Trattati di Roma

Gentiloni: la Ue sceglie di ripartire dai nostri valori comuni

di Alessia Tripodi

(reuters)

3' di lettura

Alle 10. 18, con le note dell’Inno alla Gioia di Beethoven, si sono aperte in Campidoglio le celebrazioni per il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma. È stato il premier Paolo Gentiloni a fare gli onori di casa, parlando per primo di fronte ai 27 leader Ue giunti nella Capitale per la firma della «nuova dichiarazione di Roma».

Subito dopo il discorso di Gentiloni, nella sala degli Orazi e Curiazi hanno parlato i presidenti del Parlamento Ue, Antonio Tajani, del Consiglio Ue, Donald Tusk e della Commissione europea, Jean Claude Juncker. Al termine degli interventi la firma della nuova dichiarazione.
Polemiche sul discorso del sindaco di Roma, Virginia Raggi, che ha protestato perchè il suo intervento non è stato trasmesso né in sala stampa né dalla Rai.

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La dichiarazione di Roma firmata dai leader Ue (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Gentiloni: «Sessant’anni di pace grazie all’Europa»
«Se abbiamo vissuto sessant’anni di pace lo dobbiamo all’Europa» ha detto Gentiloni. «La globalizzazione con i suoi effetti positivi ma anche con suoi squilibri, il terrorismo, la crisi, il flusso migratorio, l’instabilità: all’appuntamento con questo mondo cambiato l’Europa si è presentata con troppi ritardi» ha aggiunto il premier, spiegando che «non possiamo fermarci quando attorno a noi il mondo è in movimento, ma purtroppo lo abbiamo fatto».

Ma «abbiamo imparato la lezione, la Ue sceglie di ripartire» ha aggiunto « e per ridare spinta al progetto di Unione dobbiamo restituire fiducia ai cittadini con politiche migratorie comuni, impegno per la sicurezza e la difesa, crescita, investimenti, lotta alle diseguaglianze alla povertà».

«Serve il coraggio di voltare pagina, serve il coraggio di procedere con cooperazione rafforzata ove necessario e quando è possibile - ha continuato il premieri - , di rimettere al centro i nostri valori comuni. I valori che ci fanno gioire quando riapre il Bataclan dopo la strage terroristica».
«Tutti abbiamo rinunciato a qualcosa in nome dell’interesse comune per firmare questa dichiarazione, per ripartire e ridare fiducia all’Europa. Lunga vita all’Unione europea» ha concluso Gentiloni.
«Con la dichiarazione di Roma abbiamo dato una prospettiva decennale» ha aggiunto poi il premier durante la conferenza stampa seguita alla firma.

Tajani: Ue ancora incompleta
Subito dopo l’intervento del presidente del parlamento Ue, Antonio Tajani, che ha ricordato come l’Unione europea sia ancora «incompleta» e «troppo burocratica». «Oggi - ha detto Tajani- non assistiamo a celebrazioni retoriche, la dichiarazione che firmiamo è un preciso impegno politico verso i nostri cittadini».

Tusk: «No a un’Europa a due velocità»
«Sono nato a Danzica nel 57, città distrutta da Hitler, nell'80 lì nacque Solidarnosc con Lech Walesa» ha dichiarato il polacco Tusk, presidente del Consiglio Ue. «I nostri erano sogni semplici, libertà e democrazia«, «per chi protesta oggi a Roma o a Varsavia l'Europa è una garanzia di libertà» ha aggiunto Tusk, che dice «no a un’Europa a due velocità».

Juncker: «Ue sia all’altezza delle scelte che viviamo»
«L’Unione si è risollevata dalla ceneri di due guerre mondiali» ha detto il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, e ora l’Unione che riparte deve essere «più orgogliosa di quella dei padri fondatori». «L’Europa - ha aggiunto Juncker - sia all’altezza delle scelte che viviamo». «Firmerò la dichiarazione di Roma con la stessa stilografica usata dal primo ministro lussemburghese Beck nel '57» ha sottolineato poi il presidente della commissione Ue.

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