il commissario ue all’economia

Gentiloni: prime erogazioni del Recovery Fund entro giugno 2021. Mes, nessuna condizionalità su risorse per la Sanità

Audizione in Parlamento sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo delle risorse. «Siamo fiduciosi, Italia all’altezza di sfide»

di Nicola Barone

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(AFPAFP)

Audizione in Parlamento sull’individuazione delle priorità nell’utilizzo delle risorse. «Siamo fiduciosi, Italia all’altezza di sfide»


3' di lettura

Le prime erogazioni dal Recovery Fund europeo potranno arrivare entro il primo semestre del 2021. È quanto chiarisce il commissario europeo Paolo Gentiloni, in audizione davanti alla Commissioni Bilancio e Politiche della Ue di Camera e Senato. La tabella di marcia ricostruita dall’ex premier prevede diversi passaggi. I piani nazionali vanno presentati al massimo entro aprile (con l’auspicio che i Paesi lo facciano anche prima). Poi corrono le “otto settimane” massime entro le quali la Commissione deve proporre al Consiglio europeo l’approvazione dei piani nazionali. Il Consiglio avrà quindi quattro settimane per il via libera a maggioranza qualificata.

Sull’erogazione la parola è alla Commissione

«All’atto dell’approvazione del Consiglio, presumibilmente entro il primo semestre 2021, ci sarà la prima erogazione pari al 10% dell’ammontare del piano di Recovery», entra nel dettaglio Gentiloni aggiungendo che «le altre erogazioni saranno a cadenza semestrale, due volte l’anno». Il commissario sottolinea che mentre è il Consiglio a decidere l’approvazione del piano, sarà la Commissione a decidere sull’erogazione sulla base del rispetto dei tempi proposti nei piani nazionali.

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Entro metà ottobre le bozze dei piani

Quel che Bruxelles aspetta è «per la metà di ottobre delle bozze che consentano il confronto necessario. La presentazione finale dei piani è prevista per ’inizio del prossimo anno, è una scadenza, ma incoraggiamo a presentarli in forma definitiva anche prima». Gentiloni assicurato comunque che i piani nazionali «non saranno redatti a Bruxelles né imposti da Bruxelles, ma proposti dai 27 paesi». A suo parere comunque «è molto chiaro che la Commissione non è un intermediario finanziario per trasferire risorse a scatola chiusa ma ha l’obbligo di verificare che i piani siano in linea con le priorità comuni» e con quelle specifiche per i diversi Stati.

«L’Italia ha reagito bene al Covid-19»

«Non siamo di fronte a una ripresa a V ma di fronte a una fase rilancio delle economie ma con un clima di incertezza e anche Italia che ha reagito bene all’ emergenza sanitaria è alle prese con l’incertezza». Ora, per Gentiloni, nel mettere a punto il programma di riforme che permetterà l’accesso alle risorse dei Recovery Fund non si tratta di compilare una «raccolta di esigenze ma del coraggio di guidare questa ripresa e ricostruzione perché o lo facciamo oggi o sarà difficile in altre occasioni. Questa è la grande responsabilità del governo e del parlamento e sono fiducioso che l’Italia ha tutte capacita e potenzialità per essere all’altezza di questa sfida». La Commissione Ue chiede che l’esecutivo nel compilare il proprio programma di riforme indichi le proprie scelte nel quadro delle priorità, ma non vari un «catalogo di di spese». Oggi le risorse e lo spazio di bilancio per affrontare i problemi «ci sono, se non le usiamo oggi il rischio è che non lo facciamo più e questo vale soprattutto per l’Italia, sia per i problemi di bassa crescita sia per l’elevato livello del debito, problema che non scomparirà nel tempo».

Mes fondamentale, condizionalità eliminate

Passando invece al Mes quel meccanismo «consentirebbe prestiti fino al 2% del Pil per ciascun Paese e sono finalizzati al tema sanitario. L’obiettivo è fondamentale, dobbiamo rafforzare la resilienza dei nostri sistemi sanitari e dobbiamo farlo adesso». In ogni caso «le condizionalità macroeconomiche che hanno caratterizzato la crisi precedente sono state eliminate per queste linee di credito straordinarie destinate alla sanità».

Il «Mes non dipende dalla Commissione Ue mentre il piano Sure sì» nota Gentiloni in risposta ad una domanda di un parlamentare. La prudenza di alcuni paesi sull'utilizzo di questi fondi, osserva, può essere legata ai piani di rientro richiesti dal Mes per gli interventi fatti alcuni anni fa come nel caso della Grecia «ma oggi tutto questo non ha niente a che fare con i crediti per il sistema sanitario». Gentiloni ricorda che per maggiore chiarezza formale è stato emendato un regolamento del 2013 «per chiarire che i paesi non sono tenuti ad alcuna forma di reporting» al Mes per questi fondi. «Gli unici report dei paesi che prendono la linea di credito per la sanità riguarda la destinazione di risorse al sistema sanitario. Non ci saranno report o richieste legate alla situazione macroeconomica».

Recovery Fund, l'audizione alla Camera del Commissario Gentiloni

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