in Costa d’Avorio

4' di lettura

Lo hanno definito, forse con un po’ di enfasi, “Piano Marshall” per l’Africa. Probabilmente la definizione più conforme alla realtà dell’accordo atteso dal vertice tra Ue e Unione Africana di Abidjan, in Costa d’Avorio l’ha data il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, durante la conferenza stampa organizzata a margine dei lavori. «È la conclusione di una missione africana che ha toccato quattro Paesi (Tunisia, Angola, Ghana e Costa d’Avorio, ndr) - ha ricordato il capo del Governo -: l’obiettivo è semplicemente quello di continuare a riportare l’Africa in cima alla nostra agenda di politica internazionale, un impegno che l’Italia in questi anni ha ripreso in mano con grande determinazione perché siamo tutti consapevoli e forse sono anche i grandi flussi migratori a ricordarcelo, che dal destino dell’Africa dipende anche il futuro dell’Europa». «Nel 2018 intendiamo organizzare un grande meeting delle pmi africane in Italia - ha aggiunto -. Perché accanto a grande forniture e grandi settori dell’industria, c’è anche un tessuto straordinario di piccole e medie imprese cui l’Africa guarda con grande interesse e che vorremmo rivendicare con grande forza».

In generale la parola d’ordine è: coinvolgere tutti e collaborare, a cominciare dalla gestione di quella sfida che si chiama migranti. «Italia e Francia possono perfettamente collaborare» per ridurre le partenze dalla Libia, ha assicurato. Va in questa direzione la decisione del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, del presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e dell’Alto rappresentante Federica Mogherini di mettere in piedi una task force congiunta tra Ue, Unione africana e Onu per proteggere i migranti lungo le rotte migratorie e in particolare in Libia.

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Eurogruppo: « Padoan frenato da fine governo»
Un passaggio dell’intervento di Gentiloni nella conferenza stampa a margine del vertice in Costa d’Avorio ha riguardato la corsa per la presidenza dell’Eurogruppo (le candidature dovranno arrivare entro domani): «Ho l’impressione che tutti abbiano una grande stima per Padoan ma ho l’impressione che vogliano scegliere un presidente per un periodo diverso che non tre mesi», ha affermato. «Credo non sfugga a nessuno - ha aggiunto il premier - che salvo sorprese piuttosto imprevedibili la durata del governo da me presieduto è piuttosto limitata e questo costituisce obiettivamente un problema. Ne abbiamo parlato con diversi leader europei anche qui».

Il premier: tutti mettano mano a portafogli per sostenere l’Africa
La strategia che viene fuori dal vertice in Costa d’Avorio - un vertice che vede la partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni europee e dei leader dei principali paesi del Vecchio Continente (Angela Merkel, Emmanuel Macron e Mariano Rajoy) - è quella che punta, in un arco temporale di medio lungo termine, a promuovere una crescita economica dei paesi africani. Solo uno sviluppo economico può convincere le persone a non mettersi in viaggio per raggiungere l’Europa. Secondo il piano annunciato dall’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera Federica Mogherini l’Europa alzerà da 20 a 44 miliardi di euro gli investimenti in Africa. «L’Italia - ha confidato Gentiloni - si augura che altri paesi africani diano il loro contributo».

«Sui migranti l’Italia a testa alta ha fatto la sua parte»
Secondo il premier la strada sul tema immigrazione «è tracciata, bisogna rimboccarsi le maniche, mettere mano anche al portafoglio perché non è possibile che siano finanziate pressoché solo da Italia, Germania e Ue, ho avuto disponibilità dei quattro Paesi di Visegrad a finanziare. Bisogna che ognuno faccia la propria parte su questa strada che l’Italia ha aperto. L’Italia ha fatto a testa alta e con orgoglio la sua parte».

«Numeri significativi rimpatri»
Il premier ha ricordato che «nelle ultime settimane ci sono
grandi passi avanti nei rimpatri. L’attività italiana ha acceso i riflettori sulle condizioni assolutamente orribili e inaccettabili in cui da qualche anno versano i rifugiati o i migranti in Libia, ha dato nuovi strumenti grazie agli accordi con il governo Serraj per le organizzazioni internazionali dei migranti e l’Unhcr per intervenire, ha aperto loro le porte della Libia praticamente, ha consentito di cominciare ad avere dei numeri significativi dal punto di vista dei rimpatri». «È questo - ha spiegato - il vero obiettivo dell’azione italiana: ridurre i flussi, mettere in crisi il modello di business dei trafficanti, mettere una parola fine sulle atrocità che abbiamo visto in questi mesi e riuscire a ristabilire un circolo virtuoso».

«Italia e Francia possono collaborare in Libia»
La collaborazione tra paesi europei ha in Libia un primo, fondamentale banco di prova. «Italia e Francia possono perfettamente collaborare» per ridurre i flussi di migranti dalla Libia, ha spiegato Gentiloni. «L’importante è che la collaborazione avvenga sul terreno, facendo quel che dobbiamo fare. Ed è l’invito che abbiamo rivolto a tutti i nostri amici europei: non possiamo fare da soli, anche se stiamo facendo molto da soli», ha aggiunto il Presidente del Consiglio.

«Network trafficanti sa che ora più controllo»
In particolare, ha osservato il premier, sulla Libia «l’obiettivo deve essere comune: nel momento in cui riprendi almeno in parte il controllo del territorio e della linea costiera libica, contemporaneamente bisogna lavorare di più e meglio sulla politica dei rimpatri. Parliamo di questo, non di deportazioni ma di incoraggiare con gli accordi i governi. Fatichiamo con Paesi come la Nigeria e altri Paesi africani - ha continuato Gentiloni - anche perché dai paesi africani vengono contributi importanti dalle rimesse, in alcuni casi sono interi Paesi che hanno condiviso la scelta di migrare. Che ci sia maggior controllo della costa libica e maggior presenza a sorvegliare i diritti umani e i rimpatri è una notizia che nel network dei traffici illegali sta circolando dal tempo, qualcuno sta dicendo che già riducendo i flussi dal Niger».

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