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Gentiloni, l’ottimismo e lo scandalo: quelle «asimmetrie» italiane

di Paolo Bricco

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Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni (Ansa)


2' di lettura

La volontà dell'ottimismo e le ragioni dello scandalo. La prima declinata nella semplice versione del sostantivo. Le seconde, invece, sintetizzate nell'avverbio “scandalosamente”. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è arrivato quest'oggi – domenica - all'autodromo di Monza e, conversando con il presidente della Fia Jean Todt, ha raccontato il mood percepito al workshop Ambrosetti: «Ieri sono stato al Forum di Cernobbio. C'è molto ottimismo sull'economia italiana». Sabato sera, il discorso di Gentiloni al Workshop Ambrosetti ha avuto uno dei suoi perni retorici e concettuali nell'avverbio “scandalosamente”.

Un avverbio utile a mettere in prospettiva con onestà intellettuale – in particolare sulla dimensione del lavoro – i discreti risultati statistici – migliori rispetto alle attese – degli indicatori macroeconomici, prima di tutto l'andamento del Pil. Scandalosamente, riferito ai ritardi del Sud, delle donne, dei giovani. Per dire le asimmetrie che si sommano, si coagulano, si sedimentano in una realtà complessa come quella del nostro Paese rendendola a volte quasi insopportabile. Asimmetrie di lungo periodo. Queste asimmetrie, alla fine, nell'anomalia italiana si ricompongo in una doppia dimensione. La prima dimensione è quella dell'ottimismo. Che, in un establishment tradizionale come quello presente a Cernobbio (molti imprenditori manifatturieri di settori maturi, parecchi banchieri, quasi tutti uomini), rappresenta una delle caratteristiche antropologiche del nostro Paese.

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La seconda dimensione è quella della capacità dei protagonisti dell'economia di trarre giovamento dai segnali – anche soltanto discreti – provenienti dal quadro pubblico generale: il dato statistico generale migliore del previsto diventa un carburante psicologico in grado di potenziare, in maniera più che proporzionale, il desiderio di fare le cose alimentando l'ottimismo dei singoli. E, così, nonostante il rischio di un downsizing graduale ma inesorabile del Paese e del suo posizionamento economico, politico e strategico sullo scacchiere internazionale, le contraddizioni italiane sembrano stemperarsi e, alla fine, tutto si tiene: l'ottimismo e lo scandalo.

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