LA SECONDA TAPPA DELLA VISITA NEL CONTINENTE 

Gentiloni a Luanda: per l’Italia l’Angola è il terzo partner dell’Africa sub-sahariana

di Andrea Carli

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Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al suo arrivo a Luanda, in Angola


3' di lettura

Un Paese emergente, con un tasso di crescita elevato, ingenti risorse naturali e minerarie e, sulla carta, un’area strategica in vista di una maggiore presenza italiana nei mercati dell’Africa sub-sahariana e meridionale. Con un punto debole: l’economia si basa soprattutto sulla produzione di petrolio ed è quindi legata alle oscillazioni del prezzo del barile. Tutto questo è l’Angola, seconda tappa della visita istituzionale del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in Africa, dopo la Tunisia. Il premier è oggi a Luanda. L’agenda prevede in mattinata una visita al memoriale per il primo presidente angolano, Agostinho Neto, poi un colloquio con il Presidente della Repubblica di Angola, Joao Lourenco (eletto quest’anno dopo i 38 anni di Jose Eduardo Dos Santos) quindi, nel pomeriggio, nella sede dell’ambasciata, l’incontro con i rappresentanti della comunità italiana in Angola e alcune ong che operano nel Paese.

Un’economia in crescita sulla spinta dell’oro nero
Quello che trova Gentiloni è un paese che, a 15 anni dalla fine della guerra civile, cresce dal punto di vista economico. Negli ultimi anni una nuova borghesia ha trasformato la capitale Luanda, fondata 500 anni fa, in una specie di piccola Dubai. Il boom petrolifero degli anni 2004-2006 ha fatto sì che l’Angola entrasse a pieno titolo nel circolo, ristretto, dei più grandi produttori di “oro nero”, con una produzione che in quegli anni ha raggiunto i due milioni di barili al giorno. Lo sviluppo di questo comparto e un’attenzione sempre più forte da parte della Cina, che dal 2010 è diventato un partner strategico, hanno creato le prenmesse per una ripresa dell’economia del paese, dopo anni di stagnazione e di crisi.

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Angola terzo partner commerciale nell’area sub-sahariana
L’Italia lo ha capito e ha acceso i fari su questo mercato. I principali interessi economici sono legati all’esplorazione e allo sfruttamento di petrolio e Gnl (Eni e Saipem). Oltre agli idrocarburi, le aziende italiane sono attive nei trasporti e costruzioni (la Trevi è presente su quel mercato). L’Angola è il nostro terzo partner commerciale sub-sahariano, dopo Sud Africa e Nigeria. Dal 2010 al 2014 si è assistito a un notevole e continuo incremento dell’interscambio complessivo, che è passato da 489,7 milioni di euro a 1,3 miliardi di euro circa. Si esportano prodotti alimentari, mobili, prodotti farmaceutici di base e macchinari.

Nel 2014 il calo dell’interscambio
A partire dal 2014, diversamente dal trend positivo precedente, si è realizzato un crollo dei valori, che ha interessato tutti i partner commerciali. Questo rallentamento, originato dal calo dei valori del greggio esportato dall’Angola, è stato determinato anche dai crescenti ostacoli incontrati dagli operatori italiani nell’ottenere il pagamento delle forniture. Anche le le importazioni di beni dall’Italia negli ultimi anni hanno conosciuto un netto calo: dai 398 milioni di euro nel 2014 si è infatti passati ai 258 milioni nel 2015 e poi ai 188 milioni del 2016.

Portogallo, Brasile e Sud Africa: la triangolazione sul Made in Italy
Il Made in Italy venduto in Angola è molto più rilevante di quanto dicono i livelli dell’export: Paesi come il Portogallo, il Brasile e il Sud Africa utilizzano infatti ampiamente e con profitto lo strumento della triangolazione commerciale, acquistando in Italia e vendendo in Angola a prezzo maggiorato i prodotti italiani, senza alcuna lavorazione aggiuntiva, grazie all’affermato avviamento dei marchi italiani.

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