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Gentiloni: patto di stabilità va adeguato, risale agli anni della crisi

Il patto di stabilità è stato pensato in un momento di crisi, e ora va rivisto, sottolinea il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni in un'intervista alla Sueddeutsche Zeitung. «Il quadro regolatorio di cui dispone la Ue va completato» perché pensato in un momento in cui le grandi paure con cui si doveva confrontare la Ue erano «i grandi deficit e la tenuta della moneta. La politica monetaria non basta, serve un coordinamento delle politiche di bilancio»

Mes, Gentiloni: «Non ci serve una fiammata di autolesionismo»

Il patto di stabilità è stato pensato in un momento di crisi, e ora va rivisto, sottolinea il commissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni in un'intervista alla Sueddeutsche Zeitung. «Il quadro regolatorio di cui dispone la Ue va completato» perché pensato in un momento in cui le grandi paure con cui si doveva confrontare la Ue erano «i grandi deficit e la tenuta della moneta. La politica monetaria non basta, serve un coordinamento delle politiche di bilancio»


2' di lettura

Il patto di stabilità è stato pensato in un momento di crisi, e ora va rivisto. Lo dice il c ommissario europeo agli Affari economici Paolo Gentiloni, in un'intervista alla Sueddeutsche Zeitung. «Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori». «E abbiamo altre sfide davanti a noi: la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita bassa e una bassa inflazione». «In questo contesto le regole europee devono essere gradualmente adeguate».

Revisione delle regole in tempi stretti
«Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi, ma ora da questa crisi siamo usciti», ha aggiunto Gentiloni. Secondo l'ex premier ci sono altre sfide di cui tenere conto, tra cui «la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita debole e una bassa inflazione». In questo contesto le regole europee, che prevedono un tetto del 3% per il deficit/pil e del 60% al debito/pil, devono essere quindi gradualmente adeguate. E le prime proposte, ha puntualizzato Gentiloni, potrebbero arrivare nel secondo semestre del 2020. Quanto al fatto di dover valutare anche le politiche di bilancio dell'Italia, Gentiloni ha detto: «Non applicherò due pesi e due misure», ma è evidente che il patto di stabilità «consente flessibilità e la presidente von der Leyen ha ripetutamente ribadito l'importanza di utilizzare questa flessibilità».

Per economia Eurozona «non frenata ma rallentamento»
Gentiloni ha poi fatto il punto sulle prospettive dell'economia europea nel corso del suo intervento al Rome Investment Forum 2019, in corso nella Capitale. «Non ci sono al momento attendibili previsioni sulla possibilità che nel 2020 e 2021 ci sia un "'rebound" della crescita significativo» dopo che l'Eurozona ha visto una frenata quest'anno a circa l'1,1% contro una media degli anni scorsi del 2%, ha spiegato, sottolineando che «non siamo alla vigilia di una recessione ma di un rallentamento» dell'economia. A rischio, in particolare, il settore manifatturiero e i Paesi e settori più esposti a export e scambi, non a caso Germania e Italia».

No a «fiammate di autolesionismo» sul Mes
Ora, ha proseguito il commissario italiano, è certo che «il quadro regolatorio di cui dispone la Ue va completato» perché pensato in un momento in cui le grandi paure con cui si doveva confrontare la Ue erano «i grandi deficit e la tenuta della moneta. La politica monetaria non basta - ha proseguito Gentiloni - s erve un coordinamento delle politiche di bilancio». Quanto al Meccanismo europeo di stabilità «di tutto abbiamo bisogno tranne che di una fiammata di autolesionismo, di cui ogni tanto purtroppo il nostro paese è protagonista. paghiamo prezzi politici rilevanti. Abbiamo bisogno, piuttosto, di un rilancio di crescita e sostenibilità».

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